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Mistificazioni: è storia antica

INCIPIT

Mistificazione. La professione dei politici, la scienza dei medici, la sapienza dei recensori, la religione dei predicatori di successo: in una parola, il mondo. (Ambrose Bierce)

 PROLOGO
“È necessario che tutti gli insegnanti abbiano una buona condotta e non professino in pubblico opinioni diverse da quelle intimamente osservate. In particolare, tali dovranno essere coloro che istruiscono i giovani e hanno il compito di interpretare le opere degli antichi, siano essi retori, grammatici e ancor più sofisti, poiché questi ultimi, più degli altri, intendono essere maestri non di sola eloquenza ma anche di morale, e sostengono che a loro spetta l’insegnamento della filosofia civile. […] Io li lodo perché aspirano a elevati insegnamenti, ma li loderei di più se non si contraddicessero e non si condannassero da soli, pensando una cosa e insegnandone un’altra. Ma come? Per Omero, Esiodo, Demostene, Erodoto, Tucidide, Isocrate e Lisia, gli dei sono guida e norma dell’educazione: forse che costoro non si reputavano devoti, chi a Hermes, chi alle Muse? Trovo assurdo che coloro che spiegano i loro scritti disprezzino gli dei che quelli onoravano. Ma, anche se a me pare assurdo, non dico con questo che essi debbano dissimulare le loro opinioni di fronte ai giovani. Io li lascio liberi di non insegnare ciò che non credono buono ma, se invece vogliono insegnare, insegnino prima con l’esempio […] Se i maestri cristiani considerano saggi coloro di cui sono interpreti e di cui si dicono, per così dire, profeti, cerchino prima di rivolgere la loro pietà verso gli dei. Se invece credono che questi autori si siano sbagliati circa le entità da venerare, vadano allora nelle chiese dei Galilei a spiegare Matteo e Luca. Voi affermate che bisogna rifiutare le offerte dei sacrifici? Bene, anch’io voglio che le vostre orecchie e la vostra parola, come dite voi, si purifichino astenendosi da tutto ciò a cui io ho sempre desiderato partecipare insieme con coloro che pensano e fanno quello che io amo”.

(Imperatore Flavio Claudio Giuliano, detto l’apostata. Postilla esplicativa dell’editto  con il quale stabiliva l’incompatibilità tra la professione di fede cristiana e l’insegnamento nelle scuole pubbliche).

“La Verità e la Menzogna un giorno s’incontrarono.

La Menzogna disse alla Verità: “Oggi è una giornata meravigliosa”.

La Verità guardò verso il cielo e sospirò, convenendo sulla bellezza della giornata, che indusse entrambe a concedersi una bella passeggiata.

Giunte nei pressi di un pozzo, la Menzogna disse alla Verità: “Facciamo un bagno insieme, l’acqua è molto bella”.

La Verità, che era sempre un po’ sospettosa, guardò nel pozzo per verificare, ma anche questa volta si trovò d’accordo con la Menzogna: l’acqua era davvero limpida e invitante. Senza indugio, pertanto, si spogliarono e si tuffarono nel pozzo.

Improvvisamente, però, la Menzogna uscì dall’acqua e fuggì, indossando i vestiti della Verità, la quale, indignata più che mai, uscì d’impeto dal pozzo per riprendersi i vestiti, purtroppo senza riuscirvi perché la Menzogna era scomparsa alla vista.

Tutto il Mondo, vedendola nuda, distolse lo sguardo e la trattò con rabbia e disprezzo. La povera Verità, doppiamente ferita, tornò al pozzo e scomparve per sempre, vergognandosi molto per ciò che le era accaduto. Da quel giorno la Menzogna gira vestita come la Verità, ben felice di assecondare i desideri del Mondo, che non ha alcuna voglia di incontrare la Verità nuda”.

(Descrizione del quadro “La Verità che esce dal pozzo”, di Jean-Léon Gerôme, realizzato nel 1896 e conservato nel Musée Anne-de-Beaujeu di Moulins, stupenda cittadina quasi a metà strada tra Lione e Parigi).

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO. FORSE.

Dio intimò ad Adamo di non toccare i frutti dell’albero della conoscenza, ma Satana, il padre della menzogna, indusse Eva a disobbedire facendole credere che sarebbe diventata come Dio. La storia dell’umanità, di fatto, sarebbe scaturita da questa carognata di Satana, che può essere cancellata solo ritenendo una menzogna l’intera storiella che costituisce il fulcro del famoso incipit “In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum” e tutto ciò che ne consegue.

Forse è azzardato sostenere che tutti mentiamo, anche se per i dotti il dilemma non si pone, essendo per loro chiaro che la menzogna accompagni il genere umano sin dalla sua genesi. Quando essa si trasformi in mistificazione, poi, siamo in presenza di una precisa volontà di sovvertire la verità dei fatti per scopi subdoli e tale presupposto va distinto dal “dire il falso”, che può essere anche conseguenza di un errore o di una decisione non necessariamente orientata al male: si può mentire dicendo inavvertitamente il vero, ritenendolo falso; si può dire il falso senza mentire, ritenendolo vero per errore; si può mentire per non ferire la sensibilità di qualcuno o per evitargli inutili sofferenze.

La storia dell’uomo è piena di mistificazioni e alcune di esse sono così solide da resistere, almeno nell’immaginario collettivo, anche alle prove schiaccianti che consentono di smascherarle.

Costantino, per esempio, viene sempre associato alla figura del grande imperatore, addirittura protetto da Dio! La croce che disse di aver visto in cielo prima della battaglia contro Massenzio gli conferì quell’aura mistica, soprannaturale, che per certi versi sopravvive ancora oggi, dopo diciassette secoli! Quanti sanno, invece, che per mantenersi al potere fece uccidere il suocero, la moglie Fausta, il figlio Crispo, il marito della sorella Costanza, il cognato e si comportò da abile “manovratore” giocando sia sul fronte pagano sia su quello cristiano, mettendosi tutti nel sacco? A pochi, e per lo più inascoltati, viene in mente di affermare che sarebbe davvero strano un Dio che decidesse di interferire nelle faccende terrene, favorendo l’uno anziché l’altro per mero “conflitto di interesse”.

Le mistificazioni, di fatto, hanno avuto un forte impatto sulla realtà, incidendo quasi sempre in modo negativo sugli eventi storici.

La rivoluzione francese pullula di menzogne e falsificazioni,  tutte tese a privilegiare la visione illuminista e ad oscurare la verità sul Terrore scatenato da Robespierre, mutuando la sua “ferocia” nella repressione delle insurrezioni antigiacobine in  “capacità” di portare a termine con ogni mezzo la missione rivoluzionaria. Ancora oggi è impossibile quantificare con precisione il numero delle sue vittime, molte delle quali, tra l’altro, non avevano alcun ruolo nella contro-rivoluzione. Se anche fosse vero il numero più basso, 16.594, stabilito dallo storico Aurelio Musi nel saggio  Le vie della modernità, sarebbero comunque tante. Chi scrive, tuttavia, protende per una cifra che raggiunge le settantamila esecuzioni! L’evento storico più importante del diciottesimo secolo, purtroppo, risente della corposa manipolazione orchestrata da tanti storici d’ispirazione marxista, che offrono una visione artatamente distorta della realtà. Dal marasma menzognero si salva un recente saggio di Beniamino di Martino, La Rivoluzione del 1789. La cerniera della modernità politica e sociale, Editore goWare, 2020, che smonta in modo chiaro e incontrovertibile tutti i luoghi comuni presenti in migliaia di opere.

Tra le tante mistificazioni che favorirono l’avvento del nazismo è famoso il colossale falso storico rappresentato da I Protocolli dei Savi di Sion, che condizionò non poco il pensiero di Hitler, poi espresso nel Mein Kampf

NEI LIBRI LA VERITÀ. MA NON IN TUTTI.

Sono davvero tanti i testi validi che, lasciando trasparire una visione onesta e veritiera della storia, di fatto contribuiscono a smascherare le troppe mistificazioni che l’inquinano. Bisogna fare molta attenzione nella scelta, tuttavia,  perché sono molto più numerosi quelli concepiti ad arte per confondere le acque.

Un recente saggio di Paolo Mieli, senza avere la pretesa di essere esaustivo, costituisce un buon punto di partenza per stimolare l’appetito e addentrarsi in più significativi approfondimenti: “Le verità  nascoste. Trenta casi di manipolazione della storia”, Rizzoli Editore, 2019.

Ferma restando l’importanza di un articolato excursus in tutte le epoche storiche, chi volesse concentrarsi sul nostro tempo per comprenderne la reale essenza deve necessariamente partire almeno dal Risorgimento: in mancanza di una chiara assimilazione delle vere dinamiche che hanno caratterizzato gli eventi, dai moti rivoluzionari post Congresso di Vienna alla fine della Second Guerra Mondiale, non sarà mai possibile comprendere divisioni, gap culturali ed economici che perdurano ancora oggi. La conoscenza approfondita dei fatti storici, pertanto, deve essere supportata dalla “correzione” delle tante mistificazioni orchestrate ad arte per fornire una rappresentazione dei fatti rispondente agli interessi di chi, avendo molto da nascondere, sia riuscito comunque a entrare in orchestra, magari come suonatore di strumento primario.

L’errore più grossolano che si commette, in chiave di studio, è la scelta di saggi che rispondano a logiche “ideologiche”: in pratica si legge ciò che fa piacere leggere e  che appaghi la propria visione del mondo, sempre tesa a chiedere conferme di ciò che si crede vero e mai a ricercare la verità, spesso amara. Premesso che l’obiettività analitica è quasi impossibile da ottenere, bisognerebbe quanto meno distinguere i saggi scritti in buona fede da quelli concepiti esclusivamente con finalità mistificatorie, tenendo presente che se si vogliono comprendere i fatti di casa propria è bene anche “sapere” come vengano visti dagli estranei, il che non vuol dire accettare tout court quanto da loro asserito.  

Lasciando a ciascuno, pertanto, l’arduo compito di scegliere i saggi per la formazione di base, di seguito se ne indicano alcuni che servono “esclusivamente” a smascherare gli imbrogli, in modo da cancellare quei concetti assimilati, anche in modo subliminale, sin dalle scuole elementari, essendo l’esercito dei mistificatori così ben organizzato da riuscire a coprire ogni ambito della conoscenza.
Siccome a pensare male si fa peccato ma ci si azzecca quasi sempre, è lecito ritenere che in tanti possano chiedersi fino a che punto la lista risponda a criteri di onestà intellettuale e non scaturisca, invece, da una visione comunque partigiana e quindi intrisa degli stessi presupposti negativi che si imputano ad altri. Sospetto più che legittimo, al quale è possibile replicare solo con un riferimento generico alla storia personale, che dovrebbe fungere da garanzia, e a una semplice spiegazione metodologica, che dovrebbe fugare i  residui dubbi, con buona pace di chi scrive e di chi legge se così non dovesse essere.

La selezione è stata effettuata privilegiando esclusivamente alcuni testi che consentono di smascherare le falsità storiografiche, prescindendo dall’ambito ideologico nel quale si muove l’autore. Tra i saggi che riguardano l’unità d’Italia, per esempio, non è incluso quello, eccellente, di Giacinto de Sivo: essendo filo borbonico potrebbe essere accusato di partigianeria, proprio come gli storici di segno opposto, nonostante non manchino le critiche e le rampogne nei confronti degli  “amici”.  Chiunque mi conosca sa bene che ho combattuto il comunismo, quando davvero faceva paura, nelle piazze di mezza Europa; nondimeno uno dei saggi più importanti citati nell’elenco, relativamente al periodo buio post 25 luglio 1943, è stato scritto proprio da un comunista.

Risorgimento, Unità d’Italia e mancato sviluppo del Mezzogiorno.

Giuseppe Buttà, “Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta”, Arturio Berisio Editore. Di difficile reperimento la bellissima edizione del 1966, comunque disponibile in alcuni web store. Di facile reperimento, invece, e a prezzo modico, la versione edita da  Trabant nel 2009.

Cesare Bertoletti, “Il Risorgimento visto dall’altra sponda”, Arturo Berisio Editore, 1967.

Silvio Vitale, “Il principe di Canosa e l’epistola contro Pietro Colletta”, Arturo Berisio Editore, 1969.

Raffaele De Cesare, “La fine di un regno”, Newton Compton Editori, 1975.

Giacomo Mele, “Colonia mezzogiorno”, Edizioni Europa, 1978.

Gabriele Fergola, “Il Mezzogiorno problema nazionale”, 1976.

Prima Guerra Mondiale

Valerio Gigante, Luca Kocci, Sergio Tanzarella, “La grande menzogna. Tutto quello che non vi hanno mai raccontato sulla prima guerra mondiale”, Dissensi Editore, 2018.

Lino Lavorgna, “Il Piave mormorava”, saggio pubblicato a puntate su CONFINI, nel 2018, dal numero 60 al numero 69, disponibile anche, con versione estesa, nella raccolta “Articoli 2018”: www.issuu.com/linolavorgna

Dal crollo del fascismo alla fine della guerra

I saggi validi sono davvero tanti e qui, pertanto, si segnalano solo quelli che risultano fondamentali per arare il terreno ed entrare con adeguata preparazione nell’Italia repubblicana, da leggere nell’ordine in cui sono indicati: Roberto Ciuni, “L’Italia di Badoglio”, Rizzoli Editore, 1993; Paolo Monelli, “Roma 1943”, Arnoldo Mondadori Editore, 1979; Ruggero Zangrandi, “L’Italia tradita”, Mursia Editore, varie edizioni (la più recente è del 2015).

Il primo saggio consente di assimilare, con pennellate rapide ma ben strutturate e veritiere, il convulso periodo che va dall’8 settembre 1943 al 5 giugno 1944 (liberazione di Roma); il secondo consente di approfondire in modo più esaustivo l’ignobile comportamento dei vertici militari e politici dalla caduta del fascismo alla liberazione di Roma; il terzo volume è ancora più interessante per la ricca messe di documenti e una bibliografia che non tralascia proprio nulla, tra l’altro corredata di importanti note esplicative. L’unica accortezza che bisogna avere – da qui la necessità di leggerlo per ultimo – è di non dare peso ad alcuni voli eccessivamente pindarici sui fatti non supportati da valida documentazione e alla difesa del generale Carboni, che l’autore intende “salvare” dal marasma di marciume che ben traspare in ogni pagina, sicuramente in virtù dei vincoli di amicizia. Carboni è responsabile quanto gli altri per le tragiche vicende della mancata difesa di Roma e, come ben traspare nel saggio di Monelli, il 9 settembre, mentre a Roma molti soldati italiani si immolavano cercando di contrastare i tedeschi, nel più completo sbandamento e senza ordini precisi o addirittura con ordini contrastanti, trovò il tempo di trattenersi “a lungo”, in quel di Arsoli, nell’alloggio della bellissima attrice Mariella Lotti, che ivi stava girando il film La freccia nel fianco. Cosa sia accaduto in quelle sei ore non è possibile saperlo, ma non è difficile immaginarlo, a prescindere dalle successive dichiarazioni della Lotti, per lo più tese a smontare il sospetto di un quanto mai inopportuno bunga bunga, suggellate dalla famosa frase pronunciata al termine della visita, e quindi “dopo” le sei ore trascorse insieme: “Non si vergogna, generale, di essere qui a casa mia invece che fra i suoi soldati?”.

Ho glissato su Seconda Guerra Mondiale e fascismo perché sarebbe stato oltremodo difficile rispettare un presupposto di obiettività, considerata la mole impressionante di saggi disponibili, con tesi contrapposte e fatti irrisolti.

MISTIFICAZIONE E FILOSOFIA

Al di là dei fatti che traspaiono dalla storiografia, sincera o menzognera che fosse, è interessante approfondire la materia dal punto di vista filosofico, perché anche in questo campo non mancano le sorprese. I filosofi, si sa, più di tutti riescono a vedere le cose da una prospettiva capace di metterne in luce aspetti non facilmente percepibili e ciò determina, a volte, dei veri e propri sconvolgimenti concettuali. Nietzsche, per esempio, nel saggio “Verità e menzogna in Senso Extramorale”, sostiene che  le verità siano illusioni di cui si è dimenticata la natura illusoria, metafore che si sono logorate e hanno perduto ogni forza sensibile, monete la cui immagine si è consumata e che vengono prese in considerazione soltanto come metallo, e non più come monete. L’uomo si serve di concetti che sono “residui di metafore” e ha dimenticato di avere inventato lui stesso ciò che chiama verità. Se la verità è una pia illusione, quindi, la menzogna diviene regola e pertanto “nessuno dice bugie”. Una visione che contrasta nettamente con quella offerta da Kant, per il quale la menzogna esiste ed è un vero flagello. L’argomento è ampiamente sviluppato nell’opera “La metafisica dei costumi”, in un capitolo dedicato alla “dottrina della virtù”. Per Kant, sostanzialmente, “il  mentitore impedisce agli uomini di trarre alcun beneficio dal colloquio con l’altro, mina i fondamenti della comunicazione umana infrangendo l’equazione di pensiero e linguaggio ed è causa del fatto che alle dichiarazioni non si dia più credito in generale, per la qual cosa tutti i diritti  basati su contratti sono destituiti di fondamento e perdono la loro forza: e questo è un torto commesso a tutta l’umanità”.

Paul Feyerabend sosteneva  che “i filosofi sono grandi artisti nel trovare meravigliose ragioni per azioni crudeli” e l’asserzione calza a pennello per il “filosofo tedesco”, come con evidente disprezzo lo definì  Benjamin Constant, che acuisce il suo radicalismo in difesa della verità assoluta allorquando arriva a sostenere che sarebbe un delitto la menzogna riferita a un assassino che ci chiedesse se il nostro amico, da lui inseguito, non si sia rifugiato in casa nostra. Per Costant dire la verità è sì un dovere, ma solo nei confronti di coloro che hanno diritto alla verità. Asserzione senz’altro più accettabile ancorché anch’essa passibile di legittima confutazione in chiave etica. La querelle tra i due singolari personaggi, che duellarono a distanza utilizzando gli appellativi di “filosofo tedesco” e “filosofo francese”, è molto interessante e trova ampia trattazione nel saggio “La verità e la menzogna. Dialogo sulla fondazione morale della politica”, Bruno Mondadori Editore, la cui lettura è vivamente consigliata. La copia in mio possesso risale al 1998 e costava diciottomila lire. Ho verificato la disponibilità attuale all’atto della stesura di questo articolo, purtroppo con esito negativo, come spesso accade per tante opere di pregevole fattura che non vengono ristampate perché ritenute commercialmente non interessanti.  Qualche copia è disponibile su “Amazon”, al costo di cinquanta euro, ossia ben 41 euro in più del prezzo stabilito dall’editore, evincibile nei  web store ufficiali. Presumo di poter dire senza grosso rischio di essere smentito, tuttavia, che un saggio edito da Passigli nel 2008 ne ricalchi la struttura, almeno stando a quel che ho visto nella presentazione: s’intitola Kant-Constant il diritto di mentire  e anch’esso riporta sia il citato capitolo di Kant sia il breve trattato dell’allora trentenne brillante parigino, “Delle reazioni politiche”, con il quale confuta la tesi kantiana, trovandosi tra l’altro in buona ed eccelsa compagnia di predecessori e successori.

Non sono pochi, infatti, i filosofi in dissenso con la prospettiva rigorista di Kant, tra i quali spicca Machiavelli, che nel Principe  funge da vero apologo della menzogna, raccomandandola come strumento lecito e addirittura necessario per ben governare, in special modo quando possa servire a combattere la “fortuna avversa” che intralcia l’azione del principe. Subito dopo Machiavelli si sviluppò una letteratura favorevole alla menzogna, che vide tra i principali protagonisti Giuseppe Battista, Celio Calcagnini, Celio Malespini e Pio Rossi, autori di quattro trattatelli molto “istruttivi”: un esame della reticenza, un’illustrazione apologetica dell’arte del falsario, una lezione sulla buona convenienza del mentire, una classificazione di termini concetti e comportamenti mendaci. L’editore Sellerio, nel 1990, ha pubblicato i quattro trattatelli in un volume intitolato “Elogio della menzogna”, manco a dirlo, anch’esso oggi irreperibile, eccezion fatta per qualche copia disponibile presso la libreria “Tomi di Carta”, a Rozzano, secondo quanto ho verificato in rete e che quindi potrebbe essere vero oggi e non domani. 

Allo stesso periodo, e senz’altro caratterizzati da maggiore successo, risalgono anche il Libro del Cortegiano di Baldesar Castiglione  e il Galateo di Giovanni della Casa, che raccomandano di modulare con massima cura le menzogne, “acciocché sia guadagnata la benevolenza ma non persa la fiducia: perché i bugiardi a lungo andare non sono creduti, né ascoltati, come s’eglino non favillassero, ma soffiassero”.

Sorvolando su una miriade di filosofi e scrittori “minori”, i cui lavori possono risultare interessanti esclusivamente in ambito accademico, facciamo un salto fino a Shopenhauer che, nel Fondamento della Morale, si spinge a considerare la menzogna una “legittima difesa contro una curiosità non autorizzata”.

Pochi anni dopo gli farà  da eco Oscar Wilde che, nel più rilevante dei suoi dialoghi filosofici, La decadenza della menzogna, (Alleluia! Questo testo è facilmente reperibile, addirittura anche con titolo leggermente diverso: La decadenza del mentire), esprime una strenua difesa del diritto di mentire tramite l’illusione poetica, condensando l’aspirazione umana alla bellezza nella massima: “Primo dovere dell’uomo è quello di risultare il più artificiale possibile, il secondo nessuno l’ha ancora scoperto“.  Per l’istrionico ed eclettico saggista produrre arte vuol dire trasfigurare la realtà e deviarne i fini naturali, così aspri e veri da renderli insopportabili. Per rendersi “sapienti” occorre dedicarsi alla suprema arte della menzogna al fine di riprodurre un mondo artificiale che veda proprio nel mentire il più sublime esercizio del sapiente. Attraverso il confronto con le opere d’arte e con gli esiti della critica a lui contemporanea, Wilde mette alla prova le proprie teorie per giungere ad allontanare sempre più l’arte e la vita dalle catene della verità.

MISTIFICATORI DI OGGI

Relativamente al periodo contemporaneo si può senz’altro fare riferimento alla ricca collezione di CONFINI, che offre un quadro d’insieme così ben strutturato da consentire una facile individuazione del poco grano nel pur vasto terreno invaso dal loglio. Nel numero 40 (gennaio 2016), per esempio, è ben spiegata la grande mistificazione orchestrata da Blair e Bush per attaccare l’Iraq nel 2003: le armi di distruzione di massa che nessuno ha poi trovato e della cui assenza il governo statunitense era a conoscenza grazie all’ottimo lavoro svolto dall’agente della CIA Valerie Plame. Come ben noto quella sciagurata guerra determinò la nascita dell’ISIS.

Chi volesse individuare nelle dichiarazioni dei politici di oggi i sintomi riflessi di un’apologetica della mistificazione che viene da molto lontano, può senz’altro trovare nei saggi segnalati ottimi riferimenti a sostegno delle proprie tesi, senza mai dimenticare, tuttavia, ciò che diceva Charles Dickens: “Tutti gli imbroglioni della terra messi insieme sono nulla in confronto a coloro che ingannano sé stessi”.

Chiedo venia, pertanto, se per quanto concerne l’oggi mi fermo qui e non aggiungo altro. Sono figlio di genitori straordinari che prima mi hanno donato la vita e poi mi hanno insegnato a viverla in modo degno. Tra i tanti loro precetti ve n’è uno, molto significativo, che m’impone di fermarmi: “Non perdere mai tempo per criticare i piccoli uomini che dovessero conquistare importanti posizioni di potere, poi inevitabilmente difese con l’artificio della menzogna e della mistificazione. Non essendo responsabili delle loro malefatte, rampognarli vuol dire solo conferire loro immeritato onore e perdere di vista i veri colpevoli”. Mi hanno anche insegnato il valore dell’umiltà,  del rigore esistenziale, di un sano equilibrio nella valutazione di tutte le cose e che il rispetto del prossimo non può prescindere da quello verso sé stesso. In ossequio a questi precetti, quindi, e a quelle lontane radici che si perdono nella notte dei tempi, accomunandomi al fiero popolo che diede i natali ad Alboino e Adelchi, non mi è proprio possibile concludere un articolo nel quale compaiono nomi imponenti parlando di nani, zoccole e ballerini che si  credono giganti, dame di corte e danzatori del Bolshoi.

Non possumus, non volemus, non debemus.

Lino Lavorgna

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