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Blonde, un viaggio negli abissi più segreti di Marilyn Monroe

Andrew Dominik è un regista e autore che forse in pochi conoscono. Dopo aver diretto un film come L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford (film composito e molto cerebrale oltre che bellissimo), si è dedicato a pellicole come Cogan e serie tv come Midhunter.

Il progetto di concentrarsi sul personaggio di Marilyn Monroe intanto si faceva strada, ma in quel momento restava un’idea da portare avanti in futuro. Poi finalmente l’inizio di un piano più concreto su quel lungometraggio che avrebbe visto la luce nel 2022. Dominik scrive e segue pedissequamente una linea coerente con quell’idea originale, con la volontà di portare sullo schermo qualcosa di diverso da ciò che il pubblico si potesse aspettare da un film su una donna come la Monroe.

Il risultato è folgorante. Film d’apertura della 79 esima Mostra del cinema di Venezia, Blonde è un’opera che arriva dritta allo stomaco e di cui difficilmente ci si libera a distanza di ore, se non giorni. Queste ripercussioni emotive, che qualsiasi persona dotata di empatia con il dolore prova prepotentemente durante la visione di questo film, sono la chiave per comprendere appieno la grandezza e la radicalità di Blonde.

Dominik decide di raccontarci, muovendo per tappe, un lungo percorso (se non un calvario) attraverso il quale Norma Jean diviene Marilyn Monroe subendo un’infanzia difficile e spietata, degenerata nella solitudine di un orfanatrofio. Passando poi per una giovinezza di esplosioni, di ingaggi e di una speciale gravitazione di tutto l’universo maschile attorno alla sua procace immagine.  

Una facciata montata su sorrisi, trucco e riflettori che finisce per ingabbiare la Monroe in un ruolo svilente e limitato all’ocaggine, mentre la più segreta Norma Jean, tormentata da un passato feroce e da un presente gravoso, tenta in ogni modo di non cadere nell’oblio (nonostante la vita cerchi di rompere con costante insistenza quel già precario equilibrio interiore).

Ana De Armas è la quintessenza di quella sensibilità e genialità che va ben oltre il semplice concetto di recitazione. Come accade in rare occasioni, noi assistiamo alla visione di un fantasma perchè la De Armas è talmente vicina a Norma Jean da farci illudere di avere davanti ai nostri occhi Marilyn. E in tal senso, ne capiamo quindi la sua essenza più intima, le sue malinconie più recondite.

Una performance da inchino. Blonde è un film che al di là della nostra curiosità nei confronti della Monroe, va visto perché rappresenta un esempio di grande cinema, un diamante che va recuperato premurosamente in un marasma incessante di banalità commerciali.

Giada Farrace

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