Previdenza, incontro a Firenze con la Cassa ragionieri
14 Novembre 2017
De Luca: “Sulla sanità la ricreazione è finita”
16 Novembre 2017
Mostra tutto

La ballerina caprese e il fantasma di Tiberio

Un sogno infranto

«A me pare un eremo di potenza e di dolore, quale solo un grande imperatore odiato, diffamato e sventurato, poteva scegliere per la sua dimora». (Amedeo Maiuri, archeologo)

La nostra storia narra di Carmelina Corrotta, isolana di Capri nata alla fine dell’800, che bella nelle forme e nella grazia, sposò giovanissima un ragazzo del luogo con cui ebbe in concessione dal comune un appezzamento di terra sul monte Tiberio, dove iniziarono un’attività di ristoro per i turisti che si spingevano fino alla sommità del rilievo.

Intelligente, frizzante e piena di iniziativa, la giovane incominciò ad incantare i clienti col ballo della tarantella, e non solo, perché di giorno li guidava attraverso narrazioni storiche ma anche di fantasia, intrattenendoli sul vertiginoso strapiombo dal quale il massimo romano si dice facesse precipitare tutti coloro che non gli erano graditi.

La vita dell’imperatore si mescolava alle leggende, in un racconto appassionato, quasi avesse vissuto lei stessa le vicende che riportava. In quel momento la sua narrazione travolgeva i turisti che di sera la vedevano volteggiare a piedi nudi danzando la tarantella, e a chi le chiedesse da chi avesse imparato a ballare, rispondeva che la danza ce l’aveva nel sangue, eredità di una sua antenata che ballava per Tiberio. Affermava addirittura che l’imperatore stesso, nelle notti di luna piena la raggiungesse per svelarle i segreti del luogo. Lei si definiva “la sua schiava”, l’unica capace di confortare quell’uomo ritenuto matto e disperato, l’uomo che per dieci anni aveva comandato il mondo da una così piccola isola.

Nel tempo crebbe la notorietà di Carmelina e con essa il numero di turisti che desideravano ascoltare le sue storie; tra questi il Kaiser di Germania, Guglielmo II e l’archeologo Amedeo Maiuri. Fu proprio quest’ultimo ad iniziare l’attività di scavo nell’esatto punto in cui si ispiravano i racconti della giovane, riuscendo a riportare alla luce l’intera struttura della Villa di Tiberio. Un anno di lavoro, che vide Maiuri e Carmelina nemici giurati, tanto che lui scrisse: “Per lunghi mesi, lo so, sei rimasta accorata nella tua cella, in attesa che quel frastuono e quella bufera passasse”. Da qui il declino dell’osteria, che da luogo incantato da cui si sprigionava una meravigliosa magia, divenne bettola per operai stanchi ed impolverati. La donna vide a poco a poco sparire la sua leggenda, tanto che nel luglio del 1950, dopo aver distrutto l’abito di danzatrice, si uccise lanciandosi nel vuoto dal suo piccolo balcone. Ma da allora, la leggenda di “Carmelina ballerina caprese”, non è mai tramontata, tanto che si narra che lo stesso Tiberio, abbandonando l’isola, per portare con sé la più devota delle ancelle, la indusse a quella atto inconsulto.

Assunta Mango

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *