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La villa di Pollione

Dalla Grotta di Seiano ai resti della villa di Posillipo

Sulla discesa di Coroglio, a ridosso di Capo Posillipo a Napoli, anticamente chiamata “Rampa dei tedeschi”, se da un lato vi è lo scheletro dell’ex polo siderurgico dell’Italsider, si para improvvisamente una delle viste più straordinarie del nostro Golfo. E lì, di lato scavata nella roccia della montagna l’ingresso al Parco archeologico-ambientale di Posillipo che conserva la fusione tra elementi vulcanologici, archeologici e biologici, e si presenta a noi solo con il 5% in resti.

Per accedervi vi è la grotta di Seiano, un traforo lungo 770 m, con una larghezza tra i 4-7 m ed un’altezza di 4-9 m, scavato in epoca romana nella pietra tufacea della collina di Posillipo. Questa prende il nome da Lucio Elio Seiano, prefetto di Tiberio, che secondo la tradizione nel I secolo d.C. ne commissionò l’allargamento e la sistemazione.

Caduta in disuso e dimenticata nel corso dei secoli, fu rinvenuta fortuitamente durante i lavori per una nuova strada nel 1841 e subito riportata alla luce e resa percorribile per volontà di Ferdinando II di Borbone, ma poi utilizzata nel corso della Seconda guerra mondiale come rifugio antiaereo per gli abitanti di Bagnoli.

All’uscita si trova il complesso archeologico-ambientale delle antiche vestigia della villa del Pausilypon (visibili ancora tracce dei decori murali che fu dell’equite e liberto Publio Vedio Pollione, il quale decise di trascorrere gli ultimi suoi giorni in quello splendido scorcio situato tra la Gaiola e la baia di Trentaremi, ovvero a Pausilypon cioè “sollievo dal dolore o tregua degli affanni”. Prima la villa finché non fu costruita la grotta si poteva raggiungere solo da mare come ci ricordano Plinio, Seneca e Svetonio. Alla morte di Pollione avvenuta nel 15 a.C., per la posizione molto ambita, ovvero lo strapiombo sul golfo di Napoli, la Penisola Sorrentina, il Vesuvio e Capri divenne residenza imperiale di Augusto ereditata con testamento, e di tutti i suoi successori. L’ultimo tra gli imperatori ad abitarla fu Adriano.

Pollione accanto alla villa, fece costruire anche un teatro, per piccoli spettacoli, sfruttando il pendio naturale della collina, con al centro di essa, verso l’odeion, una grande vasca, ovvero una natatio con fontana.

Davanti l’Odeion (da oidé, “canto”), di dimensioni minori 28 m circa, coperto e con una cavea più piccola, destinato alle audizioni di poesia retorica e di musica. Vi sono altre opere visibili nei ruderi a est del Teatro grande, il Tempio o Sacrarium; e a ovest, il Ninfeo con tracce di un impianto termale.

 

Uno stupendo scorcio del passato su un golfo dove il mare è più mare, parafrasando Paul Klee. Dove tutto è quiete e riposo delle membra, appunto Posillipo.

Marco Fiore

 

 

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