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Tra sacro e profano: alle origini del Carnevale

Anche quest’anno hanno preso il via i festeggiamenti di Carnevale, la festa più folcloristica che si è radicata nella tradizione dei popoli cattolici.

Perché “carnem levare” (eliminare la carne), da cui deriva la parola italiana carnevale, indicava per i latini l’ultimo banchetto prima del periodo di digiuno della Quaresima. L’Italia vanta un primato in diverse regioni, il più riconoscibile di tutti è di sicuro il Carnevale di Venezia con le sue pompose maschere in sfilata per le vie della città.

Quest’anno al tradizionale Volo dell’Angelo in Piazza San Marco si assisterà a parate ispirate al circo e ad alcuni film di Federico Fellini. Ma scendendo più a sud la città di Cento, nella suggestiva terra del Guercino in Emilia Romagna, è gemellata al Carnevale di Rio de Janeiro, e trasforma il piccolo comune in un tripudio di balli, colori, sfilate al suono delle percussioni di musicisti brasiliani.

Viareggio invece quest’anno è al suo145° Carnevale, all’insegna dei maestosi carri allegorici, dissacranti e spesso ispirati al sociale. Goliardia e simbolismo sono due ingredienti chiave per la riuscita di una festa che riporta al popolo, ai suoi artigiani ed artisti il diritto di raccontarsi conservando tradizioni e costumi riconoscibili.

Così Fano ad esempio che vanta il carnevale più antico di Italia, anche in questa edizione porterà per le strade il “getto” ossia il lancio di golosità, e per la prima volta ci saranno 180 quintali di praline al cioccolato. E si può continuare citando Ivrea, Putignano, Ronciglione, ognuno con le sue maschere, le sue celebrazioni in un momento di gioia ed incontro collettivo.

Il comune denominatore della festività è l’elemento apotropaico che la tradizione trasformatasi poi nel corso dei secoli ha conservato, la maschera. Il travestimento altro non è che l’incontro tra i vivi e l’aldilà, le anime che riprendono forma in un corpo umano.

È un momento in cui la razionalità lascia il posto al caos, alla caduta di qualsiasi schema razionale, e l’euforia, l’ebbrezza dei festeggiamenti riconducono l’uomo al suo stato primordiale.

Erano queste le caratteristiche delle dionisiache greche o delle saturnali latini che si possono definire le forme più antiche da cui nasce il nostro moderno carnevale. È nella sua funzione simbolica di rinnovamento, di gioco e di riconoscimento culturale che oggi acquista ancora più valore conservare questa celebrazione che racconta di un popolo la sua storia, il suo percorso e la sua unicità. 

Marita Langella

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