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L’Immortale, parla Stella: “Il mio rapporto speciale con il piccolo Ciro”

 

Intervista alla giovane attrice napoletana Martina Attanasio: “Covid-19? Il cinema si riprenderà…”

 

Martina Attanasio, giovane attrice partenopea, ha parlato ad Ondazzurra della sua esperienza cinematografica con Marco D’Amore nel film L’Immortale, pellicola biografica del personaggio Ciro Di Marzio.

Martina Attanasio inizia tra il 2014 ed il 2015 il suo percorso di formazione nella scuola di recitazione Talía, diretta da Elisabetta D’Acunzo, Daria D’Antonio e Gioia Miale.

Partecipa al Napoli Teatro Festival nel 2016 “Scugnizzi dal rione” produzione e regia Nest.

Frequenta laboratori organizzati sempre dal “Napoli Est Teatro”. Arriva al suo punto di partenza cinematografico sul set dell’Immortale, uscito nelle sale il 5 dicembre 2019 ed attualmente disponibile su Sky on demand, con esordio alla regia di Marco D’Amore.

La giovane attrice presenta la sua esperienza credendo fermamente che “come inizio non potevo avere di  meglio, ho conosciuto persone che mi hanno influenzato molto. Marco si è rivelato amico oltre che regista, mi ha capita e scoperta.

La troupe era fantastica dal trucco ai costumi, mi fermo qui perché farei solo un torto a chi non menziono.

Tuttavia quando sono entrata ho preso tutto con le pinze, entrando in punta di piedi e devo ammettere che sono rimasta molto colpita dalla professionalità.

Ho capito cos’è il mondo cinematografico, quando ci si trova a parlare con persone di un certo calibro si riflette sui sacrifici che ci sono dietro. In effetti questa è una realtà che fin quando non si è dentro non la si capisce a pieno, è tutto un percorso che poi ti porta in sala, un intero lavoro durato mesi se non anni, ti fa tremare le gambe ed anche il cuore. Se ve lo stiate chiedendo sì, mi sento fortunata di aver cominciato così”.

Martina, che differenze hai notato tra il Marco D’Amore regista ed attore?

“Bella domanda, Marco è un bravissimo regista proprio perché di base è un grande attore. Lui ha un dono particolarissimo che è quello di saper comunicare, è empatico. Oltre che un attore ho trovato un amico, una persona su cui contare”.

Il personaggio di Stella che tipo di lavoro artistico ha compiuto insieme a Martina Attanasio?

“Sostanzialmente quando ho fatto il provino con Davide Zurolo (casting director di Gomorra) non sapevo nemmeno di cosa parlasse il film. Quel casting durò cinque minuti, già immaginavo un’atmosfera romantica, anche se il provino non era inerente al film ma si trattava di una sceneggiatura scritta ad hoc.

In primo luogo quando me lo sono letto avevo già la sensazione che fosse un personaggio dolce e tenero, poi l’ho confermato subito quando ho constatato che c’era un legame particolare con Ciro, un bambino speciale per lei.  Per Stella è il rapporto principale che delinea le sue caratteristiche all’interno del film.

Incontrando Marco a Roma mi spiegò del rapporto speciale con il piccolo Ciro, mi confermò tutto in quel momento.

Inoltre dover interpretare un personaggio in un contesto storico che non ho vissuto (Napoli degradata post Terremoto), dover rendere mio quel personaggio abbinando i sentimenti dolci alla cornice della pellicola è riuscito solo in relazione alla sensibilità del piccolo attore che mi ha accompagnato in questa grande avventura”.

Cambiando totalmente argomento, un focus sulle differenze che hai notato tra cinema e teatro? Cosa significa per te recitare ad oggi?

“A teatro si lavora molto sul sociale, nel mio caso il film che ho interpretato è uno spaccato di una società, per cui potrei dirti che le differenze sostanziali stanno nel modo di vivere entrambi i mondi.

Se a teatro è vero che il pubblico sia attivo, al cinema quando si dà il ciak dietro di sé si trovano moltissime persone che lavorano insieme. Per me quello è pubblico, così come lo è a teatro quando sono in scena insieme ad altri attori.

 In fin dei conti recitare vuol dire recitare, ed è fantastico in entrambi i casi. Chiaramente nel cinema esistono fattori che a teatro non sono determinanti, ad esempio la faccia è tutto in un set, a teatro non ha la stessa valenza”.

Si sentono spesso critiche al prodotto Gomorra, sull’impatto sociale che ha avuto e sull’immagine di Napoli che restituisce all’opinione pubblica. È ovvio che quando si partorisce un prodotto di livello, le voci contrarie sono pressoché inevitabili.

Quanto credi sia impattante socialmente, culturalmente ed artisticamente il prodotto Gomorra – Immortale?

“Parto col dirti che indipendentemente dal film ho sempre guardato la serie, è un prodotto serio e riuscito, si parla di professionisti veri e propri.

 Delle volte leggo che non è molto educativo, ma non si pone l’accento sul dato di fatto che questi personaggi, come ogni figura estrema, non devono diventare dei miti. Sono semplicemente scritti ed interpretati magistralmente, se gli attori li rendono così vivi sta nella bravura dell’artista stesso.

 È la magia del cinema ragazzi.

 Da piccola guardai L’Odio di Vincent Cassel, il quale rappresenta un altro spaccato della società, ricordo che ripetevo sempre alcune parti del film ma non emulavo, con Gomorra invece si specula trascinandola nell’etichetta del cattivo educatore della comunità.

Personalmente sento di ritenermi fortunata perché non vivo determinate dinamiche, posso solo sperare che prodotti quale Gomorra o L’immortale possano fungere da campanello di allarme per chiunque intraprenda determinate strade in contesti a rischio”.

In conclusione una considerazione su ciò che sarà del cinema in seguito ai mutamenti necessari causati dalla tragedia del Covid-19…

“Oggi non bisogna immaginarsi troppo quello che sarà domani, stiamo vivendo una situazione dove il cambiamento è sempre in atto. D’altronde ogni forma d’arte è sempre influenzata da un passato storico, sicuramente ci saranno dei riscontri che saranno, spero, positivi.

Certamente spero che l’industria del cinema si riprenderà e si adeguerà, non bisogna neanche dimenticare però che attualmente non si sta producendo più, ne risentirà sicuramente l’intero panorama artistico. Ogni corrente subisce influenze da quello che succede nel mondo”.

Segnali di speranza da parte di una giovane e promettente artista, innamorata del proprio mestiere, portavoce anche lei del patrimonio artistico di Partenope.

“Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni” (Eleanor Roosevelt).

Matteo Giacca

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