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Salviamo i leoni: la nuova battaglia del Wwf

Imponente e dal fascino di ineguagliabile fierezza, il re della giungla è nell’immaginario comune il simbolo della supremazia animale. La Giornata mondiale del leone, che viene celebrata il 10 agosto dal Wwf, ricorda il valore della salvaguardia di questa specie. Protagonista di film di animazione, documentari girati in posti reconditi e addirittura musical di successo, il leone rischia drammaticamente di estinguersi. È quello che si evince proprio dai dati del Wwf: il mondo ha perso il 42% di esemplari dell’Africa occidentale e in oltre 12 paesi subsahariani ne sopravvivono forse meno di 20 mila. 
 

L’attività scellerata dell’uomo, la caccia e il bracconaggio sono tra le principali cause di questa estinzione coatta. Non ultimo il caso di Xanda, un leone di 6 anni ucciso in Zimbabwe lo scorso anno, reo di essersi spinto fuori dal parco nazionale Hwange, nonostante il collare gps che lo monitorava. E come lui, che faceva parte di 40 esemplari su 500 monitorati e protetti, anche il suo papà Cecil di 13 anni fu trovato decapitato fuori dalla riserva. Il responsabile di questo atto indegno, un dentista del Minnesota con regolare licenza, ne è uscito indenne senza subire un processo, perché la caccia in Zimbabwe è autorizzata purché l’animale sia adulto. 

 
La speculazione e la commercializzazione delle sue ossa poi e la riduzione dell’habitat per responsabilità umana sono altri fattori determinanti di questo sterminio graduale. Zebre, gazzelle e bufali le prede preferite dal leone, sono sempre più rare, così da privarlo di un sostentamento importante. E poi si aggiungono virus come il Fis, paragonabile all’Hiv nell’uomo, e le catture per deportare l’animale nei circhi, a completare un quadro che si profila preoccupante.  Eppure non possiamo non pensare al leone e ad alcune storie straordinarie ad esso legate. Come quella che commosse il mondo del cucciolo Christian, cresciuto fino ad un anno e mezzo d’età con due australiani e in seguito riportato in Kenya, emblema di grandiosità e intelligenza dell’animale. Dopo tre anni di assenza e ormai in cattività, Christian riconobbe i suoi padroni e si lanciò in un abbraccio carico di significato divenuto poi virale, sorprendente ancora oggi per il messaggio che contiene.
 
Il rispetto e forse la devozione che quelli che consideriamo “animali pericolosi” possono insegnarci, supera la banalità del male, il mero profitto umano e la cinica mancanza di rispetto per la natura e i suoi esseri viventi. Crimini di cui solo l’uomo riesce barbaramente a macchiarsi. 
 
Marita Langella

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