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I 90 anni di Dino De Laurentiis, il tycoon italiano

Dieci anni fa i giornalisti cinematografici italiani gli assegnarono il Premio Bianchi; nel 2001 l’Academy si è inchinata al suo talento assegnandogli il Premio Thalberg, sorta di Oscar alla carriera riservato ai produttori; nel 2003 la Mostra di Venezia gli ha conferito il Leone d’Oro alla carriera mentre nel 2006 ha avuto il David di Donatello del Cinquantenario. La bacheca di Dino de Laurentiis è ormai piena di riconoscimenti tra cui quelli più cari sono sicuramente l’Oscar del ‘57 per La Strada di Federico Fellini (onore condiviso con Carlo Ponti), i cinque David e i tre Nastri d’Argento conquistati lungo una leggendaria carriera disseminata di quasi 500 film in 70 anni di carriera. L’8 agosto Dino de Laurentiis compie 90 anni e se si guarda indietro puo’ ben dire di aver fatto onore alla fiducia del padre pastaio che lo lascio’ partire per Roma dalla natia Torre Annunziata, ammaliato dal sogno del cinema.

Dieci anni fa i giornalisti cinematografici italiani gli assegnarono il Premio Bianchi; nel 2001 l’Academy si è inchinata al suo talento assegnandogli il Premio Thalberg, sorta di Oscar alla carriera riservato ai produttori; nel 2003 la Mostra di Venezia gli ha conferito il Leone d’Oro alla carriera mentre nel 2006 ha avuto il David di Donatello del Cinquantenario. La bacheca di Dino de Laurentiis è ormai piena di riconoscimenti tra cui quelli più cari sono sicuramente l’Oscar del ‘57 per La Strada di Federico Fellini (onore condiviso con Carlo Ponti), i cinque David e i tre Nastri d’Argento conquistati lungo una leggendaria carriera disseminata di quasi 500 film in 70 anni di carriera. L’8 agosto Dino de Laurentiis compie 90 anni e se si guarda indietro puo’ ben dire di aver fatto onore alla fiducia del padre pastaio che lo lascio’ partire per Roma dalla natia Torre Annunziata, ammaliato dal sogno del cinema.

Pensava di diventare attore, si iscrisse al primo corso del Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1937. Gli basto’ poco, appena un’apparizione davanti alla macchina da presa e un colloquio con il Direttore, Luigi Chiarini, per capire che tra luce del set e l’ombra degli uffici di produzione il suo posto era alle spalle del regista. La sua “Linea d’ombra” prende forma alla Lux Film dove entro’ nel ‘45 su raccomandazione dell’amico Mario Soldati. Ad arruolarlo fu un altro mitico produttore italiano, Riccardo Gualino, che di lui diceva “Non so se ha talento, ma di certo è un ragazzo che non si fermera’ mai!”. Pochi anni e pochi film fanno di lui, tra il ‘49 e il ‘59 il genio che oggi si celebra: Riso Amaro con Giuseppe De Santis (sul set incontro’ il grande amore della sua vita, Silvana Mangano), Napoli Milionaria con Eduardo De Filippo, Dov’è la liberta’ con Roberto Rossellini, Miseria e Nobilta’ con Mario Mattoli, La Grande Guerra con Mario Monicelli che gli fece vincere, giusto 50 anni fa, il Leone d’Oro a Venezia. Di certo il primo Oscar con Federico Fellini e il lungo sodalizio con Carlo Ponti, cominciato nel ‘48 e foriero di una seconda vittoria all’Academy con Le notti di Cabiria (1957), cambiarono la sua vita; tanto quanto la famigerata Legge Corona che impediva di fatto vere coproduzioni italo-americane. Stimato a Hollywood, voglioso da sempre di pensare in grande, Dino De Laurentiis si scopre negli anni ‘50 un vero tycoon hollywoodiano imprigionato in Italia. Allora porta a Cinecitta’ King Vidor per Guerra e Pace (1956), valica i confini con Lattuada e la sua Tempesta, ingaggia Anthony Quinn per fare Barabba (1961), convince John Huston a firmare un kolossal come La Bibbia (1966), fonda gli studi di Dinocitta’ sulla via Pontina; finalmente si convince al “grande salto” e dal 1972 emigra negli Stati Uniti fondando il suo personale Studio. Tra un successo e un fallimento (sempre eclatanti, sempre felicemente ammalati di gigantismo), De Laurentiis è comunque l’uomo che da’ fiducia a Sidney Lumet (Serpico, 1973) e Sydney Pollack (I Tre Giorni del Condor, 1975), lo spericolato artefice di Kong Kong (1976, Oscar per gli effetti speciali a Carlo Rambaldi), colui che rida’ fiducia a Michael Cimino dopo la catastrofe dei Cancelli del Cielo con L’Anno del Dragone (1985) e Ore Disperate (1990). Ogni volta sembra sull’orlo dell’abisso e viene guardato con sospetto dai suoi nuovi colleghi d’oltre oceano. E ogni volta si risolleva, tra il guerriero Conan (due volte vincitore al box office con Arnold Schwarzenegger) e il genio del male Hannibal Lecter (da Manhunter di Michael Mann al prequel del Silenzio degli Innocenti diretto da Ridley Scott nel 2001). Le storie del cinema gli assegneranno il merito di aver reinventato la science fiction fantastica prima con Barbarella (Jane Fonda) e poi con Flash Gordon, prodotto Dune a David Lynch (catastrofe commerciale nel 1984), scommesso su Sam Raimi (The Army of Darkness, 1993), “sdoganato” Valerio Massimo Manfredi a Hollywood con L’Ultima Legione (2007). De Laurentiis si è sposato tre volte e per il suo compleanno ci sara’ una tribu’ di figli e nipoti pronta a fargli gli auguri. Incontro’ la prima moglie Bianca all’indomani della guerra mondiale. Le cose andarono diversamente con la sua scoperta, Silvana Mangano, ex finalista a Miss Italia, nata mondina sul set di Riso Amaro, sposata con Dino nel 1949 e poi levigata a dama di gran classe fino all’eterea apparizione in Morte a Venezia e Ludwig per Luchino Visconti. Nonostante quattro figli, tra cui Veronica, Francesca e Raffaella che poi affianco’ il padre nel lavoro, la coppia, piegata dal dolore per la perdita dell’unico figlio maschio Federico, non resse e il divorzio fu pronunciato nel dicembre del 1989. L’anno dopo scoccava l’ora del terzo matrimonio: dalla bella e bionda Martha Dino ha avuto ancora due figlie, Carolyna e Dina: un autentico gineceo per un inimitabile padre-padrone del cinema internazionale.

Teresa Lucianelli

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