Il Sanremo dei vincitori
12 Febbraio 2017
Moretta: i commercialisti verso l’alta specializzazione
14 Febbraio 2017
Mostra tutto

“Minetti”: Thomas Bernhard e l’arte

Che ruolo hanno l’arte e l’artista nella società odierna, sempre che abbiano ancora effettivamente un ruolo? A questi difficili e forse insolubili interrogativi cerca di rispondere “Minetti”, pièce scritta attorno al 1976 da Thomas Bernhard, in cui si intrecciano comico e tragico fino ad ottenere un’atmosfera grottesca, al contempo piacevole e perturbante, che ha come ambientazione una metaforica tempesta di neve.

Che ruolo hanno l’arte e l’artista nella società odierna, sempre che abbiano ancora effettivamente un ruolo? A questi difficili e forse insolubili interrogativi cerca di rispondere “Minetti”, pièce scritta attorno al 1976 da Thomas Bernhard, in cui si intrecciano comico e tragico fino ad ottenere un’atmosfera grottesca, al contempo piacevole e perturbante, che ha come ambientazione una metaforica tempesta di neve.

 

Nella notte di San Silvestro il vecchio Minetti, interpretato da Eros Pagni, indugia nella hall di un albergo da quattro soldi di Ostenda. Attende un direttore di teatro che l’avrebbe a sua detta contattato per riportarlo sulla scena nel ruolo di Re Lear, già interpretato tanti e tanti anni prima in una memorabile interpretazione che segnò una lunga pausa dalle scene. Nell’attesa parla di sé e della propria arte agli avventori e allo staff dell’albergo, evocando frammenti della sua vita, forse reale, forse immaginaria, grazie all’ausilio di un vecchio baule, unico bagaglio di cui Minetti dispone.

Al suo arrivo all’hotel Minetti appare come un dignitoso e consumato artista. Quando però l’attesa di questo direttore dell’albergo si fa sempre più lunga, snervante ed incerta, Minetti comincia a scoprirsi sempre di più, rivelando la propria fragilità, la propria disfatta economica, e l’unica reale flebile speranza che il teatro ancora rappresenta per lui, troppo furbo o troppo vigliacco per trovare un’altra ragione di vita o per affrontare la realtà dei fatti.

Colpisce come il testo fornisca in alcuni punti un’esegesi di se stesso, come nella scena seconda: “Il mondo pretende di essere divertito / e invece va turbato / turbato, turbato / Occorre precipitare tutto / nella catastrofe dell’arte signora mia”. Queste parole, pronunciate da Minetti, illuminano un testo ed i suoi significati, non troppo semplici da comprendere. L’operazione fatta nella messa in scena e compiuta soprattutto nell’interpretazione di Pagni consiste nel fare esattamente questo: turbare il pubblico, scuoterlo, costringerlo a porsi domande, come egli segretamente, quasi seguendo una recondita spinta freudiana, desidera.

Cosa dire dell’interpretazione di Eros Pagni? Assolutamente nulla se non: perfetta. Tutti i testi con cui l’attore si misura acquistano forza, luce, meraviglia. Per di più Pagni aveva già collaborato con Marco Sciaccaluga, regista dello spettacolo, in una messa in scena dell’eduardiano “Il Sindaco del Rione Sanità” con ottimi risultati. “Minetti” conferma una collaborazione gravida di splendidi frutti, che lascia lo spettatore voglioso ancora di una numerosa prole.

 

Francesca Grasso

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *