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Spaccanapoli la strada monumento

Una strada che divide la città di Napoli e che riempie i cuori dei turisti

Il grande boom turistico e revival che la città di Napoli registra da mesi è sicuramente dovuto anche e soprattutto dalle tante opere d’arte che essa custodisce, dalle mille tradizioni e dai numerosi monumenti sparsi per la città.

Ma vi è una strada, o meglio l’insieme di strade, che è la più attraversata dai curiosi stranieri da tutto il mondo, la cosiddetta Spaccanapoli. Strada che anni addietro divideva la città antica in due parti, e che oggi è vista dall’alto, per esempio dal belvedere di San Martino, un solco che partendo dalla chiesa di S. Maria ad Ogni Bene dei Sette Dolori, trapassa la piazza del Gesù Nuovo per intersecarsi con Via Duomo e chiudere biforcando in Forcella.

Lungo questa via si affacciano palazzi e palazzine, ma tanti monumenti e molti di questi per la loro presenza antica potrebbero, parafrasando Benedetto croce, raccontare storie di vissuti, tragedie e amori, delitti e segreti.

Così passo dopo passo scendendo via Pasquale Scura dei Quartieri Spagnoli, parte iniziale di questa famosa strada, ci si ritrova nella religiosa e profana s del Gesù Nuovo, in cui si ammirano la stele dell’Immacolata, la spoglia semi-ricostruita Santa Chiara e la Chiesa dei Gesuiti con il suo enigmatico bugnato.

Altri passi ed entriamo su la via delle botteghe (via Benedetto Croce) e dei bar, che sono avvinghiati a Palazzi dai prospetti straordinari e dai cortili interni maestosi e soleggiati, poco dopo si pare un’altra piazza. San Domenico Maggiore anch’essa è rappresentata dall’obelisco dedicato al santo domenicano, che dall’alto protegge, mentre intorno palazzi di grade lustro della storia napoletana conserva affreschi ed opere.

Casacalenda, Petrucci, Corigliano e Sansevero che proteggono con lo sguardo la Basilica di San Domenico Maggiore, che si pone di spalle con una lunga scalinata e il suo aspetto da castello. Pochi passi e una piccola piazzetta, sembra innocua ma la sua chiesetta rossa, Sant’Angelo a Nilo conserva un bassorilievo del 1427 dello scultore Donatello. Ma il visitatore verrà poco dopo attratto dalla statua del Nilo posta a pochi metri, nel Largo Corpo di Napoli, che per anni è stata interpretata popolarmente come la tomba della Sirena Partenope.

Si imbocca via San Biagio dei Librai, l’antico Decumano Inferiore, stretto tra l’omonima chiesa e l’altra dedicata ai Santi Filippo e Giacomo, porte e portali si alternano, e all’incrocio si apre sulla sinistra la via dei pastori e dei presepi. San Gregorio Armeno e l’artigianato un patrimonio storico, culturale ed economico della cittadina napoletana.

Continuando in avanti, passando davanti a Palazzo Marigliano e altre botteghe si interseca Via Duomo ed attraversando si entra nel quartiere rionale di Forcella, che ci accoglie con l’immagine opera dell’artista Jorit, di San Gennaro.

Un viaggio che pone le basi per l’animosità dei partenopei e che splende nell’emozioni di chi l’attraversa, in cui i turisti possono solo immaginare cosa una strada gli ha regalato e quanto tutta la città può dare al mondo intero… con la sua Arte.

Marco Fiore

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