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Da Bundy a Manson, i serial killer approdati al cinema

A pochi giorni dalla morte di uno dei killer più famosi e controversi della storia americana, Charles Manson, la sua figura assume fascino oscuro e curiosità morbosa.

Ci sono stati tratti salienti della sua personalità disturbata e contorta che hanno affascinato sceneggiatori, registi e produttori, e ne hanno fatto il protagonista di diversi film e serie tv.

Quentin Tarantino aveva annunciato qualche mese fa la preparazione di una sceneggiatura per un film sulla vita di Manson e della sua “family” con possibile inizio riprese nell’estate del 2018, ma in tv si erano già visti sceneggiati e mini serie sulla setta di Manson e sugli omicidi di Bel Air del 1969.

Perché in questa storia ci sono tutti gli ingredienti che delineano un macabro racconto: un musicista in cerca di successo, disadattato e carismatico, dedito alla delinquenza e alla rottura di qualsiasi regola morale, mette insieme altri giovani problematici come lui e li riunisce in nome di un progetto di vita comune da seguire.

Manipolazione e deviazione, libertinaggio e distorsione della realtà si mescolano in una miccia esplosiva che trasforma ragazzi comuni in killer spietati. Tutto la vicenda si muove poi in una cornice storica, quella degli anni Sessanta, il periodo degli hippy, delle droghe, della libertà di espressione anche sessuale, della ribellione di una generazione che non accetta gli schemi sociali e non si riconosce nel moderno capitalismo.

Cinema e tv hanno da sempre attinto a queste “dark stories” , mostrando un interesse quasi maniacale verso la malvagità umana con le sue figure diaboliche e per queste affascinanti. La storia di Aileen Wuornos ad esempio, prostituta e lesbica americana protagonista di sette omicidi, tutti uomini, è valso a Charlize Theron un Oscar come miglior attrice protagonista per il film Monster.

Ma anche Ted Bundy, di Matthew Bright, racconta dell’omonimo serial killer statunitense protagonista di almeno 30 omicidi, tutti di giovani studentesse tra il 1974 e il 1978. O ancora Dahmer- Il cannibale di Milwaukee, è la storia di Jeffrey Dahmer, il maniaco seriale che tra il 1978 e il 1991 si macchiò di 17 massacri cruenti perpetrati su ragazzi omosessuali di origine afroamericana, e Lo strangolatore di Boston, la vera storia di Albert De Salvo, presunto killer che confessò di aver terrorizzato la città dal 1962 al ’64 uccidendo 13 donne.

Ma la lista della filmografia sui serial killer è molto più ampia. Il comune denominatore per la vita di questi famigerati assassini è spesso un passato di abbandoni familiari, privazioni, violenze fisiche e psicologiche, ognuna con le sue dinamiche e i suoi risvolti.

Ciò che inquieta sono i profili di uomini comuni, in alcuni casi con esistenze all’apparenza normali, che celano però menti deviate, mossi spesso da una sessualità malata, compulsiva.

In fondo il male incuriosisce perché altro non è che il nostro alter ego, è insito nella natura umana, come due facce della stessa medaglia, ma solo in alcuni soggetti prende il sopravvento in modo disfunzionale. Una torbida strada senza ritorno di azioni indicibili.

Marita Langella

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