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I 60 anni di Gerard Depardieu

Se la fisiognomica ha le sue ragioni, queste valgono sicuramente per Gerard Depardieu: sessanta anni domani. Faccia da vero barbaro, da ‘Gallo’ che se occorre picchia duro e un corpo che non nasconde il suo amore incondizionato per i piaceri della vita. Capelli, infine, per nulla barbari: biondi e lisci. Insomma un fisico che permette a Depardieu di essere un credibilissimo contadino, ma anche un musicista o un Cristoforo Colombo. Oltre che attore, produttore cinematografico (sua la DD Productions) e regista, Gerard Xavier Marcel Depardieu (questo il suo nome per esteso), nasce a Châteauroux il 27 dicembre 1948, figlio di un fabbro senza nè troppa fortuna, nè soldi.

Se la fisiognomica ha le sue ragioni, queste valgono sicuramente per Gerard Depardieu: sessanta anni domani. Faccia da vero barbaro, da ‘Gallo’ che se occorre picchia duro e un corpo che non nasconde il suo amore incondizionato per i piaceri della vita. Capelli, infine, per nulla barbari: biondi e lisci. Insomma un fisico che permette a Depardieu di essere un credibilissimo contadino, ma anche un musicista o un Cristoforo Colombo. Oltre che attore, produttore cinematografico (sua la DD Productions) e regista, Gerard Xavier Marcel Depardieu (questo il suo nome per esteso), nasce a Châteauroux il 27 dicembre 1948, figlio di un fabbro senza nè troppa fortuna, nè soldi.

Trascorre li’ la sua adolescenza turbolenta tra sbornie, furti e risse. Insomma non è proprio un bravo ragazzo se non fosse che per il suo amore per la recitazione che lo spinge, dopo essere scappato di casa, ad iscriversi nel Theatre National Populaire, dove studia recitazione al fianco di Patrick Dewaere e Miou-Miou. Per un attore legato cosi’ tanto al nostro paese, arriva, non a caso, la fama internazionale nel 1976 proprio con un film italiano: Novecento di Bernardo Bertolucci. Versatile come pochi, lavora poi con Francois Truffaut in L’ultimo metro, è Cyrano de Bergerac (candidato all’Oscar e Palma d’oro a Cannes) nel 1990 ed è anche il corpulento protagonista della popolare trilogia di Asterix e Obelix, tratta dall’omonimo fumetto nel 1999, 2002 e 2008. Miglior attore al Festival di Venezia per Police di Pialat nel ruolo di un manesco flic parigino e, nel 1997, Leone d’Oro alla carriera, l’attore ha una vita sentimentale complicata con ben quattro figli a carico. Depardieu è stato sposato infatti ben 26 anni (1970-96) con Elizabeth Guignot, dalla quale ha avuto due figli, Guillaume (attore morto recentemente a 37 anni per una polmonite fulminante) e Julie. Ha poi una terza figlia, Roxanne, nata da una relazione con l’attrice e modella Karine Sallas e, infine, un bambino di due anni Jean, frutto di un’altra relazione: quella con una cambogiana conosciuta nel 2005 sul set del film City of Ghosts. Nel 2005 interrompe poi la sua relazione con Carole Bouquet (durava dal 1997) e ora convive con Clementine Igou, scrittrice franco-americana e responsabile marketing di un’azienda vinicola toscana. Tra i meriti di Depardieu quello di aver fatto molto parlare di sè, oltre che per i suoi film (più di centocinquanta), per la sua vita spericolata. Nel 1990 gli viene ritirata la patente per guida in stato d’ebbrezza e deve alle sue sbronze anche due pericolosi incidenti in moto. Dopo un infarto e una operazione a cuore aperto in cui gli è stato effettuato un quintuplo bypass, sembra essere ora uscito dalla dipendenza dall’alcool. L’attore che ha attualmente in programmazione ben sei film, tra cui L’ultima strega esordio alla regia di Stefania Sandrelli, dice da tempo, ma forse solo per scaramanzia, di voler abbandonare la carriera. Depardieu è infatti ancora oggi uno degli attori francesi più ricercati e pagati nel mondo oltre ad essere uno tra i più amati in Italia. Ha lavorato d’altronde tanto con i nostri registi: da Marco Ferreri (L’ultima donna e Ciao maschio) a Bernardo Bertolucci (Novecento); da Luigi Comencini (L’ingorgo) e Mario Monicelli (Temporale Rosy); da Giuseppe Tornatore (Una pura formalita’) a Mimmo Calopresti (La parola amore esiste); da Sergio Rubini (Tutto l’amore che c’è) e Ettore Scola (Concorrenza sleale).

Teresa Lucianelli

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