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The Midnight Club, il Decameron horror di Mike Flanaghan

Una clinica per giovani malati terminali. Un passato oscuro su una setta di adoratori del demonio che aleggia su questa antica struttura. Una verità da riportare a galla su una strana figura esistita anni addietro. Insomma gli ingredienti per una storia horror paranormale ci sono tutti e Mike Flanaghan come sempre fa del suo meglio per renderla unica nel suo genere.

Perché ciò che dobbiamo riconoscere a questo visionario regista è il particolare approccio alle storie di fantasmi e presenze, che scava nel profondo abbracciando più temi, più scenari. Quando Ilonka scopre di aver un tumore al pancreas, decide di traferirsi in una struttura che ospita giovani che come lei hanno un cancro incurabile. Nata come versione alternativa di un ostello per adolescenti, BrightCliff oltre ad essere una clinica per aiutare ad alleviare il dolore fisico, ha lo scopo di far socializzare coetanei con lo stesso inevitabile destino.

E i ragazzi di Brightcliff finiscono con il far amicizia tra loro formando un bel gruppo affiatato, tanto che ogni notte a mezzanotte si incontrano segretamente nella biblioteca della struttura per raccontarsi storie horror davanti al camino e ad un bicchiere di vino. Una notte delle tante, il gruppo decide di stringere un patto: il primo tra loro a morire dovrà cercare in ogni modo di contattare gli altri dall’al di là. I ragazzi non sanno che, qualcosa di molto sinistro ed inquietante avvolge di mistero il passato di Brighcliff: una forza maligna che non ha mai cessato di albergare nella clinica.

L’aspetto più interessante di questa serie, principalmente rivolta ad un pubblico adolescenziale, è quella continua volontà di mutarsi, di cambiare registro, seminando qua e là contaminazioni tra il fantastico e il thriller. Purtroppo il rischio nell’aumentare la posta, spostandosi da un genere all’altro, è di inciampare nella vaghezza. Infatti, giunti a metà serie ci si rende subito conto che si ha di fronte un progetto molto caotico che tende a confonderci le idee anziché creare una vera e propria atmosfera horror. Perché se da un lato, è curioso seguire tante storie all’interno di un racconto, dall’altro è necessario rendere le suddette storie fruibili, tanto brevi da poterle inserire nell’episodio senza rischiare di appesantire il plot principale.

Pertanto, dal momento che le storie raccontate a mezzanotte hanno una durata media di mezzo (se non più) episodio, il resto del materiale che abbiamo a disposizione e che riguarda i protagonisti veri e propri, è davvero misero. Di conseguenza si tira per le lunghe, empatizzando molto poco con i personaggi principali, senza comprendere bene alcuni momenti delle loro storie personali. Insomma, Mike Flanaghan ha un talento innato nel farci saltare dalla sedia, ma non chiedetegli di mescolare troppo le carte perché in quel caso va in confusione, lasciando lo spettatore fuori dai giochi.

Giada Farrace

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