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Giordano indaga la “solitudine dei numeri primi”

Nella serie infinita dei numeri naturali, esistono dei numeri speciali, i numeri primi, divisibili sono per se stessi e per uno. Se ne stanno tranquilli tra tanti numeri “normali” cercando di mimetizzarsi, di nascondersi, ma hanno qualcosa di speciale che li distingue, un alone di mistero che li rende oscuri al resto del mondo.

Nella serie infinita dei numeri naturali, esistono dei numeri speciali, i numeri primi, divisibili sono per se stessi e per uno. Se ne stanno tranquilli tra tanti numeri “normali” cercando di mimetizzarsi, di nascondersi, ma hanno qualcosa di speciale che li distingue, un alone di mistero che li rende oscuri al resto del mondo.

Fra questi, esistono poi dei numeri ancora più particolari e affascinanti, gli studiosi li hanno definiti “primi gemelli”. Sono due numeri primi separati da un unico numero. L’11 e il 13, il 17 e il 19, il 41 e il 43… Ma pian piano che si va avanti nella tavola numerica, diventano sempre più rari e difficili da trovare, sommersi dall’infinità degli altri numeri. Eppure, ci assicurano i matematici, che quando ci si sta per arrendere, dopo centinaia di altri numeri, si riesce a trovare una coppia di primi gemelli, abbracciati l’uno all’altro, separati da un unico numero.

Uniti nella propria infinita solitudine. Vicini, estremamente vicini, ma non abbastanza da toccarsi veramente. Alice e Mattia, i protagonisti del celebre romanzo di Paolo Giordano, sono due persone così estremamente uniche e sole da viaggiare sullo stesso binario, ma destinati a non incontrarsi mai. Il loro passato ha segnato per sempre le loro vite, rendendoli estranei al resto del mondo, relegandoli ad un forzato isolamento.

Alice ha sette anni e odia la scuola di sci e suo padre la obbliga a frequentarla. Una mattina come un’altra, distratta si separa dai suoi compagni e rimane bloccata nella nebbia. Decide di scendere da sola a valle, ma finisce fuori pista, spezzandosi una gamba.

Mattia, è un bambino intelligente ma timido. Ha una sorellina ritardata e questo gli impedisce ogni rapporto sociale con il mondo esterno. Un giorno i due vengono invitati ad una festa per la prima volta. Lui decide di lasciarla sola nel parco, per poi riprenderla dopo la festa. Ma a fine serata la bambina non c’è più. Scomparsa per sempre.

Questi due tragici eventi e le loro irreversibili conseguenze incidono indelebilmente le vite di queste due persone, dall’infanzia, all’adolescenza fino all’età adulta. Si sentono diversi, unici e per questo destinati alla solitudine. C’è un muro impenetrabile che li divide dal mondo esterno, e da soli non riescono o non vogliono superarlo. Quando si incontrano, sono gli altri ad accorgersi di quello che loro capiranno solo molti anni dopo. C’è uno spazio comune tra di loro, i cui confini non sono ben delineati, dove sembra non mancare nulla. Le loro anime sono così incredibilmente uniche e sole, da essere intrinsecamente unite, eppure così distanti. Necessitano l’uno della presenza dell’altro, ma una volta insieme c’è sempre una sottile linea che li divide, che per quanto infinitesimale non riesce a farli realmente toccare, a rompere la solitudine dei loro cuori. Questa sofferenza che portano dentro sé, che li fa stare insieme senza nemmeno carpirne la ragione, li porta anche a dividersi.

Ma nemmeno gli anni di lontananza, di parole mai dette e di rimpianti riescono a farli dimenticare l’uno dell’altro…

“La solitudine dei numeri primi” è un romanzo che sembra crescere e maturare nelle nostre mani.

Delicato, eppure terribile allo stesso tempo, in cui al posto degli adolescenti belli e perfetti che affollano le pagine dei romanzi contemporanei, emergono due protagonisti imperfetti e marginali.
I turbamenti e le cicatrici, i fallimenti mai confessati e l’incapacità di vivere quelli che normalmente sono considerati successi, insomma tutta l’umanità scartata dagli altri scrittori, irrompe nelle pagine di Paolo Giordano e semina scompiglio nel lettore.

Luisiana Levi

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