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Io Sono Nessuno e il ritorno al grande cinema d’azione

Ciò che porta generalmente un tranquillo individuo alla resa dei conti con la propria parte più violenta è quella costante repressione di ogni singolo momento di rabbia. Da qui le svariate espressioni associate alla connaturata doppiezza delle persone troppo remissive che potrebbero rivelarsi nella peggiore delle ipotesi addirittura quelle più pericolose. Lo sa bene Hutch, protagonista di Io sono nessuno, la cui vita è segnata dalla monotonia, scorrendo come se nulla potesse mai scalfirla.

Una sera però accade l’impensabile, due ladri si introducono nella casa dove Hutch vive con la sua famiglia, spaventando a morte i due figli e la moglie senza però provocare vittime. Hutch nonostante l’occasione offertagli dalla goffaggine da parte di uno dei due ladri, non riesce a stendere il malvivente che di conseguenza si dà alla fuga con l’altro abbandonando la casa con un’esigua refurtiva. Nei giorni a seguire, il protagonista viene afflitto dal pesante fardello della mellifluità, del non essere riuscito a dimostrare di essere un uomo. Hutch ha scelto di non indossare quella scontata maschera di maschio alpha pronto a scazzottare pur di difendere i propri cari, di non esibire quel tipo di virilità.

Tuttavia il giudizio dei suoi cari diviene sempre più spietatamente insopportabile per lui, soprattutto quello del primogenito nei confronti del quale Hutch sente di aver provocato una grande delusione. E così l’immagine dell’uomo remissivo e tranquillo che ha accomagnato i primi passaggi del film lascia subito spazio a quella di individuo pronto a sfogare finalmente la sua rabbia repressa prendendosela dapprima con i due ladri che si erano introdotti nella sua abitazione e poi con un molesto gruppo di teppisti in un autobus, ignaro che tra quei ragazzi c’è anche il fratello di un pericolosissimo boss russo.

Hutch entra così in un vortice di inseguimenti, lotte e spari che lo porterà ad affrontare situazioni al limite mettendo in luce quella sua natura combattiva, soffocata a lungo. Il fiore all’occhiello di questo prodotto, che ricorda da vicino i migliori film d’azione di un tempo, è senza dubbio la presenza di un attore come Bob Odenkirk, capace di restituire un personaggio particolare e positivo, di uno spessore diverso rispetto a tanti protagonisti del cinema di genere.

Sicuramente l’Hutch di Odenkirk è meno manieristico e più goffo di un John Wick o di un Robert McCall, certamente meno preparato alle lotte fisiche, ma più umano e simpatico. Ed è naturale che si instauri con lui una perfetta empatia sin da subito. Forse perchè quella voglia di riscatto o più semplicemente quel febbrile desiderio di prendere a calci e pugni chi disturba la serenità del prossimo è un pensiero che attraversa almeno una volta la mente di tutti gli individui.

Giada Farrace

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