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Sempre più violenza sul web e in tv

Il web e la tv sono sempre più spesso sintonizzati sulle frequenze della vita reale e ne rappresentano, brutalmente, gli aspetti più negativi.

È così che l’ultima puntata di Masterchef Italia, diventa l’allegoria della violenza quotidiana e dell’incapacità di provvedere alla sua gestione.

Nella puntata di giovedì scorso, si è assistito infatti ad una lotta interna fra i concorrenti, che invece di frapporsi a colpi di tortellini e salse tonnate, hanno deciso di adoperarsi in offese ed insulti reciproci.

Le due fazioni, vedono da una parte Italo, concorrente ultrasettantenne, e dall’altra tutti gli altri.

Poco contano le motivazioni della lite. Il gruppo ha deciso di emarginare il più debole, ghettizzandolo ed isolandolo, nelle modalità tipiche del branco. Italo, dal canto suo, risponde alla violenza proposta con altra violenza: insulti, dito medio alzato e parolacce nonché il rifiuto del più antico principio biblico del porgere l’altra guancia, all’unica richiesta di tregua pervenuta.

Tutto ciò alla vista attenta ed onnisciente della produzione, che decide di non intervenire, ma sopratutto di non sanzionare nessuna dei concorrenti.

La catena di sant’Antonio della violenza che genera inevitabilmente altra violenza, é presto formata.

Ovviamente Masterchef prima di essere un  gameshow, é pura televisione e pertanto legata alla sue regole, che non devono necessariamente collimare con quelle reali.

Ma é altrettanto vero che la Tv riflette la società nella quale viviamo, sempre meno attenta a prevenire episodi di intolleranza e sempre più impegnata a reprimere gli effetti negativi derivanti da errori di valutazione.

La politica dell’emergenza, tipicamente italiana, più attenta a contrastare l’urgenza che a prevedere le necessità, non potrà mai essere un valido strumento a porre la parola fine a fenomeni quali il bullismo, baby gang e criminalità comune.

Eugenio Coletti

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