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Il ritorno di Venom e la furia di un nuovo nemico: Carnage

Dopo il successo inaspettato del primo capitolo diretto da Ruben Fleischer, il cinecomic più irriverente e sincopato di sempre, torna al cinema. Ma dove eravamo rimasti? Dalla scena post credits dell’oramai lontano 2018, Eddie Brock aveva riavuto il suo lavoro e si trovava in un penitenziario di massima sicurezza a dover intervistare Cletus Kasady, tra i più pericolosi e folli serial killer.

Al termine dell’incontro, Kasasy gli fece una promessa, quella di scatenare una vera e propria carneficina non appena fosse riuscito ad evadere dal carcere. Promessa che in quel momento, sebbene suonasse come una minaccia inquietante, non poteva rappresentare un serio problema per Brock. Ma i tempi tranquilli sono ormai trascorsi e ciò che prima costituiva una sanguinosa minaccia, ora diviene una terribile realtà.

Kasidy è evaso e ospita dentro di sè un altro sembionte alieno, Carnage. Se il successo del primo Venom lasciò di stucco persino la Sony Pictures, questo secondo capitolo dedicato all’antieroe per eccellenza di famiglia Marvel, di certo non farà da meno. Numerosi sono infatti gli elementi che accomunano questo film a quello diretto da Fleischer. Uno su tutti il ritmo.

Non si può certo dire che Venom sia una saga priva di ritmo, vantando alcune tra le sequenze più adrenaliniche del grande cinema dedicato ai cinecomics. Scontri, inseguimenti e scene ad altissimo impatto scenografico costellano gran parte della storia che stavolta  viene narrata dalla macchina da presa di Andy Serkins. Sullo schermo difatti una storia che prende vita subito, divampa vivacemente e si esaurisce in 90 minuti.

Un film che fa della propria fugacità un punto di forza, distante dagli ultimi prodotti Marvel, forse piuttosto prolissi ed eccessivamente lunghi per il grande pubblico a cui sono destinati. Perchè a fare da padrone qui è come sempre il target imposto da mamma Disney, orientata nella produzione di storie che possano parlare a tutti. In tal modo ci si conquista una fetta di spettatori sempre più larga, a scapito di quelli che sono i cultori del genere, sempre più scettici. D’altronde il cinema resta pur sempre intrattenimento anche se purtroppo a rimetterci spesso sono i contenuti.

Giada Farrace

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