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Lindsay Kemp, ritratto di un artista universale

È stato uno degli ultimi grandi performer del nostro secolo, Lindsay Kemp. Nato in Inghilterra a Cheshire nel 1938, si è spento a 80 anni nella sua casa di Livorno. Un sodalizio, quello con l’Italia, che parte da lontano. All’inizio degli Anni 90 uno dei suoi primi spettacoli,  “Flowers”, dopo aver trionfato negli States e nel Regno Unito, creò scalpore al debutto in Italia per l’irriverenza e l’originalità, ma ne segnò indiscutibilmente il successo postumo. Mimo, attore, trasformista e coreografo, Kemp ha dato forma a un genere innovativo di teatro danza a cavallo tra drammaturgia ed elementi cinematografici, come solo un visionario e precursore riesce a fare.

Una vita condotta con stravaganza ed eccesso. Già da ragazzo, quando aveva finto la pazzia per sfuggire al sevizio militare, e per concedersi poi quella libertà sessuale e di pensiero insita negli intellettuali controcorrente del suo tempo. Truccarsi il viso di bianco e la tecnica inconfondibile di gestualità delle mani, atti a creare maschere tragicomiche di personaggi reinventati, li aveva appresi dal mimo Marcel Marceau. E poi le influenze del cabaret, del circo, del musical e dell’avanspettacolo a influenzarne linguaggi e tecniche, culminate nella creazione della sua prima compagnia nel 1962, The Lindsay Kemp Dance Mime Company. Una galleria di personaggi stravaganti ed eclettici nel suo repertorio, dal danzatore russo Nijinsky, a Mr. Punch e alla ballerina argentina di flamenco. Memorabile la sua interpretazione forse più iconica di Pierrot, incarnazione e trasposizione di emozioni umane sempre in bilico tra grottesco e tragedia.

Fu proprio questo ad avvicinare Kemp negli Anni 70 a una delle icone del rock, David Bowie, che si innamorò della sua arte creando un sodalizio umano e professionale. Lavorarono insieme alla messa in scena dei concerti della rockstar “The Rise and Fall of Ziggy Stardust” e “The Spiders from Mars” nonché dello spettacolo “Pierrot in Turquoise”. Altri artisti come Mick Jagger, Peter Gabriel e Kate Bush si sono poi avvalsi della collaborazione artistica di Kemp, che sarà ricordato per la capacità di raccontare un mondo onirico e surreale contemplando danza, teatro, recitazione e addirittura le arti figurative. Lo scorso anno a Firenze dieci giorni di eventi dedicati al maestro inglese hanno raccolto disegni, bozzetti di costumi di scena e foto d’archivio, ma anche master-class di teatro danza e una rappresentazione di “Kemp dances”, lo spettacolo che la sua compagnia porta in tour da due anni.

Kemp ha fatto della sua arte una sintesi perfetta di estro creativo e genialità innata. “When I live my dream”, titolava una delle sue canzoni preferite cantate da Bowie. E ha vissuto fino alla fine proprio così Kemp, come in una grande realtà illusoria tutta scoprire e plasmare.

Marita Langella

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