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Michelle Obama e il manuale per il successo

A pochi giorni dall’uscita di “Becoming – La mia storia”, l’autobiografia di Michelle Obama, si parla già di fenomeno letterario dell’anno. Suona profetico nel titolo, in quel verbo diventare che racconta una grande trasformazione, un percorso verso il successo. Nella prima settimana negli Stati Uniti il libro di 500 pagine ha venduto 1,4 milioni di copie e dopo cinque ristampe dell’edizione rilegata se ne prevedono altre 3 milioni tra Usa e Canada. E mentre in Gran Bretagna è al primo posto delle classifiche di genere, in Italia sono 8.000 le copie vendute in una settimana su una tiratura di 60.000 voluta dall’editore Garzanti.

È stata una scelta coraggiosa e vincente per l’ex first lady americana, prima donna di colore alla Casa Bianca, quella di mescolare elementi autobiografici con una pagina importante della storia americana, che la lega al marito Barack Obama, il 44° presidente democratico americano. Una curiosità mista ad ammirazione per la coppia presidenziale ha scandito gli anni al potere degli Obama. Personaggi da subito apparsi così speculare l’uno all’altro, paradigma di affinità e complicità. La vita di Michelle è sempre sembrata una grande fiaba, una donna dal fascino brillante, dotata di bellezza e carisma rari, al fianco dell’uomo più potente del mondo, nella storia d’amore con la lettera maiuscola. Ma c’è in Becoming un elemento in più che sposta il piano narrativo verso una riconoscibilità universale. È il racconto di una donna e delle sue debolezze. Dall’appartenenza ad una famiglia proletaria, agli anni faticosi dell’università ad Harvard, fino alla professione di avvocato esercitata in diversi studi quotati di Chicago tra mille discriminazioni. 

Sono le difficoltà comuni incontrate ogni giorno da tante altre donne in una realtà, quella americana non facile. Ed è questo forse il tratto distintivo del libro, quello di creare immedesimazione, empatia collettiva. Un’antologia, quasi un manuale da seguire per chi si affida a determinazione e coraggio nel raggiungimento di obbiettivi alti. Vita privata, amore, paure, conquiste e fallimenti danno al personaggio della ex first lady un tratto solidale di chi parla di se stessa per e alle altre donne. Incarnare quello che Michelle Obama in una recente intervista ad Oprah Winfrey ha definito il “role model”, un modello di riferimento comportamentale, è la linea di demarcazione della sua vita condotta a metà tra privato e ruolo istituzionale. Conscia dell’onore e della responsabile che tale funzione richiede. E le sue parole sono la sintesi di questa convinzione: ”I giovani vi stanno guardando. Ed io non voglio che mi guardino e pensino che non abbia mai avuto problemi, difficoltà, paure”.

Marita Langella

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