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Assegno divorzile

Per coloro che hanno beneficiato dell’assegno matrimoniale di mantenimento, si configura, altrettanto, la possibilità, qualora sopraggiungano “giustificati motivi”, di rivedere le disposizioni riguardanti l’entità e le modalità di somministrazione dell’assegno, procedendo, pertanto, tanto all’aumento tanto alla diminuzione o sottrazione dello stesso.
Ci si chiede, quali possano essere questi “giustificati motivi”, orbene essi consistono sostanzialmente in mutamenti delle condizioni patrimoniale e reddituali degli ex coniugi o solo di uno di essi, tali da determinare un cambiamento della situazione di fatto e di alterare l’equilibrio, l’assetto economico presente in sede di divorzio.
Si parla in tal senso di “tenore di vita” al momento della separazione e/o del divorzio. Tenore che è correlativo ai mezzi a disposizione del coniuge richiedente l’attribuzione dell’assegno. Pertanto, qualora nel corso degli anni questo coniuge peggiori le sue ricchezze, sia perché aumentano le necessità dello stesso, aumenta il costo della vita, si deteriora la sua personale condizione  economica perché licenziato, incidentato, o altro, è opportuno per lo stesso fare istanza di revisione del quantum dell’assegno divorzile.

Per coloro che hanno beneficiato dell’assegno matrimoniale di mantenimento, si configura, altrettanto, la possibilità, qualora sopraggiungano “giustificati motivi”, di rivedere le disposizioni riguardanti l’entità e le modalità di somministrazione dell’assegno, procedendo, pertanto, tanto all’aumento tanto alla diminuzione o sottrazione dello stesso.
Ci si chiede, quali possano essere questi “giustificati motivi”, orbene essi consistono sostanzialmente in mutamenti delle condizioni patrimoniale e reddituali degli ex coniugi o solo di uno di essi, tali da determinare un cambiamento della situazione di fatto e di alterare l’equilibrio, l’assetto economico presente in sede di divorzio.
Si parla in tal senso di “tenore di vita” al momento della separazione e/o del divorzio. Tenore che è correlativo ai mezzi a disposizione del coniuge richiedente l’attribuzione dell’assegno. Pertanto, qualora nel corso degli anni questo coniuge peggiori le sue ricchezze, sia perché aumentano le necessità dello stesso, aumenta il costo della vita, si deteriora la sua personale condizione  economica perché licenziato, incidentato, o altro, è opportuno per lo stesso fare istanza di revisione del quantum dell’assegno divorzile.
Ma al contrario la stessa revisione può chiederla il coniuge aggravato dal pagamento dell’assegno divorzile, il quale dimostri che le sue condizioni economiche sono cambiate in peius, oppure dimostri che l’ex coniuge ha aumentato le sue ricchezze economiche, con aumenti di salario, rendite, eredità, oppure rileva anche la convivenza more uxorio dell’ex coniuge con un terzo.
La revisione dell’assegno non è automatica, ma richiede un provvedimento del giudice, pertanto la parte interessata dovrà fare istanza in Tribunale ex  art. 710 c.p.c., oppure potrà avvalersi, qualora ci sia consenso dall’altra parte, della negoziazione assistita (L. 162/14).  Naturalmente, affinchè, tale richiesta sia approvata e quindi accolta necessità un giudizio di approfondimento della situazione delle parti, che sfocia in un provvedimento giudiziale emesso a fronte di studi di merito che tengano conto di fatti successivi rispetto a quelli valutati al momento della determinazione dell’assegno.
Circa la decorrenza degli effetti relativi alla modifica dell’ammontare dell’assegno divorzile, è ormai consolidata la validità a partire dalla data della domanda di revisione.
Da rilevare, naturalmente, è l’estinzione del diritto all’assegno divorzile, qualora l’ex coniuge convoli a nuove nozze, oppure muoia.
Infine, non si taccia sulla remota possibilità di RINUNCIA all’assegno divorzile da parte dell’ex coniuge per motivi di carattere del tutto personali.
Una domanda sovviene quando si parla di Assegni all’interno di un matrimonio: ma ci si sposa per amore o per essere mantenuti??? Occorrerebbe riflettere e meditare, perché al di là delle logiche e delle motivazioni sottese ad ogni storia, credo non sia “decoroso” parlare di interessi economici. Soprattutto quando la pretesa diventa insostenibile o fatta per mero principio vendicativo e di opportunismo. Ma, naturalmente, parole come dignità ed amor proprio, forse, non appartengono a coloro che quando hanno deciso di dire si dinanzi al sindaco o al prete alludevano al conto corrente anziché al cuore!!! In questo caso, allora, mi sembra giusto e conseguenziale parlare di assegno divorzile!
Un saluto, un sorriso
MariaGrazia Siciliano

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