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Oscar, è la volta buona per Jeff Bridges?

Dopo quasi 50 anni di carriera (ha cominciato a recitare da bambino) e quattro nomination all’Oscar, per Jeff Bridges, 60 anni compiuti il 4 dicembre, potrebbe essere arrivato il momento della statuetta. Ne sono certi molti dei principali commentatori cinematografici americani, che sui siti che monitorizzano le loro opinioni, come Awards Daily a The Envelope, lo danno favorito all’Oscar come miglior attore per Crazy Heart, il dramma indy di Scott Cooper, che da qualche giorno è arrivato in poche sale americane. Nel film Bridges è Bad Blake, cantante country alcolizzato, sul viale del tramonto, che grazie a un nuovo amore (Maggie Gyllenhaal) tenta di ricominciare.

Dopo quasi 50 anni di carriera (ha cominciato a recitare da bambino) e quattro nomination all’Oscar, per Jeff Bridges, 60 anni compiuti il 4 dicembre, potrebbe essere arrivato il momento della statuetta. Ne sono certi molti dei principali commentatori cinematografici americani, che sui siti che monitorizzano le loro opinioni, come Awards Daily a The Envelope, lo danno favorito all’Oscar come miglior attore per Crazy Heart, il dramma indy di Scott Cooper, che da qualche giorno è arrivato in poche sale americane. Nel film Bridges è Bad Blake, cantante country alcolizzato, sul viale del tramonto, che grazie a un nuovo amore (Maggie Gyllenhaal) tenta di ricominciare.

Con la sua performance nella pellicola, tratta da un romanzo di Thomas Cobb, l’interprete de Il Grande Lebowski, si è guadagnato recensioni entusiastiche nelle quali, da A.O Scott del New York Times, a Peter Travers di Rolling Stone, la sua prova è definita la migliore della carriera. E gia’ sono arrivate per lui nomination come miglior attore ai Golden Globe, agli Independent Spirit Awards (gli Oscar del cinema indipendente), ai Satellite Awards, ai premi assegnati dagli attori cinematografici (Screen Actors Guild), a quelli dei critici cinematografici televisivi, e delle associazioni critici di Boston e di Los Angeles. Insomma, quasi un plebiscito per un’intepretazione in cui Bridges dimostra anche le sue doti di cantante, sui brani originali scritti da T Bone Burnett (gia’ vincitore di Grammy e nominato all’Oscar) e Stephen Bruton. Tra i momenti più apprezzati del film c’è il duetto (girato in una pausa di un concerto di Toby Keith) in cui Bridges si esibisce con Colin Farrell, interprete nella pellicola di Tommy Sweet, star del country per cui Bad Blake scrive canzoni. Bridges viene dato in pole position per la statuetta su contendenti come George Clooney (Tra le nuvole); Morgan Freeman nei panni di Nelson Mandela in Invictus; Colin Firth (A single man) Jeremy Renner (The Hurt Locker) e Viggo Mortensen per The Road. “Ho un po’ d’ansia per tutto questo parlare di Oscar – ha detto l’attore alla stampa americana – ma è anche molto eccitante, e se la nomination arrivera’ non ci sarebbe niente di meglio che avere un ‘atta boy’ (‘bravo bambino’, soprannome che da’ all’Oscar) da chi fa quello che fai tu. Sarebbe meraviglioso”. Un risultato che sarebbe ancora più straordinario considerando che inizialmente la casa di produzione, la Paramount, prima di vendere il film alla Fox Searchlight, aveva deciso di distribuire Crazy heart direttamente in dvd, e che Bridges in un primo momento aveva rifiutato la parte. “C’era il bel ruolo ma mancava la musica – ha spiegato l’attore, da sempre grande appassionato di country -. Ho firmato solo quando è entrato nel progetto T. Bone Burnett”. Bridges, che sta per tornare sul set con i fratelli Coen per il remake del western Il Grinta, ora aspetta l’annuncio delle candidature rifacendosi alla filosofia del padre (l’attore Lloyd Bridges, scomparso nel 1998) che considera il suo mentore: “Uno dei suoi principali insegnamenti l’ho acquisito guardandolo. Portava una grandissima gioia al suo lavoro e amava tutti gli aspetti dello show business”.

Teresa Lucianelli

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