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Blocco 181, la serie rivelazione con Salmo

Se c’è qualcosa che ritorna puntualmente in molte sequenze determinanti di Blocco 181, è il grigio. Una scala di grigi che pare permeare non soltanto tutti gli ambienti circostanti, ma anche gli umori, gli stati d’animo di tutti i personaggi che scorrono davanti allo schermo, e in modo particolare dei protagonisti.

Perché Blocco 181 ha il grande pregio di raccontare attraverso immagini di forte suggestione una Milano stanca e offesa. Una città molto lontana da quel quadro pulito, funzionale e moderno che di solito viene dipinto al cinema e nella vita di tutti i giorni.

La Milano che decide di narrarci il regista Giuseppe Capotondi, è sporca e inospitale costellata da tantissimi edifici soffocanti che tolgono la luce, ma anche l’ossigeno, che offuscano la volontà di risalire a galla.

E se da una parte la pericolosa comunità del latinos fa da padrona in una realtà scottante e movimentata, dominata da una scala di grigi e rossi che riportano a passaggi di alcune serie d’oltreoceano, dall’altra c’è una città immersa nella malavita, e che si divide tra l’alta borghesia annoiata e imprevedibile e un substrato di criminalità organizzata in continua ricerca di affermazione.

I due mondi sono destinati a contaminarsi e scontrarsi dando vita a violentissimi attacchi, sparatorie e vendette sanguinose. Come vuole una vecchia storia, al centro di questi dissidi molto aspri ci sono tre giovani appartenenti a differenti estrazioni, che finiscono per innamorarsi e creare un gruppo, un trio (per alcuni aspetti ricorda il famoso menage di The Dreamers).

Droga, sesso e una determinatissima voglia di fare il grande passo autonomamente, di poter sorpassare i poteri forti ed entrare nel commercio della droga in proprio. Ma tutto ha un prezzo nel Blocco, soprattutto la fame di libertà e autoaffermazione.

Capotondi sa bene cosa vuole dirci e sa dove indirizzare il focus della vicenda. Sebbene all’inizio si percepisca un po’ di confusione, la storia poi prende forma in modo molto delineato (nonostante qualche scivolone durante la corsa) e si conferma un buon prodotto seriale molto curato e accattivante.

Certamente la presenza di Salmo non tanto nel cast, ma dietro le quinte in veste di produttore musicale e supervisore si fa sentire. Non è un caso che la colonna sonora della serie sia subito schizzata in vetta nella classifica dei singoli più ascoltati in Italia. 

Giada Farrace

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