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Maya e Aztechi al MANN

“Il mondo che non c’era”, dagli Olmechi ai Maya, dagli Aztechi agli Inca

Napoli ci racconta dei Maya e degli Aztechi attraverso una mostra, intitolata “Il mondo che non c’era”, in cui al Museo Archeologico di Napoli è possibile scoprire le bellezze delle antiche civiltà precolombiane. Inaugurata e aperta al pubblico lo scorso giugno termina, oggi, 30 ottobre, in cui tessuti, statue e maschere d’oro, costumi e divinità dell’antico mondo precolombiano sono stati gli affascinanti protagonisti della mostra. La scoperta di un nuovo continente, l’evento più importante della storia dell’umanità secondo l’antropologo Claude Lévi-Strauss, è raccontato da queste 200 opere d’arte provenienti dal Messico, dal Guatemala e da Panama, e sono oltre 40 le culture precolombiane riunite in questa mostra.

Oltre cinquemila anni di affascinanti civiltà rimaste sconosciute all’Occidente per secoli che ha regalato al vecchio mondo europeo una curiosità intrisa di magia, ritualità, religiosità ed usanze ai più sconosciuti

Grazie al lavoro meticoloso di archeologi è possibile conoscere la complessa società di popolazioni come gli Inca e i Maya, di scoprirne le abitudini e i loro giochi, e ciò grazie anche alla Collezione Ligabue che sono state portate per la prima volta nel sud Italia, a cura dello studioso Jaques Blazy e dall’archeologo Federico Kauffmann Doig.

La collezione porta il nome del suo proprietario, ovvero il paleontologo e studioso di antropologia, Giancarlo Ligabue, che ha lavorato tutta la vita per documentare e comprendere lo straordinario mondo millenario nascosto oltre oceano, nelle terre delle Americhe. Opere di grande rilievo quali vasi Maya riccamente decorati, statuette antropomorfe e sculture Mezcala, il pezzo forte della raccolta la Grande Venere Zapoteca, simbolo di fertilità e vita, oltre alle altre numerose figure femminili provenienti dall’Ecuador e dai territori abitati dagli Aztechi.  Grazie a questa mostra i Maya, gli Aztechi e gli Inca sono oggi un passo più vicini al popolo moderno.

Queste cose son più belle che delle meraviglie […] Nella mia vita non ho mai visto cose che mi riempissero di gioia come questi oggetti”. Così scrisse nel 1520 Albrecht Dürer di fronte ai regali di Montezuma a Cortes, giunti a Bruxelles da quel continente lontano, sconosciuto fino a pochi decenni prima. Così potranno dire tutti i visitatori che entrando nel museo napoletano si ritroveranno nel mondo degli Olmechi, dei Maya, degli Aztechi e degli Inca.

Marco Fiore

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