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Il fantasma “dell’Assassina della Vicaria” alla Galleria Fiorentino

 
Un vero e proprio viaggio tra i meandri storici di un fatto di cronaca risalente a più di 200 anni fa. Un assassinio che sopravvive al passare del tempo per essere, ancora oggi, ricordato come se fosse una leggenda. Una donna, Giuditta Guastamacchia, ma anche un’assassina, che insieme ai suoi complici fu artefice della morte del marito.  
 
Come riportato nelle cronache dell’epoca, l’epilogo vide l’uccisione dei rei per impiccagione, non prima, però, di aver subito lo “strascino a coda di cavallo”. È questa l’incredibile storia del “fantasma della Vicaria”, che oggi, con la presentazione del libro “Io sono Giuditta”, nuovamente prende vita.
 
Ampio il pubblico di giovani e meno giovani che si è fatto posto nella galleria d’arte Fiorentino a porta Capuana, poco distante dal Castello dove la donna venne giudicata e condannata. 
 
Un lavoro, quello di Assunta Mango, che ha svelato le verità storiche su una vicenda che si è nascosta dietro leggende, dicerie, storie dettate dal folklore popolare e da un passaparola durato oltre due secoli. 
 
Il testo riporta i verbali dell’epoca rinvenuti negli archivi storici, verbali che condannarono la donna, il prete suo amante ed i complici, per il cruento omicidio del giovanissimo marito. 
 
Propone un ricco lavoro di ricerca di quelle cosiddette “verità storiche”, accompagnate pure da una minuziosa attenzione ai dettagli che con intrigo e menzogna si legano alla vicenda cornice dell’assassinio. 
 
Un testo storico dunque, che si propone come un esaustivo e completo resoconto pronto per ricordare quanto questa vicenda – dall’aspetto di un fantasioso romanzo – riviva ancora oggi. 
                                                                                                                                                              Francesca Giorgio

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