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Heath Ledger nell’immaginario di Terry Gilliam

Il film di Terry Gilliam, sulfureo e irregolare autore inglese rivelatosi con la generazioni Monty Python e poi cresciuto all’ombra del suo stesso fantasmagorico e felliniano immaginario, sono da sempre un oggetto difficile da trattare dal punto di vista critico. Spesso danno l’impressione che arrivare in sala come manufatti ancora non finiti, geniali schizzi creativi in cui il gusto del divertimento e della meraviglia prevalgono sulla completezza artistica. E' cosi’ fin dal suo celebre Brazil del 1985 ed è probabile che tra qualche anno si potra’ pensare con più distacco ed ammirazione alla sua nuova opera, The Imaginarium Of Docotr Parnassus presentato oggi fuori concorso.

Il film di Terry Gilliam, sulfureo e irregolare autore inglese rivelatosi con la generazioni Monty Python e poi cresciuto all’ombra del suo stesso fantasmagorico e felliniano immaginario, sono da sempre un oggetto difficile da trattare dal punto di vista critico. Spesso danno l’impressione che arrivare in sala come manufatti ancora non finiti, geniali schizzi creativi in cui il gusto del divertimento e della meraviglia prevalgono sulla completezza artistica. E’ cosi’ fin dal suo celebre Brazil del 1985 ed è probabile che tra qualche anno si potra’ pensare con più distacco ed ammirazione alla sua nuova opera, The Imaginarium Of Docotr Parnassus presentato oggi fuori concorso. Non c’è dubbio che a questa storia di derivazione faustiana e in cui il magico mondo del circo gioca un ruolo determinante offre pero’ un alone quasi leggendario il personaggio di Heath Ledger, scomparso a meta’ delle riprese costringendo l’autore a ripensare tutto il montaggio alla luce di questo tragico evento. “Avevamo fatto una pausa per cambiare il set – ha ricordato oggi Terry Gilliam – e nulla lasciava presagire la terribile scelta auto distruttiva di Heath. Quando l’ho saputo ho provato il desiderio di buttare tutto a mare e di non finire il film. Mi sembrava impossibile continuarlo senza di lui e soltanto l’affetto e il monito di tanti amici a Hollywood e in tutto il mondo mi hanno convinto a fare marcia indietro. Ledger è stato un attore straordinario e anche in quest’ultima interpretazione lo dimostra in pieno. Ho capito che proprio per le caratteristiche del suo personaggio avrei potuto riscrivere il copione dedicandoglielo idealmente. Sono contento di essere arrivato alla fine soprattutto per lui”. Nel racconto l’attore scomparso impersona Tony che accompagna il delirio di onnipotenza del dottor Parnassus (Christopher Plummer) proprietario di un teatro ambulante che attraversa il mondo e le eta’ dell’uomo. Mille anni prima di quando Parnassus entra in scena aveva stretto un patto col diavolo (Tom Waits) per avere l’immortalita’. Ora ha rinegoziato l’accordo in cambio dell’amore ma deve concedere al diavolo sua figlia quando questa compira’ 16 anni. Per salvarla si getta in una mirabolante corsa contro il tempo coinvolgendo tutta la fauna dei suoi fantastici circensi. “A voler dare un significato unico alla storia – dice Gilliam – si tratta di raccontare come l’uomo capisca sempre troppo tardi i suoi errori e come soltanto la fantasia possa salvarci da noi stessi. Ma non ho difficolta’ ad ammettere che per me cio’ che conta è l’eterna sfida tra l’individuo e i suoi sogni. Parnassus è un po’ Don Chisciotte, sempre costretto a sfidare i mulini a vento sapendo che puo’ perdere al più difficile dei tavoli da gioco nella partita contro il destino”. Americano di nascita ma inglese fino al midollo, Terry Gilliam è una personalita’ senz’altro unica nel cinema di oggi e dovrebbe essere tutelato come specie protetta: quella dei sognatori che ricordano al cinema la sua anima più originale.

Teresa Lucianelli

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