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Il Seminario dei Nobili a via degli Impisi

Monte Manso: l’Accademia degli Oziosi

La sua storia è legata al nobile Giovan Battista Manso, che con altri sei gentiluomini napoletani partecipa alla fondazione del Pio Monte della Misericordia, dove ricopre la carica di Governatore, per erigere da lì a poco un altro “Monte” per perpetrare il ricordo della sua famiglia e far studiare ed educare i giovani di estrazione nobile. Manso curò la costituzione del Seminario dei Nobili preoccupandosi, personalmente, di individuare una sede adeguata nonché a chi affidarne la gestione. Inizialmente la scelta ricadde sui Padri Teatini, ma ripensandoci nel 1629 ne assegnò ai Padri Gesuiti la Direzione. Nel contempo, grazie al beneplacito del Viceré Conte di Lemos, nacque “l’Accademia degli Oziosi” della quale fu eletto Principe. La prima dimora fu acquistata dal Presidente del Sacro Regio Consiglio Don Andrea Marchese e corrisponde al palazzo in Vico SS. Filippo e Giacomo (ancora attualmente del Monte Manso) già dei Principi di Conca. Le dimensioni piccole e la vicinanza con la scuola del Gesù Vecchio, determinarono il trasferimento nell’attuale fabbricato dapprima in affitto e poi acquistato nel 1656 dalla famiglia d’Afflitto, grazie all’eredità in denaro del fondatore G. B. Manso.

L’immobile ovviamente non si presentava così come oggi lo possiamo vedere, ma con diversi corpi di fabbrica. Intorno alla metà del ‘700 le accresciute necessità del Seminario portarono ad un accorpamento ed una sistemazione dell’area che avvenne ad opera dell’architetto Mario Gioffredo. Il Collegio era cresciuto e quindi si decise di dotarlo di una Cappella per l’espletamento delle attività spirituali, fino ad allora condotte nella Chiesa del Gesù Vecchio o a Pizzofalcone. Furono creati anche un refettorio, un teatro e una biblioteca. Quest’ultima arricchita di testi importanti, quali opere dedicate allo stesso principe Manso, in quanto mecenate di tre grandi poeti italiani: Torquato Tasso, Giovan Battista Marino e Giuseppe Battista, nonché Francesco de Pietri, Giulio Cesare Capaccio, Giovanni Battista della Porta, Giambattista Basile.

La chiesa fu costruita sulla Cappella Di Sangro di Sansevero ma poi saccheggiata e distrutta durante la rivoluzione del 1799. La Fondazione attraversò dunque un periodo non florido, reso ancor più gravoso dagli eventi bellici; infatti, un’ala fu ricostruita solo dopo un bombardamento della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1980 il terremoto dell’Irpinia completò la distruzione della Chiesa e il patrimonio dell’ente venne conservato.

Soltanto nel 2000 ci fu una ripresa e negli anni iniziarono una serie di interventi che hanno riguardato l’intero fabbricato e poi la Chiesa, inaugurata il 26 maggio del 2009. Nel giugno 2011 vi fu aggiunta l’opera di Giuseppe Corcione il “Cristo Svelato o Luce Nascosta”, posta in asse con il sottostante “Cristo velato”: una trasmutazione che rappresenta l’opportunità di mettere in evidenza l’altro momento saliente della vita del Cristo, la Resurrezione. Analizzando il sito: l’Accademia Monte Manso del pieno ‘600, in un vicolo del Centro Storico, con una chiesa al terzo piano, costruita sulla Cappella Di Sangro e all’interno il Cristo Svelato, mostra, un’analisi che risponde alle più diversificate esigenze: storica, culturale, artistica, antropologica, esoterica-alchemica, moderna e contemporanea. Un’Accademia, nata durante il fermento napoletano sia artistico che politico, al pari di altre accademie e enti o fondazioni, ma che si dedica ai nobiluomini; intitolandosi “…degli Oziosi”, che va a creare la nuova classe nobiliare, non un ceto ma un punto fermo della società.

Opere di gran rilievo dell’arte moderna, sono conservate nella Chiesa come la grande tela di Francesco De Mura o le statue policrome di Santi e Arcangeli; ma per chi è legato all’aspetto misterioso, mistico, profano, esoterico e alchemico, la struttura della chiesa, si pone in opposizione alla sottostante Cappella De Sangro, luogo Rosacrociano per eccellenza. Per gli appassionati dell’arte contemporanea il connubio o paradosso tra il sottostante Cristo Velato e il Cristo Svelato, confeziona un turbinio di emozioni o di proteste, sicuramente un nutrimento artistico.

È questa l’idea del Rinascimento, ovvero ricercare tra i vicoli luoghi che ci sono da sempre, seppelliti in cumuli di polvere, e portarli alla luce; saggiarne gli odori, i sapori, farli nostri. Domandare, grattare la superficie, ascoltare: «Ah! se queste mura potessero parlare.» Citando Benedetto Croce.

E così infine basta scendere nel Centro Storico per ritrovarsi circondati dai mille volti della città, così come avveniva in passato: a pochi passi dalla Cappella Di Sangro e dalla Chiesa San Domenico Maggiore con il vissuto di San Tommaso d’Aquino e Giordano Bruno, i Nilensi e il Panormita; senza contare Pontano e il suo Mausoleo e il Palazzo Spinelli di Laurino. Monte Manso, incastrato tra i due Decumani (Inferiore e Maggiore), tra l’antica via Artemide e via del Sole, affacciandosi su via degli Impisi (degli Impiccati), costruito sulle antiche mura greco-romane, ove si ergeva parte del Tempio di Diana e poi di Iside, una chiesa e un’accademia, tracciano un altro profilo della storia della città di Partenope.

di Assunta Mango

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