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Poppea, vittima o carnefice?

La rivalutazione della vita di Poppea: vicende e ricostruzioni storiche

La verità della moglie di Nerone, imperatrice di Roma, è sempre stata celata ai più o semmai dipinta come una donna avida e meschina. Oggi la sua figura viene rivalutata. Ma chi era questa donna?

Poppæa Sabina (30 circa – Oplontis, 65) era la figlia di Tito Ollio, un pretore, ovvero un magistrato durante il regno dell’imperatore Tiberio. Sua madre, anch’essa chiamata Poppea Sabina, era una donna distinta, che le fonti antiche descrivono dalla florida bellezza e dalla notevole classe. Infatti Tacito la descrive come una delle donne più amabili del suo tempo, ma che nel 47 si suicidò, vittima innocente degli intrighi dell’imperatrice Messalina. Il nonno materno di Poppea era Gaio Poppeo Sabino, console che durante il regno di Tiberio fu onorato con un trionfo militare, per aver posto fine ad una rivolta in Tracia, nel 26. Il fratellastro di Poppea, che aveva lo stesso nome del padre, Tito Ollio, fu console nel 56 ed entrò in seguito nel Senato.

Il primo matrimonio di Poppea Sabina fu con Rufrio Crispino un appartenente all’ordine equestre ed era il capo della guardia pretoriana durante il regno dell’imperatore Claudio. Da Crispino, Poppea ebbe un figlio maschio, che portò il suo stesso nome. L’imperatrice Agrippina, quarta moglie di Claudio, nel 51 rimosse Crispino dall’incarico perché lo considerava fedele alla terza moglie di Claudio Messalina, morta nel 48. L’essere stato marito di Poppea rese Crispino inviso anche a Nerone, figlio di Agrippina: il neo imperatore, col pretesto di un suo possibile coinvolgimento nella congiura di Pisone nel 65, dapprima lo esiliò in Sardegna e poco dopo ne ordinò l’esecuzione. Crispino lo prevenne, suicidandosi. Il secondo matrimonio fu voluto da Poppea che cercò di legarsi a Otone ma solo con l’intento di raggiungere Nerone, diventarne l’amante e riuscire a sposarlo. Secondo altri, fu lo stesso Nerone a chiedere a Otone, persona di fiducia, di sposare Poppea per farne la sua amante: dato che la decenza richiedeva che fosse maritata. Ma Otone si innamorò di Poppea e, quando venne il momento, rifiutò di mandarla a Nerone. Questo rifiuto irritò l’imperatore, che annullò il matrimonio e allontanò Otone facendolo governatore nella remota provincia di Lusitania (oggi Portogallo). Secondo Tacito, Poppea era ambiziosa e senza scrupoli e che Agrippina, madre di Nerone, la considerasse una concorrente pericolosa e cercò di persuadere il figlio a liberarsi di lei, e cercò di persuaderlo con un incesto e garantirsi il potere.

Questa disputa su Poppea fu uno dei motivi per cui infine Nerone decise di allontanare la madre dalla corte, e temendo che volesse ucciderlo per mettere sul trono un suo futuro marito, alla fine decise per l’omicidio nel 59 facendola pugnalare. Poco dopo Nerone manifestò il rimorso per il matricidio, attribuendone la colpa all’ascendente che Poppea aveva su di lui. L’imperatore fu perseguitato da incubi per molto tempo. Nel 62, infine, Nerone sposò Poppea dopo aver ripudiato Claudia Ottavia per sterilità e averla relegata in Campania, dopo averla accusata di tradimento, costringendola al suicidio. Poppea è considerata la “mandante” dell’omicidio o dell’esilio di molti altri sfortunati che cercarono di sfidarne il potere. Anche l’ex tutore di Nerone, Seneca, è considerato una delle sue vittime.

Poppea fu verosimilmente una donna colta e intelligente, legata al marito da un tenero affetto ricambiato. Godette di profonda stima da parte di Nerone che la consultò spesso in merito a questioni assai delicate: fu grazie a lei ad esempio che l’ebreo Giuseppe Flavio poté godere della protezione dell’imperatore. E se in alcune iniziative non riuscì a mitigare, se non in minima parte, gli eccessi di Nerone, questo non prova che fosse la diretta ispiratrice degli efferati delitti che le spianarono la strada. In altre parole, Poppea era un comodo capro espiatorio per gli storici e contemporanei che non osavano accusare direttamente l’imperatore. Poppea diede a Nerone una figlia, Claudia Augusta, che morì quando aveva solo quattro mesi per cause naturali. Fu divinizzata in quanto futura imperatrice. Nel 65-66, come scrive Tacito, Poppea, in attesa del secondogenito di Nerone, morì, a Roma oppure nella sua villa di Oplontis, alle falde del Vesuvio, a causa di incidente di gravidanza, e non a causa di un calcio sferratole dal marito come è opinione comune, irritato per un commento fatto dalla moglie su una commedia recitata da Nerone stesso.

Ultimo atto di Nerone fu nei riguardi del prima figlio della moglie e lo affogò in una battuta di pesca dall’imperatore Nerone, per paura di una ritorsione.

Una lunga storia di tradimenti e di amori, ma sicuramente una donna che è stata affrescata per secoli come un’assassina, una pazza mandante di omicidi. In verità forse vittima di un marito pazzo.

Marco Fiore

 

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