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TTIP: quando la storia non è maestra di vita

Il primo dato che emerge dal “Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti” è che la storia, anche per questa vicenda, non ha insegnato nulla. Abbiamo sotto gli occhi, non da poco tempo, il fallimento dell’Europa dei mercanti ed è chiaro a tutti, oramai, il grosso errore commesso con l’anteporre l’integrazione economica e monetaria a quella politica.

Ora stiamo replicando l’errore in modo più esteso, coinvolgendo circa un miliardo di persone in scelte riservate esclusivamente a chi penserà, precipuamente, ai propri interessi e non certo al bene comune. In linea di principio i presupposti non sono sbagliati: arginare la dilagante invasione dei prodotti cinesi, indiani e brasiliani, i cui costi sono condizionati dal massiccio sfruttamento dei lavoratori e quindi altamente concorrenziali. I metodi utilizzati, tuttavia, in particolare le trattative segrete e la scarsa chiarezza su alcuni comparti di primaria importanza, uniti agli effetti deleteri sotto il profilo socio-economico, impongono una chiara e netta opposizione alla ratifica.

Europa e Stati Uniti sono caratterizzati da princìpi e regole di vita non compatibili. Sinteticamente si possono individuare quattro punti da sottoporre all’attenzione dei cittadini, senza scivolare nelle contrapposizioni pregiudizievoli, che aggiungono solo problemi ai problemi.

1) SICUREZZA ALIMENTARE E BIOTECNOLOGIE

Tra Europa e USA vi sono sostanziali differenze nella valutazione dei rischi connessi al consumo dei prodotti biologicamente modificati. Negli USA non sono considerati pericolosi per la salute e quindi non è prevista nemmeno l’etichettatura specifica. In Europa siamo molto più attenti e a giusta causa. Sotto il profilo scientifico hanno priorità le tesi di coloro che ne hanno acclarato la pericolosità, sulla base di studi qui sottaciuti per amor di sintesi, ma che ciascuno può facilmente reperire con una semplice ricerca. Sotto il profilo etico, poi, (concetto semplicemente incomprensibile per le multinazionali statunitensi e per i politici a esse asserviti), si osserva che la Natura non deve essere “violentata” e che l’alterazione degli ecosistemi può avere effetti devastanti. La possibile immissione di virus nel patrimonio genetico può causare una mutazione del processo evolutivo verso forme di vita al momento non definibili o, addirittura, la distruzione del genere umano. Non sono solo gli OGM, tra l’altro, a preoccupare. Negli allevamenti intensivi statunitensi si fa largo uso di ormoni e antibiotici, fonte primaria di gravi malattie e concausa di quella “obesità” che sta trasformando la stragrande maggioranza dei cittadini statunitensi in buffe palle di lardo ambulanti.

2) CONTROLLI SUI PRODOTTI – PRINCIPIO DI PRECAUZIONE

In Europa le “analisi” sulla pericolosità dei prodotti “precedono” la loro commercializzazione. È proprio in base a questo principio che è vietato il consumo di polli trattati con clorina (dannosi per  le reazioni chimiche, le variazioni del gusto e gli effetti tossici generati dall’ingestione dei residui delle sostanze) e il manzo trattato con gli ormoni, su cui effetti nocivi nessuno nutre dubbi.

Negli Stati Uniti, invece, il principio di precauzione non vale: le sostanze chimiche sono considerate sicure fino a prova contraria. In pratica si deve prima morire e poi si deve stabilire che la morte è stata generata dal pollo o dalla bistecca. Ma poche morti non bastano a bloccare l’utilizzo dei prodotti: occorre una vera e propria epidemia. Lo so che state ridendo… ma qui c’è da piangere.

3) SALVAGUARDIA DELLA QUALITA’

Chiunque abbia confidenza con le abitudini culinarie statunitensi comprende bene l’espressione: “Gli americani mangiano schifezze”. Al cibo spazzatura  va associata la massiccia imitazione dei prodotti europei di qualità, in particolare italiani, consumati come se fossero delle vere e proprie prelibatezze. “Mozzabella”, per esempio, (avete letto bene: mozzabella) e tutta una varietà di formaggi e insaccati che fanno vomitare anche alla solo vista. Questi prodotti ce li ritroveremmo tutti negli scaffali dei supermercati. In Europa, inoltre, vige la tutela del marchio di origine, che conferisce la giusta reputazione a un dato prodotto. Negli USA, invece, le lobby delle multinazionali hanno imposto la protezione del marchio, indipendentemente dal luogo di produzione. Con questo principio in Italia si potrebbe spacciare per “Amarone” un vino prodotto a mille chilometri di distanza, in una vigna che non presenti la “particolare struttura” di quelle ubicate in Valpolicella, dalle quali proviene uno dei “vini rossi” più prelibati al mondo.

4) TUTELA DEI PICCOLI PRODUTTORI DI NICCHIA

Già sono in crisi. L’approvazione del trattato determinerebbe la loro scomparsa.

Tutto ciò premesso, vi è da considerare che l’arbitrato, in caso di controversie, è affidato a un organismo costituito da arbitri scelti con metodi extragiudiziali: “Investor-state dispute settlement”.  Se una multinazionale accusasse uno Stato di intralciare i propri affari, si vedrebbe quasi sempre riconosciuta la ragione. I governi, di fatto, perderebbero ogni autonomia nella tutela dei propri cittadini e dovrebbero inchinarsi (più di quanto già non facciano) allo strapotere delle multinazionali, per le quali conta solo il profitto e non certo i morti che provocano in ogni parte del mondo. La Philip Morris, per esempio, non ha esitato a chiamare in giudizio Uruguay, Norvegia e Australia, che avevano introdotto norme a tutela dei consumatori, attivando campagne promozionali per dissuaderli il più possibile dall’acquisto delle sigarette.

A conclusione di questo articolo, anche se non c’entra nulla con il TTIP, voglio divulgare quanto dichiarato dai dirigenti della potente associazione statunitense dei produttori di armi.  A poche ore dal massacro di Orlando, riferendosi a una possibile norma che ne vieti la vendita “almeno” a coloro che risultino schedati dal FBI come possibili terroristi, hanno espresso una netta opposizione, asserendo che “prima si deve verificare la loro effettiva pericolosità”. Senza vergogna! Nemmeno una strage di siffatta portata li ha indotti a “un briciolo di umanità”. È questa la cinica mentalità che pervade le lobby affaristiche statunitensi e le multinazionali da loro protette. È una mentalità che fa schifo, prima ancora di fare orrore e dalla quale è preferibile stare lontani mille miglia. Anzi no: almeno 4.280,59 miglia, ossia quelle che separano Roma da New York.

Lino Lavorgna

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