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Pubblicità nello spazio: non è fantascienza

È il progetto di un futuro prossimo pronto a rivoluzionare le conquiste dell’uomo oltre la terra. La pubblicità spaziale, nel significato letterale di poterla vedere nei cieli, è la sfida della startup russa StartRocket. Cubesat sembra il titolo di una pellicola fantasiosa che racconta di mondi lontani robotizzati, e invece potrebbe divenire realtà già a partire dal 2020. Lanciare in orbita agglomerati di cubetti video che proiettano annunci pubblicitari, viaggiando ad un’altitudine tra 400 e 500 chilometri e visibili di notte per sei minuti in un aerea di 50 km quadrati. 

Se è vero che si sperimenta e si investe in settori dai lauti profitti, quello del marketing è l’anima della società industrializzata. Marchi monopolisti e multinazionali con diramazioni in tanti comparti dell’economia, sono i detonatori del consumo, la nuova religione del capitalismo.

Google, Facebook ed Amazon, giganti del web e pionieri della cultura del commercio on line, hanno accentrato il settore pubblicitario prima appannaggio di radio e tv. Sono ormai lontani i tempi della tv in bianco e nero in cui il Carosello negli anni Sessanta e Settanta conquistava con le sue storie genuine una nazione in pieno boom economico.

Comparivano in quel caso i primi beni di consumo, pochi secondi di spot per presentare prodotti di largo consumo, nell’ora che precedeva il sonno dei bambini. A 40 anni di distanza la conquista è diventata il cielo. L’energia prodotta dal sole ed immagazzinata durante la fase di luce sarà la tecnica impiegata che farà riflettere sulle vele dei satelliti parole e loghi luminosi.

 Si ragiona tuttavia già su ostacoli normativi che il progetto potrebbe incontrare in fatto di interferenza con la sicurezza aerea o di aumento di volume della “spazzatura spaziale”. Anche l’Università di Oxford ha mostrato qualche perplessità visto il rischio che la luce riflessa possa interferire con la ricerca dai cieli della terra.

Se da un lato l’obbiettivo sarà superare le resistenze della comunità scientifica, dall’altro si parla già di innovazione senza precedenti che Cubesat introdurebbe. Un manto di stelle artificiali e figure luminescenti ad accendere lo spazio e alimentare la suggestione che il cosmo ha sempre esercitato. E chissà che presto non ci sarà più bisogno di réclame televisive o inserzioni su siti web per decidere quale capo comprare e che prodotti scegliere. Basterà alzare lo sguardo di notte per trovare la risposta. 

Marita Langella

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