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L’intelligenza artificiale sbarca pure nell’arte

L’intelligenza artificiale ha superato l’abilità umana. Una provocazione, ma di sicuro una svolta significativa nel mondo dell’arte figurativa è in atto. Algoritmi sofisticati, elaborati da ricercatori creatori, capaci di riprodurre creatività e talento dell’uomo. Ed è New York a rendersi protagonista di un’asta sorprendente entrata già nel Guinness per alcuni elementi esclusivi. Proprio qui nella sede di Christie’s il “Ritratto di Edmond de Belamy” è stato venduto a una cifra esorbitante, 43 volte più alta della sua base d’asta tra i  7 e i 10 mila dollari: 432 mila dollari per il primo dipinto creato da un software, la cui storia innovativa segna una rivoluzione nel campo della ricerca sul digitale e le sue infinite applicazioni. 

Oltre le nostalgie romantiche da appassionati della classicità e cultori del genere, la novità è in un computer che dall’elaborazione di 15 mila immagini di dipinti tra il XIV e il XX secolo riesce a crearne una nuova con elementi di tutte quelle acquisite. Tre giovani laureati under 30 del collettivo francese Obvious a capo dell’esperimento, un team di creativi virtuali che hanno “sfidato” e ricodificato l’arte così come l’abbiamo conosciuta nel corso di secoli di storia. E se è vero che sono le idee a vincere, la corsa ad accaparrarsi il ritratto in questione è partita da subito a colpi di rilanci telefonici e misteriosi acquirenti anonimi e facoltosi. Un tweet di Christie’s è giunto in chiusura per chiosare la notizia inedita dell’aggiudicazione dell’”Edmond de Belamy”, a conferma dell’interesse che ruota intorno al mondo tecnologico. 

A guardare la tela si ha da subito la percezione di una commistione perfetta tra elementi classici e innovazione; un’opera che non ha una storia o un background artistico ma degli elementi sfocati e ibridi a donargli fascinazione e originalità. Colletto bianco e giacca nera per il protagonista del quadro e un algoritmo sviluppato da Ian Goodfellow, un ricercatore di Google, da qui  Belamy, una  traduzione del suo nome. In basso a destra del ritratto, poi, una formula matematica a siglarlo lascia spazio a riflessioni e considerazioni sul tema. Le macchine sostituiscono le attività umane o forse le perfezionano e le trasformano, aggiungendo elementi inediti. E chissà che in un futuro sempre più prossimo possa approdare qualche altra applicazione sui nostri apparecchi smartphone in grado di creare la “nostra arte su misura”, a portata di mano. Magari con pochi input ed elementi da inserire in un software, per quella che ormai è una crescita digitale inarrestabile.

Marita Langella

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