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Se l’industria della cultura non premia i laureati

“Di sola cultura non si mangia”, recita lo slogan divenuto un mantra per l’antipolitica, o meglio si mangia poco e male. A dirlo uno studio condotto sui laureati del settore artistico, turistico e ricreativo, secondo cui il 42% degli occupati conduce carriere meno appetibili rispetto a quelle di altre professioni. La scelta tra Alph e Stem, ovvero tra materie umanistiche (arte, letteratura, filosofia e storia) e competenze tecnico-scientifiche (scienze, ingegneria, matematica), ha diviso in due orientamenti e percorsi lavorativi. E se innovazione tecnologica e ingegnerizzazione della vita umana richiedono abilità in divenire, gli umanisti cercati dalle imprese si riducono al 2% dei laureati nel 2018 secondo la società di consulenza Talent Ventures. 
 
L’Italia, che primeggia per il suo patrimonio artistico e culturale inserito nell’Unesco, necessita accanto a professioni come architetti e ingegneri impegnati nella tutela dell’ambiente, di impiegati qualificati nel settore turistico, della promozione, dei media e dell’intrattenimento, oltre che di ricercatori, docenti, professionisti e artigiani. Più aumentano le qualifiche e i titoli di studio richiesti in ambito accademico e di conservazione del patrimonio, meno però le retribuzioni si mostrano in linea con i requisiti richiesti, e se rapportate a quelle di altre professioni. Parametri tanto più bassi se paragonati a quelli di altri Paesi europei.
 
Eppure i curricula dei laureati in ambito culturale vantano un percorso di esperienze di lavoro, studio all’estero e tirocini, che può aumentare competitività e possibilità di impieghi. Sono infatti il 10,3%  coloro che dopo cinque anni dal conseguimento della laurea, riescono a lavorare all’estero. Il mercato del lavoro include segmenti variabili che annoverano professioni di alto livello come dirigenti e imprenditori, accanto a collocazioni in ambito di assistenza alla clientela, strutture ricettive e ristorazione, questo secondo l’analisi dell’ufficio Indagini e Statistiche di Almalaurea. 
 
La riflessione da compiere è sulle potenzialità da preservare e su cui investire, affinché si possa formare professionalità e valore, nella convinzione che la partita non si gioca su una mera scelta tra ambito scientifico e umanistico. La tecnica e il progresso sono il frutto di una formazione che non può prescindere da un approccio interdisciplinare, che rimetta al centro l’uomo e  la sua cultura secolare fatta di metodo, scoperte, intuizioni, lasciti e acquisizioni. 
 
Marita Langella

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