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Mandela, cento anni e mille battaglie

Ci sono personaggi che hanno rivoluzionato il corso della storia e lasciato un segno indelebile per gli  uomini, e che dopo la morte si imprimono nella memoria collettiva. Nelson Mandela è diventato l’emblema della lotta alle discriminazioni razziali, un monito all’uguaglianza sociale e al superamento dei pregiudizi umani. Decorre il 18 luglio un anniversario importante, i cento anni dalla nascita di quest’uomo i cui insegnamenti hanno destato coscienze, commosso il mondo, sensibilizzato intellettuali e artisti che gli hanno dedicato canzoni, film, poesie ed opere teatrali. L’Onu, che dal 2009 stabilì in occasione del compleanno del leader sudafricano il “Nelson Mandela International Day”, organizzerà a settembre un summit sulla pace a lui dedicato. Un momento di incontro e riflessione tra gli Stati, un’occasione di approfondire questioni spinose in chiave etica, in un periodo storico di attriti e conflitti politici, in cui apertura ed inclusione sociale appaiono come delle “vexate questio”.

Avvocato e pacifista, premio Nobel per la pace nel 1993 e dall’anno successivo presidente del Sudafrica, ha dedicato tutta l’esistenza alla lotta alla segregazione razziale africana, l’apartheid, instituita nel secondo dopoguerra. Neanche i 26 anni di carcere per sabotaggio ed alto tradimento lo dissuasero dal professare teorie antirazziste e pacifiste, ispirato dalla filosofia di Gandhi e dal socialismo marxista. L’amore per il suo popolo, la profonda fiducia nel cambiamento che parte dalle coscienze di ognuno e la convinzione che l’umanità possa approdare ad una risoluzione dei conflitti di carattere ideologico sulla scorta dei pregiudizi, hanno accompagnato tutta il suo operato politico. Madiba, il suo soprannome che nella tribù di appartenenza degli Xhosa era un titolo onorifico dei membri anziani della sua famiglia, nel corso degli anni è diventato l’associazione più scontata al suo nome. A cinque anni dalla morte, nonostante gli insegnamenti di Mandela abbiano favorito il raggiungimento di risultati faticosi e significativi sulla strada dell’affermazione della dignità umana e del miglioramento delle condizioni di vita come valore assoluto, ci sembra di assistere ad un’involuzione etica e morale. I populismi da una parte, movimenti che instillano odio e la paura verso il diverso e i partiti estremisti che sono ritornati in auge e alla guida di molte nazioni, acuiscono il fenomeno della chiusura all’accoglienza e all’inclusione sociale. Mandela si è battuto per affermare il principio che nessuno stato può  dirsi democratico ed evoluto se non accoglie i più deboli, i bisognosi, e non è capace di garantire a tutti una vita dignitosa.

Le sue parole risuonano profetiche: “Nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza, della religione o della classe alla quale appartengono. Gli uomini imparano ad odiare, ma possono imparare anche ad amare perché l’amore per il cuore umano è più naturale dell’odio”. 

Marita Langella

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