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Alfred Hitchcock: il maestro della suspance

Tra divertimento e suspence, il gioco che avvince lo spettatore

“La differenza tra suspence e sorpresa è molto semplice e ne parlo spesso (…) Noi stiamo parlando, c’è forse una bomba sotto questo tavolo e la nostra conversazione è molto normale, non accade niente di speciale e tutt’a un tratto: boom, l’esplosione. Il pubblico è sorpreso, ma prima che lo diventi gli è stata mostrata una scena del tutto normale, priva d’interesse. Ora veniamo alla suspence. La bomba è sotto il tavolo e il pubblico lo sa, probabilmente perché ha visto l’anarchico mentre la stava posando. Il pubblico sa che la bomba esploderà all’una e sa che è l’una meno un quarto – c’è un orologio nella stanza -: la stessa conversazione insignificante diventa tutt’a un tratto molto interessante perché il pubblico partecipa alla scena. Gli verrebbe da dire ai personaggi sullo schermo: ‘Non dovreste parlare di cose banali, c’è una bomba sotto il tavolo che sta per esplodere da un momento all’altro’. Nel primo caso abbiamo offerto al pubblico quindici secondi di sorpresa al momento dell’esplosione. Nel secondo gli offriamo quindici minuti di suspence”. (da un’intervista di Francois Truffau ad Hitchcock)

E’ giunto finalmente nelle sale cinematografiche il tanto atteso film sul genio del cinema Sir Alfred Joseph Hitchcock. Regista di fama mondiale, fu anche produttore, ed a lui si deve più di un genere cinematografico, tanto da essere ancora citato e copiato da molti artisti emergenti e grandi firme della regia internazionale. Nella prima parte della sua vita “da dietro le telecamere”, nel cosiddetto periodo inglese, Hitchcock gira dal 1925 al 1940 ben ventitré film, di cui nove sono muti; mentre nel periodo americano, che va dal 1940 al 1976 ne dirige trenta. Si annoverano in questa seconda fase opere quali Psyco, Gli Uccelli, Intrigo internazionale, Vertigo ovvero La donna che visse due volte, La finestra sul cortile, Notorius, Rebecca la prima moglie e potremmo continuare a lungo. Leggendo anche solo i titoli di queste pellicole, notiamo da subito la “suspense” da lui creata, che si mescola nelle sceneggiature dai toni leggeri, introducendo quella vena ironica, quasi da commedia, con ricche battute brillanti tipicamente inglesi.

Il fine era instillare nella mente dello spettatore, che conosceva in anticipo le mosse, la “suspense”, instillando il dubbio e l’attesa che qualcosa avverrà o potrà accadere, e ciò quando il protagonista di turno scoprirà il cadavere o riuscirà a liberarsi in tempo. Gli spettatori sono inoltre accompagnati da un ritmo incessante di apprensione con una musica che incalza, arricchita da ombre e luci perfettamente studiate, per dare più enfasi alla scena. Ed è così che l’idea, più infima, del regista inglese prende forma: il voyerismo. A differenza dell’horror, che deve far scoprire improvvisamente qualcosa o qualcuno spaventandoci, l’impronta hitchcockiana crea un effetto ansiogeno commisurato al grado di consapevolezza e di conoscenza del pericolo che grava sul personaggio; in questo caso lo spettatore resta incollato alla poltrona, stringendo le mani sui braccioli e respirando ad unisono col protagonista, forgiando così la tecnica della ‘soggettiva’. Ciò che distingue lo stile di Hitchcock da quello di altri grandi cineasti precedenti o suoi contemporanei, come Fritz Lang o Howard Hawks, è l’impiego giocoso del tempo, che viene dilatato e contratto con effetti di lentezza e di rapidità, di attesa e di vere ellissi, di preparazione e di folgorazione. È in questo “carattere cineastico” che il regista Sacha Gervasi, basandosi sul saggio di Stephen Rebello ‹‹Come Hitchcock ha realizzato Psycho››, crea un tributo al Maestro del Brivido.

Uscito nelle nostre sale nel 2012 il film biografico si incentra sul rapporto tra il regista, interpretato da un maestoso e trasformato Anthony Hopkins e sua moglie Alma Reville, sceneggiatrice e supporto del cineasta inglese, durante la lavorazione di Psyco. In un turbinio di avvenimenti e di visioni, il personaggio si ritrova tra le mani la storia del libro sull’assassino Ed Gein; da qui nasce l’idea di Norman Bates, e mentre cerca in tutti i modi di realizzare e produrre da solo l’opera cinematografica, vive un momento di crisi familiare con la consorte e collega, interpretata dalla strepitosa Helen Mirren. Il sospetto questa volta si insinua nell’uomo-marito, tanto da credere che la moglie abbia una relazione segreta con Whitfield Cook/Danny Huston, suo decennale sceneggiatore.  Incomincia inoltre a immaginare i tormenti che l’assassino Gein riversa sulle donne, al pari dei suoi con le attrici con cui collaborava. Incomincia quindi una ricerca sfrenata della bionda perfetta, che avrebbe incarnato l’ennesima protagonista delle sue pellicole, e sceglie Janet Leigh alias Scarlett Johansson, che in quegli anni era sulla cresta dell’onda. Il film Psyco con grandi difficoltà viene portato a termine, ricordando che il maestro del brivido aveva puntato tutto ciò che aveva per realizzarlo, e che soltanto con l’aiuto e il riavvicinamento con la moglie potrà creare la meravigliosa opera che ancora oggi è fonte d’ispirazione, nonché il primo grande esempio di Thriller nel mondo. La suspense in questo capolavoro biografico è nel rapporto tra marito e moglie, in cui c’è una mera e libera creazione di fantasia in merito alle vicende e al rapporto tra i coniugi Hitchcock. La tensione invece arriva nel primo piano del protagonista, alternato da quello della Johansson/Leigh mentre esegue la famosa scena della doccia. In questa pellicola Sacha Gervasi prende per mano lo spettatore, in una lettura tra l’ammirazione e il divertimento, per fargli scoprire il vero profilo, le luci e le ombre nonché i segreti che stanno dietro l’imponente genio del cinema… citando una delle frasi più rappresentative di Sir Alfred Joseph Hitchcock: “C’è qualcosa di più importante della logica: l’immaginazione”.

di Assunta Mango

 

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