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Tra maschere e lazzi: Carnevale è morto!

Origini della festività che inverte i ruoli e i mondi

“Il Carnevale è alle porte e sta per morire.” È una delle frasi che abbiamo ascoltato da bambini durante questa festa intrisa di cristianesimo e paganesimo popolare. Già dal nome questa ricorrenza celebra e consacra, ed ancora esorcizza quell’Addio (carme in latino) da levare (togliere nel senso letterario) dalla nostra vita; o come alcuni scriveranno “levare la carne” poiché coincideva con il banchetto. Il cosiddetto Martedì Grasso, ultimo giorno di gioia dei vizi della gola e della lussuria, per entrare il quel triste e tetro o casto e purifico, periodo dell’astinenza e del digiuno della Quaresima. Una celebrazione che è profusa del misticismo delle dionisiache antesterie greche dei saturnali romani in cui il caos sovvertiva il temporaneo ordine delle cose. Un vero rovesciamento degli obblighi sociali e gerarchici per lasciare spazio al gioco, allo scherzo e al divertimento. Fu scritto che ogni anno per volere cosmico tra i figuranti del divertimento e delle orge si muovevano i morti perché rotte le barriere tra morti e vivi. A queste anime che non devono diventare pericolose bisogna dare il massimo dell’onore e del rispetto, è per questo che si prestava il corpo provvisoriamente, coprendoci noi stessi di vesti e maschere, che di regola hanno, infatti un significato apotropaico, in quanto chi le indossa assume le caratteristiche dell’essere “soprannaturale” rappresentato. Fin dalla preistoria la maschera è un manufatto utilizzato per rituali religiosi.

Non è certa l’etimologia della parola: una prima ipotesi, preindoeuropea, viene da masca (fuliggine, fantasma nero) mentre una seconda, dal latino tardo e medievale, màsca (strega), tuttora utilizzato in tal senso nella lingua piemontese e nel longobardo-tedesco. La sua evoluzione porta all’aggiunta della “R” per divenire mascra, mascara, che richiama la locuzione araba maschara o mascharat, ovvero buffonata o burla, importato durante le crociate. Molto importante quindi la lettura doppia ovvero sia anima primordiale cattiva o defunta, sia di aspetto goliardico e festoso. Sicuramente anche attraverso il nome riusciamo ad individuare questo dualistico, questa doppia lettura che diviene un vero mezzo di comunicazione spazio-temporale che unisce divino e umano, che ti porta da un mondo all’altro, che è intriso di ritualità e misticismo, che pone ‘al divenire’. Ecco che sia per l’uso funerario punico, sia durante i baccanali o se vogliamo rifarci al tangibile negli affreschi della Villa dei Misteri a Pompei romana noi delineiamo il sacro e il profano. Quindi diviene elemento calamitante che si appropria a beneficio della comunità, che ne intravede i due volti, di una forza soprannaturale degli spiriti che è esorcizzata dal beffardo. I mascherati non si nascondo ma si investono di una visione divina, è il divino o spirito che li possiede (pensiamo ai riti dell’Africa). Sia essa metafora psicologica, sia essa atteggiamento di vita, realtà o personalità enfatizzate (le maschere spaziali dei medici), animalesche, zoomorfe. A questo si aggiungono veri e propri corredi in vestiari, non più solo la maschera al viso ma tutto il corpo si nasconde e usa le stoffe quali elemento rappresentativo e comunicante.

Si sta sempre più delineando il sacro e il profano. Il giorno del rinnovamento simbolico, del caos e del rovesciamento, delle metamorfosi e delle trasmutazioni, del travestimento e delle passioni che si incarnano, del libido che incarna divino e umano, ovvero usa l’umano, dell’animalesco si incrocia sui carri o intorno a falò, tra natura o grotte, in cave o Tholos, rivestiti di veli, pelli, o pitture a nudo sia esso richiamo a Dionisio, Pan, Gea, Marduk, Selene ed Elio, Era, Priapo o Mitra, Iside è un ritorno. Dall’inconscio, dall’altro mondo, dall’interiore, dal profondo i demoni, gli spiriti, i lari, i defunti ci prendono, ci usano, o attendono che il nostro ultimo peccato avvenga: gola e lussuria. Senza pregiudizi e senza giudizi, purché nascosti, mascherati, invisibili, posseduti. Lo scatenarsi della licenza, la violazione di tutti i divieti, la coincidenza di tutti i contrari, ad altro non mirano che alla dissoluzione del mondo, i re si umiliano, si dissacrano i padroni che servono coloro che da sempre provvedono al loro benessere quotidiano. E l’apice ovvero il Martedì grasso (cattolico) culmina con la Morte del Carnevale.

Tutto muore e si spegne in un falò, tutto brucia, fantocci e testimoni, orge, passioni sfrenate, cadono le maschere e resta la Cenere. Cenere siamo e ritorneremo. Tutto è digiuno, preghiera, riscatto, e quei graffi interni, lasciti di perdizione, frammenti di ricordi di gioiose e satolle manifestazioni del tempo e della regola inviolata. Per la Chiesa cattolica diviene un momento per riflettere e riconciliarsi con Dio, ma poco dopo viene come festa condannata, la Morte e Risurrezione di Cristo si impone nella sua magnificenza e tronca la durata del beffardo, istituendo rigore così i saltimbanchi, giocolieri, maschere e teatranti, i circhi che non possono prima e dopo la Sacra Festa di Pasqua entrare nelle città e lavorare. Quel viola dei paramenti luttuosi a Cristo della Chiesa, che porta alla morte simbolica ma dannosa perdita economica per i teatranti, sarà quel colore simbolico negativo in tutte le forme e le espressioni artistiche e teatrali (oggi anche al Cinema). Ma il rivoltamento popolare prende di nuovo il sopravvento o meglio va contro la regola, il dogma, il dettame e si sviluppano settimane di vere feste, giostre, scherzi, divertimenti e spettacoli teatrali in molte città europee e soprattutto italiane.

Nella Commedia dell’Arte si semplificano o particolareggiano questi volti spiritati o demoniaci con maggior caricatura grottesca (in Pantaleone o Pulcinella vi è la leggerezza dello spirito del demonio, nelle vesti del primo lo si ricorda con più realismo), l’animalesco (Arlecchino e Colombina), dionisiaco e eroico (Capitan Spaventa e similari, Scaramouche), i servitori ovvero anime burlesche (Colombina, Brighella, Arlecchino, Pulcinella, Gianduia), od ancora anziani e medici ovvero saggezza e magia (Balanzone, Pantalone, Tartaglia), zoomorfe (Capitan Spaventa, Brighella, Pantalone, Arlecchino).

Marco Fiore

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