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Escobar al cinema tra amore, droga e tragedia

Ci sono storie maledette senza tempo capaci di affascinare e intrigare con oscura perversione. E quando in gioco entrano potere, soldi, corruzione e passioni malate, la narrazione assume contorni e sfumature tanto più macabre quanto seduttive. Vita e amori di uno dei narcotrafficanti più spietati che la Colombia abbia mai conosciuto, raccontati attraverso gli occhi della sua amante, la giornalista Virginia Vallejo, è la trama di “Escobar-Il fascino del male”. L’ ultimo lavoro del regista madrileno Fernando Leon de Aranoa, con la coppia (dentro e fuori dal set) composta da Penélope Cruz e Javier Bardem.

“Amando Pablo, odiando Escobar”, è il titolo di una biografia divenuta bestseller negli Stati Uniti da cui trae spunto il film, il racconto di una donna che ha fatto della sua femminilità ammaliante uno strumento per la scalata al successo. Pablo e Virginia, il boss del cartello di Medellìn, il re della cocaina tra i più ricchi della storia, e la bella giornalista televisiva all’apice della sua carriera. È il diario di un incontro fatale, un filo sottile che unisce vicende personali alla storia cruenta della Colombia del narcotraffico degli Anni 80-90, infestata da una lotta senza precedenti tra Stato e criminalità organizzata. 

Quella di Pablo Escobar è una figura su cui antologia e filmografia hanno da sempre posto un’attenzione maniacale, con diverse declinazioni ed interpretazioni. Killer sadico, stratega politico ma anche Robin Hood dei poveri e generoso benefattore del suo popolo. In Escobar convivono più facce della stessa medaglia, onnipotenza e devianza, abilità e genialità malefica in una contorta dicotomia. E come in tutte le storie maledette c’è sempre una donna a delineare apogeo e declino di un uomo, a influenzare il corso di una vicenda che sembra già scritta.

L’amante viziata e viziosa, complice e collusa, perderà carriera, privilegi e affetti in una spirale pericolosa. E l’epilogo non può che essere tragico, la caduta di un uomo e la fuga per lei lontana dalla sua terra. Una trama intricata come nelle migliori sceneggiature cinematografiche, ma nella realtà quella tra Escobar e Virginia Vallejo è stato un rapporto in cui vittima e carnefice sembrano bilanciarsi e corrispondere, speculari l’uno all’altro. E quando lascia il suo amante ormai fuori controllo decidendo di collaborare con la giustizia per favorirne la cattura, è l’ultimo capitolo scritto da un donna tradita. Lei che conosceva bene di Escobar debolezze e punti deboli se ne serve come strumento ritorsivo.

L’attaccamento alla famiglia e ai suoi affetti si rivelerà per lui fatale, il tallone d’Achille, fino all’uccisione sui tetti di una casa di Medellìn per mano della polizia colombiana. Un epilogo rocambolesco come la sua esistenza. Ma lui stesso sentenziava: “La tua vita è il risultato delle tue azioni, non delle tue intenzioni”.

Marita Langella

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