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La suora fantasma di Caserta

L’amore materno che è più forte anche della morte

Sorgeva un maestoso albero secolare nelle vicinanze della vecchia fabbrica di Saint Gobain, dove un sottopassaggio ferroviario unisce viale Lincoln a viale Lincoln 2. Qui appariva una strana figura incappucciata che si aggrappava al suo tronco, per poi incominciare a passeggiare su e giù per la strada, spaventando i passanti nonché gli autisti, tanto da provocare anche gravi incidenti.

La figura dal capo coperto sembrerebbe essere il fantasma di una monaca, che, alla disperata ricerca della tomba del figlio, non si dà pace. La triste storia ebbe inizio, come per molte fanciulle di buona famiglia, con una vita clericale non voluta, frutto di egoistica decisione paterna; ma il fato per lei forse aveva riservato altro, perché nel periodo di ritiro in convento conobbe un giovane e si innamorò perdutamente di lui. La vita nel monastero era rigida, così come i severi insegnamenti che la volevano illibata sposa del Signore, che altro non facevano se non portarla a commiserare un’esistenza imposta da altri, fatta di obbedienza e senza amore, o almeno senza quell’amore che forse un più misero lignaggio le avrebbe concesso, e così, dopo aver resistito a lungo al fortissimo impulso…la sventurata rispose!

In gran segreto i due amanti si diedero appuntamento e presumibilmente a quello seguirono altri incontri, in cui il piacere cedette il posto alla prudenza, tanto che la giovane rimase incinta. Dopo oltre quattro mesi la ragazza non potendo più nascondere il suo stato gravido, chiese aiuto alle consorelle, che celarono l’accaduto e mai informarono il ragazzo di un figlio in arrivo.

Il bambino nacque forte e sano e subito venne affidato ad alcuni contadini della contrada vicina. Gli anni passavano sereni ed il piccolo cresceva in buona salute, fino al giorno in cui arrivò la terribile notizia che era morto di una malattia incurabile. I contadini che lo avevano cresciuto, riportarono il corpo del fanciullo al convento per la veglia prima del seppellimento e col cuore spezzato dal dolore, la monaca che lo aveva dato alla luce, chiese di potersi occupare da sola della sepoltura, in gran segreto ed in gran silenzio, così come lo aveva partorito, per godere degli ultimi attimi col figlio tanto amato che il destino non le aveva permesso di crescere.

Il nome della giovane non è giunto a noi, ma la leggenda vuole, che sopraffatta dal dolore si impiccò al vecchio e maestoso albero che un tempo troneggiava nel viale Lincoln, proprio dove aveva seppellito un suo figlio e che ancora vaghi, parandosi talvolta davanti alle auto di passaggio, cercando la tomba del giovinetto.

Assunta Mango

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