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Riscopriamo la gentilezza

La vita frenetica, le grandi città non ci aiutano certo ad essere gentili. Presi dall’ egoismo, dalla corsa a guadagnare, a spendere, distratti dagli impegni quotidiani familiari e lavorativi, ci rendiamo conto di quanto siano importanti il rispetto e l’ apertura verso gli altri solo nei momenti di crisi, quando per necessità cerchiamo un appoggio o almeno il conforto di una parola gentile o di un sorriso. Pretendiamo gentilezza ed educazione, ma forse siamo i primi a non essere più attenti all’ altro.

La vita frenetica, le grandi città non ci aiutano certo ad essere gentili. Presi dall’ egoismo, dalla corsa a guadagnare, a spendere, distratti dagli impegni quotidiani familiari e lavorativi, ci rendiamo conto di quanto siano importanti il rispetto e l’ apertura verso gli altri solo nei momenti di crisi, quando per necessità cerchiamo un appoggio o almeno il conforto di una parola gentile o di un sorriso. Pretendiamo gentilezza ed educazione, ma forse siamo i primi a non essere più attenti all’ altro.

La buona educazione e la gentilezza dovrebbero quasi essere un obbligo nei rapporti con gli altri ed accompagnare il nostro modo di agire. La gentilezza è un insieme di tante cose: galateo, cura, sorrisi ed anche piccole rinunce. In Italia la gentilezza fino a qualche tempo fa, era il nostro marchio di fabbrica, e attirava più turisti delle bellezze storiche di  Venezia e del Colosseo. Oggi il tasso di gentilezza di un popolo lo si misura al volante. Si  litiga ferocemente al semaforo se al verde non si riparte in meno di tre secondi, per non parlare dei parcheggi e cosa dire dei viaggi nei mezzi pubblici dove non si cede più il posto agli anziani o alle donne incinte. In epoche non molto lontane, in famiglia, in chiesa e a scuola si insegnavano le buone maniere: darsi il buongiorno e la buona notte, rispondere educatamente, ringraziare per un favore ricevuto, salutare le persone adulte, cedere il passo agli anziani o il posto a sedere alle donne incinte, insomma usare cortesia con tutte le persone in ogni luogo. Via via che il progresso ha migliorato il tenore di vita della società, i valori fondamentali del vivere civile, come il rispetto e la gentilezza, sono stati sopraffatti dalla maleducazione, dall’arroganza, dall’ indifferenza. Ogni azione quotidiana, anche la più elementare, è divenuta, oggi, momento di scontro, d’ansia, di rifiuto, di intolleranza in modo tale da rendere difficili ed esasperanti le relazioni in famiglia, a scuola, in fabbrica, in ospedale, allo stadio, in discoteca, in TV, in strada e persino al Parlamento, ovunque ci si incontri e ci si confronti con l’ altro. Psicologi e Sociologi hanno analizzato le cause di questo cambiamento che in parte noi conosciamo e percepiamo, tuttavia la situazione di disagio, in cui viviamo, si manifesta in modi che ci lasciano sempre più stupiti e ci fanno credere di essere impotenti di fronte al male.  E’ così tanto difficile uscire dalla logica gentile=perdente, aggressivo=vincente, che è alla base di moltissima infelicità e sciagurato marketing? Eppure non mancano autorevoli esempi della necessità di buone maniere e di gentilezza ne parlavano già filosofi e teologi come Aristotele e Confucio, Makarenko e monsignor Della Casa, ed oggi il Dalai Lama che invita ad una “politica di gentilezza”, e Renato Brunetta, Ministro della Pubblica Amministrazione, che ha annunciato una normativa sull’ obbligo della gentilezza e della cortesia nei confronti dei cittadini. La regola che favorisce il miglior rapporto  umano, è stata e continua ad essere il dettame evangelico: non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Non è compito facile, è vero, ma non nemmeno impossibile, purchè ci sia in tutti la volontà di operare in tal senso. La gentilezza viene dal cuore, spontanea, disinteressata e accogliente, è contagiosa e ci aiuta a vivere meglio nella società. La gentilezza è disarmante e saranno gli altri ad imitarvi.

Daniele Romano

 

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