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URBE SANGUINUM

Il simbolismo del sangue in una città che liquefa

Per poter parlare dell’importanza del sangue come simbolo o come appartenenza di una parte della società, bisogna ritornare all’uso sociale politico nel ‘500 dei mostri. In quella che viene anche chiamata l’età della divisione tra la Chiesa Romana e quella Protestante. In quel Nord Europa di Wittenberg dove Lutero affigge le 95 tesi contro la Chiesa corrotta e temporale (13 ottobre 1517). Alla Chiesa di Roma si contestavano i peccati, soprattutto, di simonia, la dottrina del Purgatorio e le indulgenze che si pagavano; e proprio a Napoli nasce un detto e/o proverbio che citiamo: “Dicette a’ Badessa: senza sorde nun se’ cantano messe”. Da ricordare anche che è il periodo in cui si reinveste in luoghi ed opere della Misericordia. In questo dissenso tra i due pensieri religiosi inizia la battaglia di simbolismi, rappresentazioni, metafore e similitudini, processi e discussioni, in arte, letteratura e tesi: le cosiddette “stoccate” contro il nemico. Assistiamo alla nascita infatti del libro dei mostri, ovvero, «Liber Mostrorum». Un vero e proprio catalogo dove si raccontavano tutti gli esseri mostruosi, che oggi individuiamo ipocritamente in “il diverso da noi”.

Si raccontava che proprio a Wittenberg nasceva un bambino con un coltello allo stomaco, un altro con il ventre aperto e gli intestini fuori, due siamesi legati dalla testa e dal petto ma che guardano in opposizione. A Napoli abbiamo delle croci di sangue che piovono dal cielo e si attaccano alla pelle dopo un’eruzione del Vesuvio (da Kirchen, gesuita del 1600). Letto poi come un cataclisma quello del 1621, ovvero l’eruzione a Napoli preannunzio dei moti di Masaniello, che il caso vuole nascono nei momenti di incertezza e insicurezza collettiva. Questo fenomeno venne letto come segno che Dio aveva mandato, come un messaggio. Si legge di un bambino col coltello nell’intestino e quindi come segno di una guerra intestinale, pensiamo a Roma Ecclesiastica e la riforma. I siamesi che si guardano in opposizione vengono interpretati come due parti dell’Europa che guardano in modo diverso e contrario, mentre i corpi legati, apparendo astruso, è la società. In questo periodo scrivono Jean Bodin, Ambroise e Aldrovandi.

Se in Olanda nasce un vitello deforme con un cerchio alla testa, tipo chierica, si diffonde la voce che nel Tevere sia uscito un ibrido di vari corpi. Per la Chiesa Romana i protestanti sono pari alle bestie e quindi ibridamente contrari a Dio. Ma tra i due litiganti, i laici (scienziati, ricercatori e medici) nel frattempo cominciano a indagare sulle cause naturali. Ecco che abbiamo la rinascita dell’autopsia, che nella prima fase veniva fatta con i corpi dei condannati a morte (rei senza anima), o figure al margine come gli attori (ritenuti doppi). Nell’aula autoptica il professore, Magister, era seduto lontano su un seggio, a sezionare ci pensava il Sector, che informava lo Spector, che a sua volta riferiva al Magister. Sarà De Savio, con le sue tavole del corpo umano a trasformare poi l’autopsia fatta direttamente dal Magister, eppure alla fine il professore e gli allievi dovranno fare dei riti e andare in una cappella per pregare per l’anima del corpo. Quindi, come vediamo, fino adesso la libertà è un’illusione, è una libertà controllata e la sovrapposizione simbolica è la capacità di farci vedere la realtà controllata, o dovremmo dire darci la sensazione del controllo (come quello di aver il tempo scandito). Così il nostro comportamento muta e si pone in quella visione in cui il nostro avere non si può separare dall’essere. In inglese il comportamento si esprime col termine BEHAVIOR, cioè TO BE (essere) e TO HAVE (avere). Una persona è quello che ha ed ha quello che è.

Ovvio che la Chiesa cattolica non accetti questo compromesso o fa fatica a farlo, e in una città commerciale com’era Napoli il collante sotterraneo di tutte le relazioni diviene il denaro. Ancora oggi la terminologia ci aiuta a capirlo: ad esempio, prima si pagava con il sale (salario), poi con il companatico o con monete per acquistarlo (compenso), si arriva pagando ciò che dovuto e quindi onorando il lavoro ricevuto (onorario). Attraverso il linguaggio leggiamo che l’avere stabilisce la relazione dell’essere, ciò vuol dire che nel circuito economico c’è sempre un circuito sociale (tutt’ora i soldi al barista non vanno lasciati né sul tavolino, né tra le mani ma sul piattino).

Il denaro quindi diviene il vero “sangue” del corpo sociale, e infatti il lessico che deriva dalla medicina di quegli anni da sempre, ci accompagna nel gergo della nostra società che è basata sul sangue. Questo avviene in passato dopo la battaglia di Lepanto in cui il Mediterraneo non è più il solo centro del mondo ma lo è tutta l’Europa. L’idea del sangue che circoli sarà la vera rivoluzione nell’idea che l’uomo non è immobile, allora il sangue diventa un simbolo, il sangue che circola è l’economia che gira. Plasmare la società, la realtà; oppure la cultura e la conoscenza ci plasmano, è il plasma (sangue) che si modifica o che ci modifica, ci rapporta a qualcuno o qualcosa.

Mantenere il patrimonio tra consanguinei era prerogativa dei signori, e quindi questi si sposavano tra loro mantenendolo nella cerchia. A sua volta il popolo si differenziava credendo che il colore del sangue ritenuto non infetto fosse rosso, mentre quello nobiliare era blu, corrotto, malato (in verità l’assenza di una carnagione abbronzata perché poco esposta al sole rendeva più visibili le venature bluastre e violacee); questa era una lettura mitologica e metaforica per differenziare ceti della società. Quando invece come abbiamo detto la società non è più immobile, i ceti possono incrociarsi e il sangue è uguale, il denaro è di tutti, la legge è uguale per tutti, fa cadere i regimi. Ecco che il sangue che ci rappresenta è tessuto (scienze), è realtà sociale (società) e viene usato in opposizione al potere o alla realtà non condivisa. Il “Cristo” che si eleva, mi offre al Divino con la flagellazione, con la sofferenza è una risposta che ci appaga e diviene un SIGNUM della vita, sui cui credere o avvicinare, immolare ed imitare. ACQUA + SANGUE = sudore/fatica + noi/vita viene interconnessa al VINO (imita ma è anche composto di elementi crearti dalla fatica dell’uomo).

FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME, perché “Buon vino fa buon sangue” e quindi rinasciamo, ci purifichiamo. Ecco che il popolo utilizza la fuoriuscita di sangue per purificarsi e ricominciare: “…puozze itta’ ‘o sangue’”, “te facce ascì ‘o sangue’ pe’ tutte ‘e parte”, “ ‘nu poche ‘e sangue’ pazze”, “ietto ‘o veleno”. Questa sacra mia azione, rende ciò che ho, sangue sacro e ci rende salvi, oppure santi o più vicini al divino… salvi dalla società a noi contrapposta. Il sangue peccaminoso, corrotto fuoriesce dal nostro corpo, l’uso del salasso e delle sanguisughe. Noi crediamo e ci identifichiamo nel sangue e nelle stimmate in cui quel che sangue rende sacro ciò che tocca, rende la zona intoccabile, inviolabile. Oppure la donna che sanguina è inviolabile in quel periodo, quale fonte di morte e di vita, ovvero perde forza e può essere feconda subito dopo, non può toccare altri esseri viventi perché procura morte non essendo mito o santo, ma crea vita dopo aver perso il sangue corrotto, malato.

Solo chi è eletto (dal popolo) ha il pathos (passione per..), ed il suo sangue è rifugio di dolore, di morte, di malattie, per le guarigioni, è taumaturgo, è salvezza e rifugio dalla realtà, ecco perché Napoli è la città del sangue, ovvero l’Urbe Sanguinum. Essa elegge nei suoi patroni il soggetto “Medium” che con la liquefazione “Rito” (prodigio o miracolo) muove il sangue “Simbolum” e si purifica e rinasce. La città partenopea tra i suoi Santi patroni e figure miracolose annovera dieci liquefazioni nella sua storia: il famoso San Gennaro per tre volte all’anno al Duomo, tutti i martedì Santa Patrizia e il 24 giugno San Giovanni il Battista nella chiesa San Gregorio Armeno, nella stessa chiesa vi erano San Pantaleone il 27 luglio oggi nella Cattedrale di Ravello e San Lorenzo il 10 agosto oggi nella Cattedrale di Amaseno (FR), San Filippo Neri il 26 maggio nella chiesa dei Girolamini, San Luigi Gonzaga 21 giugno nella chiesa Gesù Vecchio all’Immacolata, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori il 2 agosto nella chiesa della Redenzione dei captivi, San Stefano il 25 dicembre nella chiesa di Santa Chiara ed infine Suor Maria Giuliana Arenare in fase di canonizzazione il 23 settembre in Santa Gertrude.

Marco Fiore

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