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Modifica ai patti di separazione e divorzio

Per tutte le coppie che vogliono intraprendere la separazione legale, sia essa consensuale che giudiziale, è possibile avere la certezza che i patti oggetto della separazione possano essere in qualsiasi momento rivisti e modificati.
È giusto, infatti, che le persone non siano vincolate per sempre a dei patti che sono stati redatti solo per l’esistenza di determinate circostanze e contingenze. Fatti che, per l’appunto, molto spesso possono variare. In meglio o in peggio. Nel corso degli anni le situazioni economiche e personali delle parti evolvono, cambiano, si modificano. E con esse anche le condizioni poste a base della separazione legale a suo tempo omologata dal Tribunale.

Per tutte le coppie che vogliono intraprendere la separazione legale, sia essa consensuale che giudiziale, è possibile avere la certezza che i patti oggetto della separazione possano essere in qualsiasi momento rivisti e modificati.
È giusto, infatti, che le persone non siano vincolate per sempre a dei patti che sono stati redatti solo per l’esistenza di determinate circostanze e contingenze. Fatti che, per l’appunto, molto spesso possono variare. In meglio o in peggio. Nel corso degli anni le situazioni economiche e personali delle parti evolvono, cambiano, si modificano. E con esse anche le condizioni poste a base della separazione legale a suo tempo omologata dal Tribunale.
Il nostro Codice Civile, quindi, ha previsto la possibilità di modificare in ogni istante e momento gli accordi raggiunti in sede di separazione consensuale dei coniugi: per ottenere la modifica degli accordi di separazione occorre depositare un ricorso in Tribunale ai sensi e per gli effetti dell’art. 710 c.p.c.. Il provvedimento adottato sarà un decreto avente la natura di sentenza che dovrà essere debitamente motivato, inoltre in questo caso interviene il Tribunale in Camera di Consiglio. Contro il decreto che pronuncia sulla richiesta di modificazione delle condizioni è ammesso reclamo alla Corte d’Appello proposto con ricorso entro dieci giorni dalla notificazione del decreto stesso.
È possibile anche impugnare il decreto emesso dalla Corte d’Appello tramite ricorso in Cassazione. I coniugi possono, inoltre, concordare una modifica delle loro condizioni di separazione tramite una procedura facoltativa  alternativa a quella giudiziale: la  convenzione  di  negoziazione assistita  da  un  avvocato (L.162/14).  La novità consiste nella possibilità di trovare un accordo per risolvere la controversia in via amichevole, grazie all’assistenza di avvocati (almeno uno per parte). L’accordo concluso produce i medesimi effetti dei provvedimenti giudiziari senza, tuttavia, bisogno di omologazione giudiziale, e in base ad esso verranno effettuate le dovute annotazioni negli atti di matrimonio.
Resta assoluta, ancora una volta, quindi,  la VOLONTA’ delle parti, potendo esse, infatti, concordare la modifica delle condizioni di separazione anche mediante un accordo stragiudiziale.  E’ possibile, che nuovi  patti ed accordi possano efficacemente e validamente concludersi anche fuori dal procedimento di separazione o divorzio, poiché non sono soggetti ad un limite di oggetto, bensì di contenuto, e perciò sono solo soggetti al rispetto della normativa imperativa nelle loro determinazioni contenutistiche. Non è quindi postulabile un astratto divieto di pattuizioni fuori dalla separazione, prima o dopo che si sia conclusa, poiché l’unico limite che le contraddistingue è quello del rispetto della norma imperativa di legge (quindi, possono esprimersi liberamente, fuori dal contesto istituzionale della separazione consensuale, ma sono soggette alla impugnazione per violazione di norma imperativa). La validità viene estesa e confermata anche a quegli atti di autonomia privata recanti patti assunti in deroga a quelli già omologati, purché tutelino meglio l’interesse primario da salvaguardare ed a cui sono preposti. In altre parole, la giurisprudenza sembra dare eguale peso sia agli accordi contenuti o previsti nel verbale che omologa l’accordo di separazione; sia a quelli ad esso estranei, ma strumentali al perfezionamento della soluzione della crisi familiare ed all’adempimento delle obbligazioni reciprocamente assunte dai coniugi.
Ciò può avvenire poiché i provvedimenti adottati dal Giudice in sede di separazione non hanno carattere decisorio e sono per loro natura sempre modificabili. È possibile modificare tanto le statuizioni relative all’assegno di mantenimento, quanto quelle relative alla prole ed alla casa familiare.
Il coniuge che chiede la revisione dei provvedimenti adottati in sede di separazione è tenuto a provare che vi è stato un peggioramento delle proprie condizioni economiche oppure un miglioramento di quelle dell’altro. Chiedere al Giudice la modifica delle condizioni, non è atto superficiale e presuppone necessariamente delle prove, dei documenti, dei fatti significati e veritieri.
Pertanto, se le condizioni economiche cambiano, e soprattutto si aggravano mentre i benefici dell’altro genitore aumentano (perché convive o lavora, o altro), non bisogna privarsi ed esimersi dal chiedere la revisione dei patti di separazione, senza inibizione dei costi legali o dei tempi processuali. A tal uopo, nei casi in cui la volontà di apportare modifiche sia unilaterale, si ricorda sempre dell’opportunità di ricorrere al patrocinio a spese dello Stato.

Un saluto, un sorriso
MariaGrazia Siciliano

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