Aids, la Francia insiste sul Papa
24 Marzo 2009
Uomo si dà fuoco in Campidoglio
25 Marzo 2009
Mostra tutto

“Tutta la vita davanti” e i ragazzi del Calamandrei

Diceva tanti anni fa Massimo Troisi che nel meridione d'Italia era davvero difficile trovare un "lavoro" ed infatti raccontava che la maggior parte delle persone da lui conosciute facevano dei "lavoretti" oppure avevano, al massimo, un "lavoro nero". Sono passati quasi trent'anni dalla arguta battuta di uno sketch che fotografava chiaramente la situazione sociale relativa ai rapporti di lavoro, alla disoccupazione ed allo sfruttamento di un Sud paralizzato ed in mano alla malavita.

Diceva tanti anni fa Massimo Troisi che nel meridione d’Italia era davvero difficile trovare un “lavoro” ed infatti raccontava che la maggior parte delle persone da lui conosciute facevano dei “lavoretti” oppure avevano, al massimo, un “lavoro nero”. Sono passati quasi trent’anni dalla arguta battuta di uno sketch che fotografava chiaramente la situazione sociale relativa ai rapporti di lavoro, alla disoccupazione ed allo sfruttamento di un Sud paralizzato ed in mano alla malavita.

Il lavoro, nella sua costante dialettica sociale ed economica con il capitale, è ancora oggi un miraggio, ma è diventato anche un orizzonte presente che non sembra chiudersi mai per i lavoratori, alla ricerca senza sosta di punti fermi in una società che ha flessibilizzato qualunque aspetto della vita sociale. “Tutta la vita davanti” è un recentissimo film di Paolo Virzì, regista livornese di formazione proletaria, che l’ArciMovie di Ponticelli ha deciso di proiettare recentemente al cinema Pierrot in una mattinata, particolarmente affollata di studenti, dedicata al liceo scientifico “Calamandrei”. Il tema del lavoro è sempre molto delicato e per l’occasione era presente Manuela Tomolillo, responsabile cittadina della CGIL che si occupa di precariato e nuove identità di lavoro, invitata a confrontarsi con i ragazzi della scuola alla fine della proiezione.

Il film, intepretato da Isabella Ragonese, Sabrina Ferilli e Valerio Mastandrea, racconta le vicende lavorative di Marta, ventiquattrenne siciliana trapiantata a Roma e neolaureata con lode in filosofia. Umile, curiosa e un poco ingenua, Marta si vede chiudere in faccia le porte del mondo accademico ed editoriale e dopo una serie di tentativi falliti si ritrova a fare la baby-sitter come telefonista nel call-center di una azienda, specializzata nella vendita di un apparecchio di depurazione dell’acqua apparentemente miracoloso, che applica ai lavoratori un training da villaggio vacanze e licenzia secondo modalità da “Grande Fratello”: la logica di sfruttamento è edulcorata da sorrisi e sms di incoraggiamento, ma resta spietata con i suoi sottoposti. L’unica voce contro è quella di un giovane ed impacciato sindacalista a cui Marta si rivolgerà per denunciare soprusi e malefatte dell’azienda.

Gli studenti sono rimasto molto colpiti da un film che racconta con brio e ferocia allo stesso tempo quello che li aspetta nella società una volta terminati gli studi scolastici. La rappresentante della CGIL ha raccontato molte delle tipologie dei nuovi precari contratti di lavoro, sottolineando soprattutto la perdita di diritti degli ultimi anni – dalla legge Treu del governo D’Alema alla legge 30 del governo Berlusconi – ma anche la possibilità di riconquistarli nella lotta comune, attraverso consapevolezza e conoscenza.

Roberto D’Avascio

 

Comments are closed.