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Un sogno da PARADE napoletana

Pablo Picasso e il fascino della città partenopea

“Il sipario per Parade” una mostra a cura del direttore Sylvain Bellenger e di Luigi Gallo ha come tema non solo l’esperienza napoletana di Picasso ma il suo sguardo all’arte popolare, delle marionette, dei pupi, delle figure del presepe di cui il noto pittore acquista anche diversi esemplari. L’opera misura 17×10 m circa ed è arrivata dal Centro nazionale d’arte e di cultura Georges Pompidou di Parigi, è tutt’ora l’ospite d’eccezione a Napoli nel Museo di Capodimonte, per celebrare il centenario del viaggio in Italia, compiuto tra marzo e aprile del 1917 da Picasso. Il pittore era in viaggio tra Roma, Napoli e Pompei, insieme a Jean Cocteau, Léonide Massine e Sergej Diagilev. Ovvero, la squadra con cui il padre del Cubismo stava lavorando a Parade, spettacolo a tema circense che avrebbe segnato la storia del teatro contemporaneo, con la coreografia di Massine, musiche di Erik Satie, scene e costumi suoi e con i Balletti russi di Diaghilev.

La scenografia di Parade deriva dal teatro popolare, da Pulcinella, dal grande Scarpetta, dal presepio napoletano; in cui Jean Cocteau, Erik Satie (compositore), Léonide Massine (coreografo), Serge Diaghilev (imprenditore) e lo stesso Picasso sono mascherati nei protagonisti del dipinto, seduti come in un presepe napoletano che sin intreccia nell’antica Pompei. E quando il sipario si alza gli spettatori capiscono che proprio quello costituiva il primo atto, sicuramente il vero, di Parade. È una derisione surrealista in atto, un teatro nel teatro, la parata come opera comica contro la guerra e contro la morte. Parade viene definito da Jean Cocteau un’opera che rappresenta una realtà che non nasconde nulla ma è solo un “giocattolo infrangibile”. Napoli conserva un’identità molto sensuale. Emblematica è la cartolina che Picasso manda all’amico Jean Cocteau col paesaggio di Napoli: disegna un cuore trafitto e scrive il suo nome e quello di Olga, la ballerina di cui si innamora e che nel 1918 diventerà sua moglie. A Napoli trova cibo, sesso e folclore, e questo condizionerà sia lui che gli altri. Ne è un esempio il teatro dei Pupi napoletani.

Ma è tutta l’esposizione che trasuda Napoli e Pompei: dalla marionetta appartenuta a Picasso che è assieme a tre pastori del presepe che l’artista acquistò 100 anni fa, ai disegni di Pulcinella e la maschera nera appartenuta all’artista. E poi gli studi per la scenografia del “Pulcinella” di Igor Stravinskij, con il Vesuvio fumante. Nella mostra è visibile la foglia raccolta a Pompei, con la dedica ad Apollinaire, o la cartolina inviata a Jean Cocteau col disegno del golfo, Castel dell’Ovo, Vesuvio e la penisola sorrentina e la dedica a Olga Chochlova.

È l’anima da saltimbanco napoletana che attira l’attenzione di Picasso. “Nessuna città più di Napoli possa piacermi”, scrive il pittore alla madre in una lettera. Ne sono un esempio le stampe esposte con scene di vita popolare di Achille Vianelli che il pittore comprò 100 anni fa.

Parade racconta questo sogno: Sullo sfondo, quale orizzonte onirico e reale e surreale vi è il Vesuvio, quel Vesuvio “che fabbrica tutte le nuvole del mondo” come Cocteau scrisse in una lettera alla madre. Poco avanti le rovine di Pompei che sono anche similitudine di una composizione presepiale (particolare è l’arco in sughero). Da una scena delle villanelle di un vicolo di Viviani in cui la gente ferma il tempo a una scena di una locanda vicina alla mangiatoia del Gesù bambino. Il tutto arricchito con una componente varia di colori della tradizione popolare e folkloristica di Napoli. Maschere reali di una visione onirica che ruba e pizzica nel popolare, nonché un veritiero sentimento partenopeo che sfocia nel teatro d’avanguardia. Sulla sinistra della grande tela una Menade (o Baccante) si diletta a giocare (ricordandoci ancora Pompei) in groppa ad un cavallo alato che culla il piccolo; anche qui altra tipica visione napoletana: la maternità. Infine la menade ovvero Olga accarezza la scimmietta che è in cima alla scala dei sogni e che ha il viso e i tratti di Pablo Picasso. Il protagonista ritorna bambino, gioca, anzi diventa parte del circo e dei saltimbanchi, egli torna al suo stato primordiale, scimmiesco. I gesti e le posizioni, gli sguardi e l’insieme della composizione creano il reale e surreale rapporto che si ha con il primo sguardo ed incontro con Napoli tra i vicoli e vicoletti. Ma permette appunto di sognare e andare oltre. Una Parade che fa sognare una realtà onirica.

Marco Fiore

 

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