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Troisi, una mostra e tanta nostagia

Sono passati 25 anni dalla morte di Massimo Troisi. Eppure il suo ricordo vive attraverso i film visti ancora oggi, la comicità divenuta scuola per generazioni di attori, interpretazioni e battute indimenticabili. Ora, in questo anniversario, Roma gli dedica una mostra fotografica e multimediale organizzata da Istituto Luce-Cinecittà con 30 Miles Film, Rai Teche e Archivio Enrico Appetito.
Gratuita al pubblico e disponibile fino al 30 giugno, “Troisi poeta Massimo” è il racconto di una carriera che parte dalle origini partenopee fino al successo oltreoceano. Locandine, video, scatti privati, citazioni e immagini d’archivio, un ritratto vivace del “Pulcinella senza maschera”, come lo definì Eduardo. 
Chi non ricorda i personaggi tragicomici di “Non ci resta che piangere”, Ricomincio da tre o Pensavo fosse amore… invece era un calesse, un’umanità insoddisfatta in cerca di riscatto. Storie di fannulloni e immaturi desiderosi di compassione, a cui Troisi riusciva a dare spessore. Uomini avvitati su se stessi, fragili e inconcludenti, capaci di strappare sorrisi bonari. Troisi è stato tutto questo, poeta e comico, cantastorie e attore, talento e orgoglio nazionale.
Cinque gli ambienti adibiti presso il Teatro dei Dioscuri al Quirinale di Roma, curati da Nevio De Pascalis e Marco Dionisi, ognuno diviso in momenti di vita dell’attore, tra foto di backstage, lettere e scatti privati . La bicicletta originale che Troisi usava sul set del Postino ci riporta poi all’ultimo lavoro.
Il film lascito, un commiato dal suo pubblico, quando ormai malato a poche ore dalla fine delle riprese, moriva a quarantun’anni. L’incontro su un’isola del sud Italia tra il poeta Pablo Neruda e Mario, un uomo semplice che si innamora della poesia, è una metafora per chiunque cerchi la bellezza della vita.
Mario nel Postino la scovava nel mare della sua terra, Troisi nei mille volti dell’amato sud. Portavoce di quella napoletanità apprezzata in tutto il mondo. 
Hollywood ne ha riconosciuto il talento dopo la morte, candidando la pellicola a quattro premi Oscar, uno vinto per la migliore colonna sonora di Luis Bacalov. Mentre Sean Connery lo definiva il più bel film mai visto. Massimo è andato via prima di poterne assaporare il successo. Ma forse è bello immaginarlo mentre sorride orgoglioso dall’altro mondo. 

Marita Langella

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