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Uomini di scienza con cattiva coscienza: siate maledetti!

Una regola di buon giornalismo impone di non utilizzare mai riferimenti personali quando si parla di problematiche sociali. L’ho sempre rispettata e faccio appello, pertanto, alla sensibilità umana del direttore, per questa isolata deroga. Parlerò di scienza e coscienza con riferimento alla medicina, al progresso scientifico e alla cultura, ricordando tre persone speciali, che “rappresentano” molto per me: Bruno Iorio, l’amico del cuore;  Felice Rossini, mio cognato; Giuseppina Federico, mia Madre. Bruno, enfant prodige, a 22 anni insegnava “Storia delle Dottrine Politiche” e io, ventenne, ero suo allievo. Ben presto diventammo amici inseparabili. Felice, bello come il sole e retto come pochi, semplicemente, è l’uomo che ogni padre sogna come marito per la propria figlia. A mia Madre devo tutto e sarebbe impossibile riportare ciò che dovrei e vorrei dire di lei.

Queste tre persone mi sorridono dal Paradiso, ma potrebbero ancora sorridermi, quotidianamente, sol che si fossero imbattute, quando ne avevano bisogno, in uomini “coscienziosi”. La malasanità è diventata una vera piaga sociale in tutto il Paese, raggiungendo  livelli  insostenibili nel Mezzogiorno d’Italia. Bruno fu mandato a casa, dall’ospedale, con una diagnosi di dolori intercostali. Aveva un infarto in atto. Mio cognato fu operato per un tumore da un “luminare” che, pur di incassare la lauta parcella, decise di intervenire nascondendoci che l’intervento richiedeva anche la presenza di un neurochirurgo. Non contento, dopo pochi mesi, quando le analisi dimostrarono che il tumore era ancora presente, (si parlò di recidiva, ma in realtà era ancora quello iniziale), intervenne spudoratamente una seconda volta, in modo devastante. Ci affidammo a lui con fiducia, in virtù del suo “nome”. Egli, invece, cinicamente, condannò a morte mio cognato, al quale furono diagnosticati solo sei mesi di vita. Combattei con tutte le mie forze e riuscii a ottenere il permesso per il ricovero in Francia (che tutti volevano negarmi, perché tutti si sentivano “superiori” ai loro colleghi d’oltralpe), dove fu operato da un “italiano”, “scappato” da Napoli dopo la laurea e divenuto uno dei più grandi neurochirurghi al mondo.

La mia determinazione gli assicurò altri dieci anni di vita, ma sarebbe ancora vivo se l’intervento giusto fosse stato praticato subito. Per la vicenda di mia Madre rimando a quanto scritto nel blog www.galvanor.wordpress.com: “Quell’ultimo abbraccio”. Ho denunciato i responsabili della sua morte e non posso aggiungere nulla in questo contesto. La degenerazione etica che pervade il mondo medico atterrisce. Mentre scrivo, in TV si parla di un famoso ginecologo arrestato per aver aperto un “supermarket degli ovuli”. È stato scoperto grazie alla denuncia di una paziente. Come si è giunti a tanto? La medicina non è primariamente una missione? Sì, lo è, ma non certo per i medici che conquistano ruoli importanti grazie alla “malapolitica” e quindi senza “esserne degni”, per di più penalizzando i colleghi più capaci. La malasanità, innanzitutto, è figlia della malapolitica, grazie alla quale è stato possibile “frodare” migliaia di miliardi. Ora che i nodi stanno venendo al pettine, da una parte si continua imperterriti a perpetuare sciagurate speculazioni, dall’altra si cerca di mettere qualche pezza tagliando risorse economiche e chiudendo ospedali lì dove ve n’è bisogno. E intanto la gente muore.

Non occorre essere degli esperti per comprendere la pericolosità delle centrali nucleari e delle scorie radioattive. Dal 1952 al 2011 sono stati ben 34 gli incidenti nel mondo, alcuni dei quali gravissimi. Le conseguenze di questi disastri sono incalcolabili, alla pari del numero dei morti: centinaia di migliaia, forse milioni, diluiti nel tempo. Eppure, nonostante ciò, vi sono fior di scienziati che continuano a sancirne “la sicurezza”. Ignoranti? No: criminali al servizio dei poteri forti. Non è lecito, infatti, concedere la buona fede a chi abbia severi studi in materia alle spalle, ma solo la pervicace volontà di mentire per scopi reconditi, quasi sempre legati al “potere” e “ai soldi”. Questo è il caso più eclatante di cattiva coscienza in campo scientifico, ma gli esempi potrebbero riempire molti volumi. Quotidianamente, sulle riviste generiche e specializzate, leggiamo articoli tesi a “orientare” i nostri consumi in un senso o nell’altro, firmati da “autorevoli esperti settoriali”. Il cioccolato contiene antiossidanti e combatte la depressione (di sicuro provoca piacere mangiarne, ma da qui a considerarlo un cibo terapeutico, ce ne corre!); il tal cibo è “fondamentale” per una buona salute; gli OGM non sono dannosi, e così via. Da qualche mese, addirittura, è iniziata una campagna pubblicitaria per promuovere la vendita dell’olio di palma,  dichiarato “salubre” da eminenti specialisti.  Per fortuna è ancora ben superiore il numero di coloro, con i giusti titoli, che ne hanno sancito, da decenni, l’alto tasso di tossicità. Per lo più sono gli stessi che spiegano a chiare lettere tutti i rischi che si corrono con gli OGM.

“L’istruzione è l’arma più potente che abbiamo per cambiare il mondo”, affermava Mandela, ricalcando il pensiero di Che Guevara, per il quale “un popolo di ignoranti è un popolo facile da ingannare”. I politici conoscono queste massime e si attrezzano bene affinché l’istruzione sia funzionale all’ignoranza.  Hanno lavorato bene in tal senso e si “affinano” sempre più. La cultura è uno dei campi in cui la cattiva coscienza produce i danni peggiori, perché destinati ad avere conseguenze future irreparabili. Il potere ha paura degli uomini colti, perché quasi sempre la profonda cultura porta alla rettitudine, vista come fumo negli occhi. Ecco, quindi, che un capo di governo si affanna a raccomandare ai propri cortigiani di non affannarsi a studiare i classici della politica, ma di guardare attentamente le puntate della fiction “House of cards”, affinché s’impari bene a gestire il potere per tutelare i propri interessi. La scuola è ridotta a brandelli e i giovani arrivano alla laurea, non importa in che disciplina, senza aver mai letto un classico della letteratura, inaridendo la propria professione, quale che essa fosse. Di ciò sono colpevoli in prima persona, certo, perché “faber est suae quisque fortunae”. Una società seria, però, dovrebbe prendersi cura delle future generazioni, preparandole al meglio a percorrere i sentieri della vita.

Io vi maledico, uomini di scienza con cattiva coscienza. So bene, tuttavia, che le mie maledizioni vi fanno sorridere sardonicamente, perché a voi interessa solo la vostra bella vita. Nel maledirvi, pertanto, auspico che dei bravi magistrati vi colgano nella fragranza delle vostre malefatte e vi confinino in una buia cella, per poi buttare le chiavi in un pozzo profondo.

Lino Lavorgna

 

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