Torna “Tuttinscena”, il premio al merito dei giovani talenti della danza diretto da Luigi Ferrone e Corona Paone
25 marzo 2018
Salute, il campus della prevenzione fa tappa all’Ordine dei commercialisti
27 marzo 2018
Mostra tutto

Sindrome di Down, anche un cartoon per riflettere

Se è vero che abbiamo sempre più bisogno di giornate istituite a ricordo di diversità, minoranze o conquiste storicamente raggiunte, anche per la Sindrome di Down il passo è stato compiuto. Il 21 marzo, primo giorno di primavera, si celebra ormai da 13 anni la Giornata Mondiale della Sindrome di Down, riconosciuta dall’Assemblea generale dalle Nazioni Unite. Ventuno come l’inizio di una stagione di fioritura e rinascita, ma anche in analogia con il cromosoma 21 alterato, responsabile della patologia, chiamata anche trisomia 21. Raccontare un mondo invisibile, poco conosciuto perciò complesso ci impone riflessioni e una conoscenza del problema nei suoi molteplici aspetti. “Il mio contributo alla società”, slogan che introduce il tema scelto quest’anno, suggerisce quanto diversità sia ricchezza e risorsa da includere e sfruttare. Associazioni, volontari, medici, ricercatori e soprattutto famiglie che vivono quotidianamente a contatto con un bambino colpito dalla sindrome, si ritrovano per raccontare con diverse iniziative, esperienze dirette ed ostacoli da affrontare ogni giorno. In rete, vettore ormai endemico, mamme amorevoli hanno scelto di postare video in cui comunicano con i loro figli down attraverso un codice fatto di sguardi, gesti e suoni più esplicativi di ogni altro linguaggio.

Stesso strumento è stato scelto dall’agenzia Publics New York per Coordown, con il suo cartone animato Lea goes to school, diventato già virale. Una bimba, Lea, affetta da Sindrome di Down, si trova davanti a due strade il suo primo giorno di scuola, il bivio di un’esistenza non facile. Da un parte il percorso “protetto” accanto ad altri bambini come lei, dall’altro la scelta coraggiosa del mondo delle classi normali con tutti i suoi rischi. Il cartello parlante, raffigurazione proprio di quel maledetto cromosoma 21, la dissuade, le presenta i rischi della vita normale, fatta di discriminazioni e cattiverie degli altri coetanei. Ma la bimba non è disposta ad arrendersi ed accettare strade parallele più comode, vuole rischiare e vivere la vita reale, e lo dice attraverso il suo “E chi ha detto che più facile è più bello?”, che apre alla riflessione non solo in una giornata decretata a farlo.

Comprensione e integrazione delle minoranze, con ogni forma di diversità, sono percorsi da intraprendere fin dagli anni dall’educazione scolastica, avvalendosi di figure e strumenti atti a farlo. Occorrono mezzi di comunicazione, genitori ed educatori uniti per insegnare agli adulti di domani il contributo che ognuno può apportare con le sue capacità. Anche se ha gli occhi a mandorla e fatica più degli altri a farsi accettare. Anche se chiuso nel suo mondo apparentemente impenetrabile può interagire e sentirsi parte di qualcosa che includa tutti noi.

Marita Langella

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *