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Il magico mondo della danza

 

All’Augusteo di Salerno 40 danzatori impegnati in uno spettacolo all’insegna della passione

 

SALERNO – Piccoli appassionati della danza in un teatro dalle grandi tradizioni.  Sabato 23 giugno ho partecipato allo spettacolo di fine anno della Scuola di danza di Anna Iorio e Valeria Milingi, presso il teatro Augusteo di Salerno.

Mi sono recata li, come grande appassionata della danza e curiosa di vedere il lavoro svolto da un team di insegnanti aventi formazioni eterogenee non dichiaratamente classiche come invece vanta la tradizione di questa storica scuola di danza.

Uno spettacolo articolato dove dalla più piccola danzatrice o danzatore messo al cospetto di un pubblico esuberante e curioso, ha dato prova di professionalità rigore e capacita di gestire l’evento scenico e coreografico certamente non facile. Nel segno della danza classica la Prima la danza classica, con una toccante esibizione svolta sulla musica di Ennio Morricone, un omaggio che la maestra Anna Iorio ha voluto offrire ai suoi ospiti. Un palcoscenico animato da oltre 40 danzatrici con costumi dal colore pallido e dai tessuti evanescenti con immagini di un mare illuminato dalla luna accompagnato dal movimento fluido e delicato delle ballerine fino a richiamare il ricordo di un utero materno. Tutti i ballerini all’unisono in un’atmosfera silente di un pubblico rapito da quelle immagini rasserenanti e rassicuranti.

Poi per le diplomande un repertorio complesso, dallo Schiaccianoci alle Fiamme di Parigi, Raymonda, Sylvia e Paquita.

Anche se molto giovani, le ballerine ed i ballerini, certamente non professionisti, hanno perfettamente interpretato con sapienza ed eleganza un repertorio classico davvero complesso con una scenografia cosi pertinente da creare l’illusione di un quadro con soggetti animati dalla musica raffinata del repertorio classico, coreografo e curato dai Maestri Pavlina Gheleva e Luigi Ferrone.

Poi il la seconda parte dello spettacolo dedicata alla danza moderna, che si apre prima il contemporaneo, un’espressione artistica che unisce alla pulizia delle linee classiche il movimento stilizzato ed energico della danza moderna. L’ espressione dei volti delle danzatrici anche quelle più piccole e seria coinvolta come la musica e le scene che fanno da sottofondo, nessuna sbavatura, nessuna dimenticanza, nessun applauso: regna nel teatro l’austerità di cerografie complesse ed innovative che attirano l’attenzione di un pubblico forse non abituato a queste perfomance.

Poi la performance di hip hop curato dalla giovane promessa della scuola, Rita Ferrone, un’allieva- maestra, figlia d’arte, e il giovane Salvatore Sica, che hanno  dato una sferzata di simpatica energia allo spettacolo, animando il pubblico del teatro soprattutto quello più giovane con movimenti elastici, acrobati a tratti mutuati da danze africane.

Poi lo splendido quadro finale della favola del Re Leone, coreografie del maestro Antonio Romano. Il sipario si apre sul richiamo di quella musica che tutti conosciamo, i costumi bellissimi di Tramontano, la velocita dei cambi delle coreografie che  ammaliano tutti, non c’è tempo per pensare a quello che succede  ma solo per divorare con gli occhi la performance  che e un vero colpo d’occhio. Insomma   una miscellanea di esperienze di stili, di forme della danza trasferite ad un gruppo di allieve che hanno dato prova di grande eclettismo e di serietà sotto il coordinamento della ultraventennale esperienza della maestra Anna Iorio e della sua giovane erede Valeria Milingi.

Mi rivolgo prima a lei, a Valeria, che rappresenta il nuovo della vecchia scuola di danza per chiederle un giudizio sul suo lavoro piuttosto innovativo e forse un po’ azzardato per un saggio di fine anno rivolto ad un pubblico fatto di mamme, papà, nonni e familiari solo desiderosi di vedere la singola perfomance del proprio protagonista.

“Si una sfida- dice la bellissima Valeria- una sfida che ho voluto avviare con Gigi Ferrone, Marco Auggerio, Pavlina, ed altri maestri famosi nel campo della danza, per unire esperienze scambiare stili e perché no abituare le mie giovani allieve a confrontarsi con varie esperienze di insegnamento.

“La scuola deve essere un laboratorio di idee, perché oggi e anche difficile confrontarsi in una piccola realtà di un centro di provincia  con tutto quello che c’è giro. Oggi e difficile che le ragazze si avvicinino alla danza classica o anche moderna nel modo in cui si intende in una scuola di danza, perché forse ci sono troppe regole ed e tanto l’impegno anche in termini di tempo che viene richiesto loro. Ma io ho voluto provarci, e l’esperimento e andato piuttosto bene, Non tutte le mie allieve hanno un talento innato questo è chiaro – continua Valeria- ma è bello anche raggiungere un risultato nella globalità del gruppo. Non guardare al singolo soggetto ed alla sua bravura, ma all’insieme della perfomance, al trasporto che il gruppo nella sua esibizione riesce a trasferire. E un po’ quello che è accaduto nel mio saggio che amo definire uno spettacolo di fine anno, da godersi nella pluralità dei suoi aspetti: coreografie, musiche, scene ed altro. E forse un’aspirazione un po’ velleitaria- conclude- ma mi piace lavorare cosi, per questo preferisco fare il nostro spettacolo ogni due anni, perché mi occorre il tempo giusto per preparare le mie allieve ad un percorso didattico che non si risolve nella sola esibizione, ma parte dalla graduale e costante formazione su tutto.

“Sono di  tradizione molto convenzionale ed ispirata ai modelli di formazione fondamentalmente classica degli anni in cui entrare in una sala di danza ti metteva terrore” esordisce  la maestra Anna Iorio, alla mia domanda sulla sua opinione su quanto asserito da Valeria “ ma  ho voluto seguire mia figlia in questo percorso di innovazione ed adeguamento anche ai tempi moderni dove la danza classica non è amata anche solo per il fatto che essa richiede una perizia fisica ed una dedizione mentale che oggi e difficile riscontrare soprattutto in una piccola citta.

“Oggi insegno e confesso che spesso ho difficolta a rapportarmi con le allieve alle quali non e sempre facile proporre lunghi allenamenti e formazioni anche nel fine settimana. Ma diventa un modo per insegnare una disciplina, perché sono sempre convinta che la danza assolva pienamente a questo ruolo. Essa e rigorosa nella divisa negli orari nell’impegno, è quello che accade anche nelle altre discipline sportive ma nella danza il principio del rigore è ancora più esaltato. Ma spesso i genitori dei miei allievi ne sono contenti, altre volte devo un po’ arguire, ma poi il risultato finale e sempre soddisfacente, lo confesso.

Lo spettacolo di quest’anno ha visto un pluralità di esibizioni molto diverse l’una dall’ altra, ma le ragazze sono state davvero brave, si sono spogliate dei loro tutù e sono diventate brave interpreti di hip hop danza jazz danza contemporanea. E’ stato uno spettacolo che ha veramente valorizzato il lavoro svolto dal team di insegnanti che ha collaborato con noi e l’impegno delle mie allieve“.

Quale appello farebbe alle sue colleghe?

“Io ho un ottimo rapporto con le mie colleghe di Salerno, ed il mio auspicio è di fare rete, di utilizzare le nostre esperienze per creare i presupposti per promuovere eventi che abbiano anche un sostegno economico pubblico, e attrarre i giovani verso questa disciplina che con il suo rigore può distrarli dai tanti mali che affliggono il mondo giovanile odierno, i social network, la solitudine, la ricerca di piaceri spesso pericolosi. So bene che la danza non è per tutti ma come diceva mia figlia ci sono tanti stili di danza che accomunano e che trovano una migliore interpretazione nel lavoro di gruppo.

Poi incontro il Maestro Marco Auggiero, della Mart School di Napoli, autore della coreografia di danza Contemporanea lui chiedo come nasce il suo stile artistico cosi singolare anche a tratti un po’ sofferto?

“La mia filosofia è il frutto di anni di sperimentazione ed esperienza internazionale. Nasce come liberazione dagli schemi e dalle costrizioni della danza canonica, per approdare a uno stile e un linguaggio del tutto personale e all’avanguardia. Attraverso una tecnica funzionale, chiara e visibile: centro come motore per un flusso di movimento continuo, uso del peso e movimento naturale. Fluidità, decentralizzazione, grandi dinamiche e floor work. Una personale “cinestetica” senza mai dimenticare il virtuosismo tecnico. Nelle mie creazioni cerco di esplorare la dimensione psico-emotiva dei danzatori, e spaziare nell’universo umano in tutte le sue direzioni e percezioni.
Sperimentare nuove fusioni della danza con altre forme artistiche ed espressive, attraverso una visione e una ricerca coreografica, che trasportano la danza in una dimensione di Teatro Totale, dove ogni elemento costituisce una parte significativa di un disegno globale.
Spesso le mie   coreografia, affrontando spesso questioni spinose e dal forte impatto umano o sociale, in modo da lasciare un traccia o una riflessione nello spettatore. Sperimento continue contaminazioni con nuove forme artistiche ed espressive, portando la coreografia in location e collaborazioni sempre nuove e inusuali, cercando di coinvolgere lo spettatore in nuovi contesti e scenari non convenzionali”.

Ho incontrato Anna e Valeria ad uno spettacolo che la mia compagnia a Salerno e di li l’idea di collaborare per introdurre la mia tecnica nella loro scuola. Mi sono ritrovato in un gruppo di allieve molto motivate, incuriosite, che mi hanno dato dei bei risultati come ho visto questa sera allo spettacolo. Ho lavorato solo un anno, che per e poco, ma e andata bene e sono soddisfatto.  I prossimi appuntamenti sono a Palinuro , dove insieme a molti maestri campani e non faremo uno stage di formazione e per i più volenterosi uno spettacolo finale e poi all’ Arenile di bagnoli, con il collega  Ferrone,  faranno un analogo stage formativo rivolto a danzatori esperti e anche meno esperti.

Entrambe le esperienze saranno all’insegna del mare, del sole e del relax per quelli che vogliono unire all’impegno fisico anche il divertimento.

Annapaola Voto

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