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Su Sky Atlantic approda Christian, la serie Supernatural con Edoardo Pesce

La tendenza alla contaminazione dei generi è un fenomeno ampiamente esteso nel cinema italiano contemporaneo. Oramai limitare ad una sola classificazione i contenuti proposti da piattaforme quali Netflix, Sky o Amazon è complicato proprio perché si è continuamente travolti da una vastità di sottogeneri e prodotti, per così dire ibridi. Non è un caso quindi che due autori come Stefano Lodovichi e Roberto Cinardi, abbiano pensato a Christian partendo dal presupposto di scrollarsi di dosso una ben precisa identità di genere. La serie diretta dal duo di registi infatti si discosta molto dalle più recenti produzioni italiane cercando di scalare la minacciosa vetta del Supernatural (detto all’americana), un linguaggio poco usato e compreso dal pubblico italiano.

Sullo sfondo di questa enigmatica vicenda, la grigia periferia di Roma i cui toni freddi e aspri sono marcati dalla fotografia di Benjamin Maier alla sua quarta collaborazione con Lodovichi. Christian, tirapiedi di uno spietato boss per il quale egli svolge il compito di riscuotere dei soldi, vive la sua difficile vita nella città palazzo dividendosi tra il giro della malavita e le cure nei confronti di un’anziana madre con gravi problemi mentali.

In un giorno come tanti, avviene qualcosa di inspiegabile che cambierà radicalmente l’esistenza di Christian e delle persone che gli stanno accanto. Ad una prima visione la serie appare molto confusa, i primi episodi manifestano un’incertezza che purtroppo fa traballare anche dei personaggi molto interessanti. Ma con il procedere della storia, le premesse di stampo realistico, che poco convincevano all’inizio anche per un eccesso di luoghi comuni a cui la serialità italiana ci ha assuefatti, lasciano spazio ad una dimensione altra, di carattere soprannaturale.

A cambiare pertanto è il registro che mano a mano si fa più accattivante, denso di contenuti suggestivi che aggiungono alla storia una sfumatura inquietante. La profondità che si raggiunge con il procedere degli episodi è forte soprattutto di un cast di grandi interpreti, tra cui la gigantesca Lina Sastri, l’intensa Silvia D’Amico e un Claudio Santamaria misterioso e purtroppo non approfondito quanto necessario.

Edoardo Pesce, diretto in modo eccellente, riesce a superare quei limiti che si porta dietro da Dogman, ma che in questo caso lasciano spazio ad una grande prova attoriale, che va ben oltre il physique du role. Mistica e allo stesso modo coinvolgente, Christian è una serie che in definitiva convince e supera la prova.

Giada Farrace

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