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La missione dei libri e una crisi da combattere

Ci si può arrendere all’idea che di cultura non si vive? Una riflessione è d’obbligo in un momento in cui la pandemia che stiamo fronteggiando ha aperto scenari e prospettive inedite. Isolati dai contatti sociali, reclusi in isolamento domestico, alla ricerca di attività che riempiano giornate scandite dai numeri di contagiati e deceduti. E allora basti pensare a quelle attività che accompagnano la quotidianità ai tempi del coronavirus, ai film che rivediamo, la musica che ascoltiamo, classici e autori ancora citati, per realizzare che la cultura è vita. E da che cosa si origina se non da una condivisione di idee che circolano, si trasmettono e alimentano la vita comune, l’esperienza umana,  la cultura appunto. In questa accezione il libro incarna più di ogni altro mezzo la conservazione e diffusione di un sapere da cui prendono forma poi produzioni artistiche teatrali, figurative, televisive e cinematografiche.

Eppure i libri ai tempi del ritorno a una seconda forma di oralità, come i sociologi della comunicazione definiscono l’era di Internet, stanno vivendo una crisi senza precedente. I dati attestano oltre 2.300 librerie chiuse in italia negli ultimi 5 anni: a spiegarlo è stato il presidente dell’Associazione Librai Italiana Paolo Ambrosini, che ha tracciato una mappatura dello stato delle librerie nel nostro Paese. Ne ha chiuso una a Milano al’interno dell’ospedale Niguarda, a Torino la libreria Comunardi, a Ragusa la libreria Paolino, a Roma a inizio 2020 la Feltrinelli International, solo per citarne alcune. E dove muoiono i libri, qualcuno accenderà un televisore o un computer, confermando un trend che si muove nella direzione di un consumo di contenuti sempre più frammentati e volatili, destinati a durare lo spazio di un click.

Non bastano gli appelli di addetti del settore, di scrittori, intellettuali e culturi, e nemmeno iniziative nate per la causa come la Giornata mondiale del libro, a sollecitare soluzioni mirate. Un ripensamento che parta dalle istituzioni chiamate dallo scorso giugno a esaminare una proposta di legge sul libro, al momento ferma in Senato, così da rilanciare la lettura e il suo patrimonio. Come una card cultura con sconti fino al 15% da destinare a chi non può rivolgere consumi in librerie, teatri, o per acquisti musicali. Si tratta di una competizione impari tra un cartaceo che arranca ormai in un mercato giudato dall’ e-commerce e dalla distribuzioni massiva dei colossi della rete. La soluzione può essere trovata solo partendo da visioni condivise e mirate a una ridefinizione delle modalità di acquisizione dei contenuti culturali. E solo un’idea quando si diffonde può diventare prassi, consuetudine.

Marita Langella

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