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Mostra itinerante dello spionaggio

All’interno di una stupenda preesistenza del ‘500, quale l’antico Convento dei frati domenicani, oggi sede dell’attività storica della Famiglia Fiorentino, maestri corniciai e restauratori di grande abilità, ha vita una meravigliosa Galleria che ospita e dà visibilità a tanti giovani artisti proponendo periodicamente vernissage e collettive.

Ma la sensibilità della Famiglia Fiorentino li ha spinti ad accogliere la richiesta dell’Associazione Oltre i Resti, che da molti anni promuove la conoscenza e la cultura sul territorio, di ospitare nei giorni 25 e 26 marzo, nonché 1 aprile 2017, il Museo dello Spionaggio.

La collezione vanta oltre 150 reperti impiegati da agenti segreti di mezzo mondo durante le loro operazioni e parliamo di oggetti appartenuti a spie Italiane, Polacche, Russe e Tedesche a partire dalla prima Guerra Mondiale fino ai nostri giorni.

Ma  veniamo subito ai nostri 007, ossia: al prof. Raffaele D’Ettore direttore del museo, al sig. Antonio Anastasio vicedirettore e al sig. Carmine Marino, responsabile della sicurezza, che hanno raccolto e catalogato da sofisticati binocoli che criptavano messaggi a radiotrasmittenti, da macchine cifranti ad un Tellurometro tra i primi costruiti,  da Radio portatili con telegrafo del 1914, a scarpe con microfono nel tacco, dal piccione viaggiatore “da combattimento” Paddy, che beffando i falchi di Hitler per primo diede agli alleati notizie sullo sbarco in Normandia a pacchetti di sigarette con telecamere direzionali, fino ad una ricostruzione della macchina Enigma resa famosa dal film Imitation Game.

Nelle prime due giornate di apertura al pubblico, sono stati svelati i segreti della crittografia dagli antichi Egizi ad internet, nonché la storia dei servizi segreti, come operano e perché si utilizzano, ma anche come avveniva la comunicazione tramite il telegrafo con il codice mors e l’arte del travestimento, così come la storia e l’operatività di due agenti segreti e tanto altro ancora.

Parliamo di un’arte, quella dello spionaggio, che ha origini antiche, risalenti addirittura a Mosè, che incaricò l’intelligence ebraica, di determinare l’effettiva ricchezza della terra di Canaan al fine di valutare la possibilità di insediamento del suo popolo; ma per avere un’organizzazione strutturata bisognerà attendere  Ramsete II, per poi proseguire nei secoli, fino all’Inghilterra dei Tudor, sotto il regno di Elisabetta la Grande, dove nasce l’intelligence in senso moderno, il cosiddetto “secret service”, per poi proseguire fino ai servizi dei nostri giorni.

Ma se nell’immaginario collettivo (nonché nei sogni di tante signore), l’agente segreto per eccellenza è James Bond, nato dal genio del giornalista, militare e scrittore inglese Ian Fleming, non va però dimenticato l’italianissimo Casanova, che da amante focoso, passando attraverso rocambolesche avventure che lo avevano visto spiato, fu richiamato dalla Serenissima per diventare a sua volta spia, tanto da essere assunto in pianta stabile dal febbraio del 1776 sotto il nome di Antonio Parolini, per indagare su scandali erotici, ecclesiastici corrotti, testimoni falsi, macchinazioni contro il Governo, arruolamento clandestino di reclute.

Ma ci siamo chiesti: Spionaggio ed Intelligence sono sinonimi?

Sembrerebbe proprio di no. Infatti, l’Ambasciatore nonché esperto autore di vari best seller Domenico Vecchioni, nel suo libro “Dallo spionaggio all’intelligence” ci parla di due concetti che spesso si intrecciano e si confondono, ma che in realtà sono assolutamente distinti, perché se lo Spionaggio serve a vincere una guerra o preparare un’azione terroristica, l’Intelligence è finalizzata proprio ad evitarla o a prevenire un attentato.

In un mondo in cui la comunicazione ha un ruolo fondamentale nella prevenzione dei conflitti, ci è d’obbligo suggerire di visitare il Museo dello Spionaggio, per poter toccare con mano gli strumenti che hanno fatto la storia insieme all’uomo; strumenti che se potessero parlare, ci narrerebbero le paure, le angosce, le lacrime nonché del sangue versato dai vincitori e dai vinti.

Assunta Mango

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