Coronavirus e vaccino Italia-Gran Bretagna
14 Aprile 2020
Coronavirus, stati di emergenza e serie difficoltà economiche
17 Aprile 2020
Mostra tutto

Davide Avolio, un giovane talento vesuviano

Davide Avolio ha 20 anni, da giovane mostra passione e talento nei confronti della poesia. Nel 2017 esce la sua prima raccolta “Sui propri passi” prima ancora della maggiore età. Davide ha studiato al Liceo Classico Quinto Orazio Flacco ed ora frequenta la facoltà di Giurisprudenza all’università Federico II di Napoli.

Come sei riuscito ad avvicinarti al mondo della poetica? E la scuola in quanto istituzione abbia giocato un ruolo o meno nella tua iniziazione artistica.

Dunque, penso che nascere a Napoli sia più un accorgersi della poetica e dell’arte, più che avvicinarsi ad essa.

Questo poiché viviamo in un contesto in cui la poesia e l’arte ci circondano in maniera così completa e viva che è difficile, anche per i meno inclini a questo genere di indirizzo, non provare a produrre qualcosa di artistico.

Sia un pezzo di pane, un quadro, una poesia, una scultura o un edificio: qui a Napoli siamo stracolmi di arte, essa ci pervade in tutti i modi possibili.

Tuttavia l’istituzione scolastica è stata per me fondamentale nell’iniziazione artistica: ho frequentato il Liceo Classico Quinto Orazio Flacco di Portici e senza gli studia humanitatis probabilmente non mi sarei mai approcciato al mondo della poesia e alle sue meraviglie.

Per quanto riguarda la  valorizzazione dell’arte letteraria nel nostro paese, quanto credi sia centrale all’interno del dibattito politico odierno?

Un paese che non pone l’arte e la rivalutazione artistica delle proprie opere al centro del proprio dibattito politico è un paese che ignora se stesso e smette di ricordare la propria identità.

Dimenticare la propria identità, significa dimenticare la propria storia ed un popolo che non conosce la propria storia non è tale, poiché non può pervenire alla profonda conoscenza della propria cultura, della propria morale e dei propri costumi.

E questo non perché quei costumi vadano per forza conservati, di fatti il tempo progredisce ed è importante sdoganare determinati concetti dalle claustrofobiche concezioni che sono state date loro in passato, ma proprio perché per progredire è necessario conoscere ciò che c’è stato prima, per evitare di incappare negli stessi errori e per giungere ad una completa evoluzione umana e nazionale.

L’arte serve a questo. A ricordarci che siamo umani, animali fatti per creare e condividere. Una politica che non lascia spazio all’arte è un condannato a morte che si stringe il cappio al collo prima che lo faccia il boia.

Parlaci un po’della raccolta che hai fatto uscire nel 2017, “Sui propri passi”.

Sui propri passi è una raccolta poetica frutto delle poesie scritte fra i quindici e i diciassette anni ed è una delle mie più grandi soddisfazioni, ad oggi.

Essa consta di 112 poesie numerate che spaziano da temi come l’Amore, la Vita e la Morte e il sentire, visti nell’ottica di un giovane uomo, un adolescente che iniziava ad accorgersi realmente del mondo intorno a sé e provava ad esprimerlo attraverso i versi.

Sensazioni su questo tragico periodo? Quanto credi che la tua persona ne uscirà cambiata?

Il pianeta si ribella, un virus annienta l’economia mondiale e l’inquinamento.

Molte persone muoiono, molte soffrono, la maggior parte di noi tentenna per evitare di avere crolli nervosi.

La distanza ci ricorda quanto amiamo, quanto abbiamo bisogno l’uno dell’altra.

I mari e i fiumi puliti ci rammentano che l’unica sozzura di questo mondo in realtà siamo proprio noi, con le nostre azioni incoscienti.

Gli animali si riprendono gli spazi a loro sottratti, l’uomo per la prima volta riesce a percepire l’ottica della “gabbia”, sentendosi rinchiuso forzatamente negli edifici che egli stesso ha costruito per rendere la natura selvaggia un posto sicuro.

Quella natura che, con un’ironia del tutto invidiabile, si vendica in maniera spietata e cruenta, colpendo l’uomo nell’interazione sociale, negli affetti e nei soldi. Insomma, nei punti fondamentali.

Il fatto che tutto ciò sia frutto di un disegno pre-ordinato è assolutamente un’idea complottista, ma leggere in questo senso gli eventi drammatici fa anche un po’ sorridere amaramente, comprendendo come effettivamente, che esista o meno Dio, che esista o meno il Karma, il Fato o il Destino, tutti i nodi vengono al pettine.

Siamo di passaggio, siamo una cosa minima nel creato eppure fino a ieri ho sempre pensato di appartenere ad una specie suprema, quella Umana.

In realtà, come direbbe la Natura di Leopardi ne “Dialogo fra la Natura e un Islandese” delle Operette Morali, la Natura non si cura tanto di noi quanto non si cura della formica o dell’elefante, o del fulmine. La Natura procede, avanza e ha regole meccanicistiche e incontrovertibili a cui nessuno di noi può sottrarsi.

Finito questo periodo spero che tutti assumano questa coscienza, che tutti capiscano quanta pochezza rappresentiamo di fronte all’immensità del pianeta che abitiamo e delle sue leggi.

Per finire definisciti fra 10 anni, dove e come ti immagini?

Tra dieci anni mi immagino più complesso, meno vivace e più determinato.

Mi immagino con più coraggio ma con più paure, più amato e rispettato, sicuramente meno libero.

Mi immagino catturato da un sistema a cui non potrò più sottrarmi per il resto della mia vita, quello della vita quotidiana, dei ritmi di tutti i giorni.

Mi immagino ancora e sempre con l’amore e la poesia a fare da scudo e spada per sconfiggere il tedio del giorno, la banalità dell’esistenza e quest’inconsolabile sensazione di non poter mai raggiungere la piena e completa felicità nella vita, come una falena attratta dalla luce di una luna distante.

Un messaggio ai lettori su questo tragico momento, provando ad immaginare quanta poesia, gioia e speranza potrà essere descritta quando tutto ciò terminerà di esistere tramite la nobile arte della poetica..

Impegnate il tempo, cucinate per le persone che amate e trovate pace nella piega del loro sorriso quando assaggiano il prodotto del vostro amore.

Pregate il vostro Dio se ciò vi ristora l’anima, e non lasciate da soli gli infermi, i più deboli, coloro che hanno più paura. Rassicurate il prossimo piuttosto che rimproverarlo dal vostro balcone-trincea. Siamo soldati dell’umanità, non cecchini alla ricerca del minimo movimento errato.

Esiste uno ed un solo nemico: il virus. E la sua esistenza ci mette di fronte ad un incredibile messaggio d’amore: siamo tutti indissolubilmente legati. Prendiamone atto, combattiamo, riprendiamoci la nostra umanità, la nostra arte, la nostra poesia.

Matteo Giacca

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *