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Cinema e pandemia: la crisi e gli scenari

Ci sono diversi interrogativi che l’attuale pandemia ha sollevato. Meno interazione fisica e più connessioni virtuali di sicuro, in un ripensamento dello spazio e delle attività umane senza precedenti. “Tutto ciò che puoi immaginare è reale”, scriveva Pablo Picasso, e così anche l’arte, la cultura e il cinema perdono materialità per trovare una riproposizione senza luoghi di incontro e aree urbane riservate, ma che passa per lo streaming e le piattaforme on line.
Pochi titoli in cartellone per un’industria, quella cinematografica, che sta vivendo una crisi senza precedenti, a causa dell’ indebitamento delle case di distruzione e di pellicole rimandate o interrotte. La lunga serrata delle sale cinematografiche dal lockdown primaverile fino alla progressiva riapertura di metà giugno, fa registrare oggi una percentuale di schermi attivi del 75%, complice la chiusura improvvisa in segno di protesta da parte di Ueci-Cna di circa 200 sale.
È in questo scenario anomalo che il Financial Times, principale testata economica-finanziaria inglese, si pone domande rispetto alle sorti del settore cinematografico ormai sempre più proiettato verso il mondo della rete. E se è vero che è il mercato americano con i suoi colossi a dettare legge, i numeri impietosi che giungono sono il sintomo della contrazione economica in corso. 
Amc, Cineworld e Cinemark, le tre maggiori società proprietarie di sale statunitensi, hanno contratto prestiti e venduto titoli obbligazionari a istituti di credito per fronteggiare l’emergenza.
Le cifre del debito oscillano dai 5,5 agli 8,2 miliardi di dollari con una diminuzione drastica degli utili, e secondo il Financial Times saranno almeno 300 i milioni di dollari di finanziamento che serviranno alle major per sopravvivere fino al prossimo anno.
A proposito dei film in uscita poi, il primo blockbuster dai grandi numeri sarà Wonder Woman 1984, previsto per dicembre, mentre tra rinvii e slittamenti, per parlare di una ripresa produttiva si dovrà aspettare il 2021, forse anche 2022.
Ed è proprio sul fronte della distribuzione allora che l’emergenza sanitaria ha ribaltato schemi e procedure, visto che colossi come Universal, Warner e Disney, hanno virato verso la distribuzione on demand. Apple, Amazon, HBO Max, Netflix, prima osteggiate dal mainstream hollywoodiano, ora si configurano come il futuro e l’innovazione nel mondo del cinema. La stessa Warner ha incrementato da 30 a 70 milioni di dollari il budget destinato a pellicole in streaming.
L’idea vincente sarà pure quella di fruire di serie e film da un computer, smartphone o tv quando e come si vuole, ma c’è da augurarsi che la pandemia non cancelli tutto ciò che il cinema ha da sempre rappresentato. Un luogo di svago ed elusione, di condivisione e passione, oltre che una grande macchina capace di creare risorse e posti di lavoro. 
Marita Langella

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